Pagati come in kenya, 1 euro e 50 all’ora: operai sfruttati al cantiere del consolato usa
Un presidio davanti al cantiere del consolato Usa di Milano mette al centro le condizioni di lavoro denunciate dai sindacati, con richiami puntuali a controlli ritenuti insufficienti. Al centro della protesta troviamo testimonianze di impiego in forte intensità, riferimenti a retribuzioni riportate come incongruenti e la contestazione di ostacoli incontrati durante tentativi di accesso all’area di lavoro.
presidio sindacale davanti al cantiere del consolato usa di milano
Davanti al cantiere del consolato Usa di Milano, Joseph, con nome di fantasia, si mescola tra le bandiere dei sindacati confederali presenti per contestare lo sfruttamento emerso a seguito di quanto riportato dalla procura di Milano. Il racconto descrive un impiego scandito da orari lunghi e ripetuti: un euro e cinquanta all’ora, dieci ore al giorno, sei giorni su sette. Joseph riferisce anche aspettative maturate prima dell’arrivo in Italia: avrebbe creduto che la vita fosse migliore rispetto al Kenya, trovandosi invece in una realtà descritta come deludente.
Il lavoratore collega la propria esperienza contrattuale a quanto gli sarebbe stato presentato sul visto: sul contratto usato per ottenere il visto, indica uno stipendio di 2200 euro. In occasione della protesta, la testimonianza viene posta accanto a una ricostruzione sindacale della situazione, con la richiesta che vengano assicurati strumenti di verifica efficaci nei cantieri.
dinamiche di accesso al cantiere e contestazione delle motivazioni
La protesta dei sindacati include anche un tentativo di entrare nel cantiere. Secondo quanto riferito, l’accesso è stato negato richiamando questioni di extraterritorialità. La posizione sindacale interpreta questo passaggio come parte di un quadro più ampio, nel quale le difficoltà di verifica rischiano di compromettere la tutela dei lavoratori anche quando emergono criticità.
fillea cgIl, filca cisl e fenea uil: “non è un’eccezione”
Fillea Cgil, Filca Cisl e Fenea Uil indicano la situazione contestata come non un caso isolato ma la “punta di un iceberg”. La contestazione si concentra sull’idea che, nel settore in crescita, i controlli non siano adeguati a intercettare tempestivamente irregolarità e condizioni di sfruttamento.
controlli e ispettori: richiesta di intervento del governo
Il nodo centrale, secondo i sindacati, riguarda l’effettività dei controlli. Nel corso della protesta viene sottolineato che la presenza sul territorio non sarebbe sufficiente: “non bastano venti ispettori in tutta milano”. Da qui la richiesta di un intervento politico che rafforzi le attività di verifica e permetta l’applicazione delle norme.
Il segretario della Camera del Lavoro di Milano, Luca Stanzione, chiede che il governo apra un tavolo di confronto con i sindacati. La motivazione addotta è diretta: solo con gli ispettori sarebbe possibile controllare i cantieri; senza questo presidio, le leggi non verrebbero applicate in modo concreto.
sindacati e figure citate nel presidio
Nel contesto della protesta vengono citati i principali riferimenti sindacali e la figura istituzionale chiamata in causa per la richiesta di un tavolo con il governo:
- Luca Stanzione
- Fillea Cgil
- Filca Cisl
- Fenea Uil
- Joseph (nome di fantasia)