Mario Adinolfi arrestato, compagna di partito chiede la verità

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Mario Adinolfi arrestato, compagna di partito chiede la verità

Cristina Zaccanti, ex insegnante e dirigente del Popolo della Famiglia, interviene dopo la notizia dell’indagine della Guardia di Finanza e dell’ordinanza che ha disposto per Mario Adinolfi gli arresti domiciliari. Coordinatrice regionale in Piemonte e membro del consiglio nazionale dal 2016, Zaccanti racconta le fasi che hanno preceduto la rottura con la leadership del movimento e ribadisce la propria posizione rispetto alle accuse e alle contestazioni arrivate nel tempo.

cristina zaccanti e la reazione agli arresti domiciliari di mario adinolfi

Alla domanda sull’effetto della notizia, Zaccanti descrive due sentimenti contrapposti: preoccupazione e, allo stesso tempo, sollevamento. Parla dell’avvio di un percorso che, secondo la sua lettura, dimostra come la giustizia abbia mosso passi con tempestività. Nel merito, sottolinea anche i ringraziamenti al pubblico ministero di Roma Arcuri per l’impostazione della ricostruzione, ricordando inoltre la gestione della denuncia presentata dal gruppo di pidieffini piemontesi, predisposta dall’avvocato Giorgio Dipietromaria, affidata al procuratore Pollidori.

Zaccanti afferma di confidare in una trattazione rapida della situazione e di una verifica coerente dei capi d’accusa già indicati nell’azione giudiziaria.

denuncia e contesto: “io querelata? non ho nulla di cui temere”

Zaccanti collega la propria posizione a una denuncia che ha portato allo sviluppo della vicenda. In questa cornice, richiama un passaggio chiave: dopo l’annuncio di querela da parte di Adinolfi, tra i soggetti indicati risulterebbero anche lei e la trasmissione televisiva che avrebbe trattato i fatti.

Interrogata sul tema della querela, la dirigente risponde in modo diretto: non ha nulla di cui temere.

scommessa collettiva: come zaccanti ne è venuta a conoscenza

Secondo la ricostruzione di Zaccanti, la diffusione dell’operazione sarebbe avvenuta come per altri membri: tramite Facebook e passaparola. L’investimento sarebbe stato presentato come assolutamente legale, con tasse pagate all’origine, e come un sistema sicuro, trasparente e con capitale garantito.

il ruolo di coordinatore e le prime criticità sulla restituzione

Nel suo ruolo di coordinatrice, Zaccanti riferisce di essere stata contattata da persone che dichiaravano di avere aderito alla scommessa collettiva senza ricevere la somma. La stessa dirigente afferma di aver affidato ad Adinolfi meno di 10mila euro: dichiara che la restituzione c’è stata, anche se parziale. Proprio questo elemento, nel racconto, avrebbe rappresentato un motivo per incoraggiare altri a mantenere fiducia.

perplessità e motivazioni: perché sono emersi dubbi sulla gestione

Zaccanti descrive che, nel tempo, l’atteggiamento di alcuni aderenti sarebbe cambiato. Di fronte alle persone che criticavano con durezza la scelta di fidarsi e che parlavano di perdita delle scommesse, la dirigente collega la logica dell’operazione a quanto promesso dalla leadership.

Secondo la sua versione, l’obiettivo non sarebbe stato “puntare” sulla scommessa, perché Adinolfi avrebbe garantito che, in caso di risultato negativo, il rischio sarebbe stato assunto da lui. Nel ragionamento della dirigente, se Adinolfi avesse comunicato l’esito negativo e richiesto tempo per la restituzione, la reazione sarebbe stata diversa: c’era la convinzione che meritasse fiducia e che l’atteggiamento dovesse essere simile a quello tenuto in famiglia.

quando la vicenda entra nella fase di confronto politico interno

Zaccanti spiega poi un punto cruciale: quando altre persone sollevavano interrogativi, lei avrebbe pensato che fosse complicato disinvestire prima della scadenza. La scommessa collettiva, infatti, si sarebbe conclusa a dicembre 2025.

Successivamente, il consiglio nazionale avrebbe provato a organizzare un confronto personale per chiarire cosa fosse vero e come rispondere a chi chiedeva informazioni. In quella fase, Zaccanti sostiene che Adinolfi avrebbe rifiutato il confronto e avrebbe attaccato, affermando che l’iniziativa mirava a sottrargli il controllo del Popolo della Famiglia e a creare spaccature nel movimento.

evoluzione della vicenda: le Iene, scadenze, comunicati e allontanamento

Nel racconto della dirigente, dopo che la vicenda sarebbe emersa tramite la trasmissione Le Iene, la reazione del leader sarebbe stata segnata da una maggiore chiusura. Zaccanti aggiunge che a gennaio sarebbero state previste le prime scadenze, ma Adinolfi avrebbe iniziato a tergiversare.

presa di distanza e comunicato-appello di aprile

Ad aprile, con il responsabile di Torino, Zaccanti indica di aver firmato un comunicato-appello. L’impostazione, nel suo racconto, non sarebbe stata accusatoria: la richiesta riguarderebbe piuttosto il modo in cui Adinolfi intendeva mantenere le promesse. La risposta, secondo quanto riferito, sarebbe stata l’espulsione dalla chat nazionale, pur senza toccare i ruoli locali ricoperti.

In seguito, Zaccanti dichiara di essere arrivata alla conclusione che fosse necessario denunciare, aggiungendo di avere saputo che altri avevano già proceduto a Roma.

querela, indagine e richiesta finale: l’auspicio di zaccanti

Zaccanti collega anche il passaggio mediatico e giudiziario alla dichiarazione di Adinolfi che, ad aprile scorso, avrebbe annunciato di aver querelato alcune persone, includendo la dirigente e la trasmissione televisiva per i servizi dedicati alla vicenda.

La sua replica resta netta: “io non ho nulla di cui temere”.

Una volta ricevuta la notizia dell’inchiesta della procura di Roma, Zaccanti formula un auspicio preciso. La sua speranza è che Adinolfi dica la verità e che proceda alla restituzione, almeno del capitale, coerentemente con quanto, secondo la sua ricostruzione, era stato garantito.

personaggi citati nella vicenda

  • Cristina Zaccanti
  • Mario Adinolfi
  • Giorgio Dipietromaria
  • Arcuri
  • Pollidori
  • Sara Di Sciullo

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