Lacchiarella prima protesta contro i center in lombardia
La piazza di Lacchiarella diventa il punto di partenza di una mobilitazione che mette al centro un tema delicato: la costruzione di nuovi data center e l’impatto che potrebbero avere su territorio e comunità. Tra contestazioni e richiami a normative non in grado di garantire equilibrio, prende forma una manifestazione in Lombardia che raccoglie residenti e comitati provenienti da diversi comuni.
manifestazione contro i data center a lacchiarella
Enrico Duranti è tra i primi a raggiungere la piazza di Lacchiarella, comune di circa 9mila abitanti situato tra Milano e Pavia. Duranti, che qualche mese prima ha contribuito a fondare insieme ad altri cittadini il comitato Ciarlasco per osteggiare la nascita di un nuovo data center, descrive il progetto come un passaggio di dimensioni straordinarie: il campus sarebbe il più grande d’Italia, con un investimento indicato in oltre tre miliardi e mezzo di euro e un’area complessiva riportata in 230mila metri quadri.
La manifestazione viene presentata come la prima iniziativa contro i data center in Lombardia. Nel corso dell’evento, la piazza inizia a riempirsi e la protesta assume una dimensione regionale, collegandosi a preoccupazioni nate dall’accelerazione di progetti già in cantiere o previsti.
comitati da più comuni lombardi contro la costruzione
La mobilitazione non riguarda solo Lacchiarella. Sono presenti anche i comitati di Magenta, Opera e Linate, oltre ad altri gruppi provenienti da comuni lombardi che contestano la realizzazione di questi grandi centri. La critica si concentra sulla prospettiva di uno sviluppo rapido e sull’accumulo di progetti indicati come numerosi nell’area regionale.
impatti e criticità denunciate: energia, sviluppo e autorizzazioni
Secondo Duranti, il tema centrale è l’equivalente energetico che il nuovo data center consumerebbe: viene indicato il riferimento a 500mila famiglie come misura comparativa. La protesta lega quindi la questione infrastrutturale a conseguenze concrete, evidenziate dai cittadini che chiedono maggiori tutele per il territorio.
Duranti afferma inoltre che i progetti verrebbero collocati lungo le dorsali della fibra ottica internazionale, collegando l’espansione dei data center a una logica di infrastrutture già esistenti e a un ritmo percepito come accelerato. Questa dinamica, insieme alla crescita della portata dei nuovi impianti, avrebbe messo in allarme molte comunità.
scoperta dei progetti e ruolo delle amministrazioni locali
Un altro cittadino sostiene che siano stati i residenti a comprendere e a individuare le implicazioni dei data center, non le amministrazioni locali. Nel racconto della protesta, emerge un punto critico: le amministrazioni locali avrebbero dato il via libera ai progetti.
normativa regionale e riforme nazionali: equilibrio mancante nelle regole
Le preoccupazioni trovano spazio anche sul piano normativo. La Lombardia, secondo quanto riportato, sarebbe stata la prima regione a dotarsi di una legge sui data center. Il consigliere regionale di Avs, Onorio Rosati, sostiene che la legge avrebbe dovuto rappresentare un punto di equilibrio tra l’esigenza di nuovi data center e la tutela di cittadini e territorio. Nel giudizio espresso, tale obiettivo non sarebbe stato raggiunto: la legge finirebbe per favorire e accelerare le procedure per la costruzione dei data center.
decreto bollette e mancanza di una normativa organica
A livello nazionale, interviene un altro rappresentante politico. Simone Negri, consigliere regionale del Pd, collega il tema al decreto bollette e parla di un danno determinato dall’impostazione del provvedimento: invece di costruire una normativa organica complessiva sui data center, il governo avrebbe scelto di facilitare l’insediamento.
personalità citate nella protesta contro i data center
- Enrico Duranti
- Onorio Rosati
- Simone Negri