Decreto Meloni rischio scuole di montagna: cosa cambia e perché conta

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Decreto Meloni rischio scuole di montagna: cosa cambia e perché conta

La scuola nelle aree di montagna entra in una fase delicata: il Dpcm 121, collegato al Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri dell’11 maggio 2026, introduce per la prima volta una definizione ufficiale di “Comune montano” basata su criteri geomorfologici e altimetrici. Dal 22 luglio, la classificazione e le conseguenti regole impatteranno concretamente su numerose comunità, con effetti diretti sul dimensionamento scolastico e sulla possibilità di mantenere le classi nei piccoli plessi.

dpcm 121 e definizione di “comune montano”: criteri geomorfologici e altimetrici

Il Dpcm 121, già pubblicato in Gazzetta Ufficiale, stabilisce quali enti possano essere riconosciuti come comuni montani. L’impostazione del provvedimento introduce criteri rigidi legati alla conformazione del territorio, con parametri geomorfologici e altimetrici che determinano l’inquadramento ufficiale. Questo cambiamento incide anche sulla governance locale, visto che tra i sindaci più critici figurano diversi esponenti legati alla Lega.

22 luglio e tagli al fondo per lo sviluppo delle montagne italiane: impatto su scuole e plessi

A partire dal 22 luglio, giorno di entrata in vigore del decreto, centinaia di comunità rischiano di perdere fondi strategici legati al Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane. Nel contempo viene meno la disponibilità di deroghe ritenute indispensabili per limitare il dimensionamento scolastico e il conseguente taglio delle classi nei piccoli plessi.

Le misure prospettate porterebbero molte realtà a non mantenere il ciclo completo della scuola primaria con tutte e cinque le classi (prima, seconda, terza, quarta e quinta). In numerosi casi si determinerebbe l’organizzazione in aule con bambini accorpati per età, ad esempio 6, 7 e 8 anni oppure 8, 9 e 10 anni.

conseguenze per le famiglie: verso la ricerca di una scuola “normale”

L’assetto scolastico che ne deriverebbe renderebbe più difficile garantire la presenza di percorsi completi nelle comunità più piccole. L’effetto atteso, secondo quanto riportato, è che molte famiglie valutino trasferimenti per consentire ai figli la frequenza di una scuola definita “normale”.

proteste e dichiarazioni politiche: critica del pd e dei sindaci

La responsabile Istruzione del Partito Democratico, Irene Manzi, sostiene la protesta di numerosi amministratori locali. In una nota ufficiale la dirigente definisce il provvedimento un atto di arroganza politica, sostenendo che la scuola non possa essere gestita tramite algoritmi matematici o strumenti che misurano le pendenze dei terreni. Secondo la posizione espressa, la chiusura o la riduzione dell’offerta scolastica in un comune montano significherebbe spopolamento e negazione del diritto allo studio.

La richiesta avanzata riguarda chiarezza immediata e l’interruzione degli effetti del provvedimento, accompagnate dall’apertura di un confronto urgente con i sindaci per rivedere i criteri e salvaguardare i presìdi educativi delle aree interne.

preoccupazione di un sindaco piemontese: classi già formate e comuni esclusi

La criticità è confermata da Roberto Colombero, sindaco di Marmora e presidente dell’Unione nazionale dei Comuni, delle Comunità e degli Enti montani del Piemonte. Colombero afferma che il Dpcm approvato creerebbe confusione e segnala che la norma entrerà in vigore il 22 luglio, quando le classi sarebbero già state formate. Viene posta l’attenzione su cosa dovrebbero fare i comuni esclusi dal riconoscimento, evidenziando che in Piemonte sarebbero circa una trentina i comuni interessati, nelle province di Biella, Cuneo, Torino e Alessandria, aree in cui spesso a governare sarebbe presente la Lega.

Colombero ricorda inoltre che, fino a quel momento, con dieci bambini iscritti era possibile evitare la pluriclasse grazie alla deroga legata alla condizione di comune montano, chiedendosi come si possa gestire la situazione con le nuove regole.

piano per supplenze e personale scolastico: punteggi aggiuntivi e sostegno economico

Accanto alle critiche, emerge anche una lettura alternativa fornita da Marcello Pacifico, coordinatore nazionale dell’Anief. Pacifico spiega che, con un decreto del Ministro dell’Istruzione e del Merito, di concerto con il Ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, verrebbe stabilito un punteggio supplementare nelle graduatorie provinciali per le supplenze. Il punteggio sarebbe riservato a docenti e operatori, sia a tempo indeterminato sia a tempo determinato, che abbiano lavorato in tali scuole per almeno 180 giorni nell’anno scolastico, con almeno 120 giorni dedicati ad attività didattiche.

Il quadro prevede anche un ulteriore punteggio per chi abbia insegnato nelle pluriclassi delle scuole primarie nei comuni montani, oltre a un riconoscimento economico legato all’anzianità di servizio maturata. È inoltre previsto un sostegno economico per il personale scolastico che, per motivi di servizio, decida di trasferirsi nei comuni montani.

personalità citate

Irene Manzi, Roberto Colombero, Matteo Salvini, Marcello Pacifico

Scuola, il decreto di Meloni getta nel caos i comuni montani. A rischio decine di plessi, protestano anche i leghisti

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