Ucraina putin ha già perso e perché non serve un altro anno di guerra per fermare la crisi

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Ucraina putin ha già perso e perché non serve un altro anno di guerra per fermare la crisi

Si consolida in Europa un’idea sempre più insistente: per ottenere la pace sarebbe necessario prolungare la guerra finché la Russia non venga “messa in ginocchio”. A sostenere questo orientamento concorrono sia decisioni economiche sia messaggi politici che spingono a “aumentare la pressione” su Mosca, mentre sullo sfondo si moltiplicano letture più caute sulle reali prospettive militari e diplomatiche.

aiuti ue e strategia nato: la pressione economica e finanziaria

Il piano di aiuti finanziari dell’Unione europea a Kyiv indica un impegno da 90 miliardi. Parallelamente, la Nato ha adottato una “doppietta” di risorse pari a 140 miliardi per il periodo 1926-27, elementi che alimentano la convinzione che la prosecuzione del conflitto debba essere accompagnata da un rafforzamento delle capacità economiche occidentali.

In questo contesto, ai vertici dell’Unione europea viene attribuito un richiamo costante a intensificare la pressione sulla Russia, insistendo sull’idea che il percorso verso l’esito pacifico passi attraverso un aumento del peso politico e finanziario esercitato su Mosca.

paesi europei e nordici: toni duri e logica del confronto

Non sono soltanto i cosiddetti Volonterosi a mantenere un registro di forte durezza. Nel quadro citato rientrano Francia, Germania e Gran Bretagna, paesi associati all’ipotesi di portare truppe europee in Ucraina, un’idea presentata come un modo utile a ostacolare eventuali prospettive di negoziato.

Alla stessa linea vengono ricondotti anche Paesi Baltici e Nordici, descritti come motivati da conti storici con l’autocrazia russa. La cornice generale resta quella di una pressione che non mira soltanto al sostegno militare all’Ucraina, ma anche a una dimensione politico-strategica pensata per colpire la capacità di Mosca di proseguire indisturbata.

zelensky e la risposta militare: comando per operazioni a lungo raggio

Nel clima descritto, il presidente Zelensky annuncia la creazione di un comando speciale dedicato alle forze armate. L’unità verrebbe impiegata esclusivamente per operazioni di “impatto a lungo raggio” nel territorio russo, indicando un rafforzamento dell’impostazione offensiva oltre i confini direttamente coinvolti dal fronte convenzionale.

proiezioni sul 2030 e dubbi sulla fattibilità dell’assalto alla nato

Nel dibattito circola una profezia collegata ad alcuni servizi segreti occidentali: un possibile attacco della Russia ai paesi Nato nel 2030. A contrastare questa lettura compare anche una valutazione critica che considera l’ipotesi “controintuitiva”, sostenendo che sarebbe difficile immaginare un attacco verso l’Europa da parte di una potenza che non riesce, dopo quattro anni di guerra, a concludere la partita aperta in Ucraina.

crosetto e le analisi: tempi lunghi per la conquista del donbass e dell’ucraina

Con un’argomentazione basata sulle analisi degli esperti, il ministro della Difesa Guido Crosetto interviene davanti alle commissioni Esteri e Difesa della Camera e del Senato. La ricostruzione enfatizza che, con gli attuali ritmi operativi, sarebbero necessari dieci anni affinché la Federazione russa completi la conquista del Donbass, mentre per ottenere il controllo dell’intero territorio ucraino servirebbero diversi decenni.

La questione posta in modo indiretto riguarda la coerenza strategica di una Russia ancora impegnata in un processo incompleto: l’idea che, così com’è, Mosca dovrebbe avviare un assalto all’Europa risulta quindi messa sotto forte tensione logica.

stallo e tregua: la soluzione indicata è un cessate-il-fuoco alla coreana

Secondo la ricostruzione attribuita a Crosetto, il conflitto appare caratterizzato da una situazione di stallo. Nello scenario delineato, emerge anche la convinzione di settori che operano nel campo diplomatico, militare e geopolitico: l’unica soluzione considerata possibile sarebbe un cessate-il-fuoco alla coreana, descritto come una tregua “tombale” priva di spinte irredentiste nazionaliste.

La funzione di una tregua di lunga durata sarebbe quella di congelare per decenni le frontiere tra Ucraina e Russia, trasformando lo scontro in una gestione stabile della linea di separazione invece di un avanzamento continuo.

lezioni mancate: dalla crisi di cuba ai freni alla diplomazia

Viene richiamato un passaggio storico usato come riferimento per sostenere che questa guerra non avrebbe dovuto iniziare. Il punto di confronto è la crisi di Cuba del 1962: l’indicazione è che Mosca e Washington avrebbero dovuto attenersi alla lezione allora offerta, con l’adozione di misure di controllo e la rinuncia a tentativi di invasione.

All’interno della cornice politica citata, viene ricordata anche una frase attribuita a Henry Kissinger, secondo cui l’Ucraina non dovrebbe diventare né un baluardo occidentale contro la Russia né un baluardo russo contro l’Europa. La narrazione evidenzia poi come la Nato, nel novembre 2021, non abbia garantito che l’Ucraina non sarebbe stata inclusa nel Patto atlantico.

Nel quadro delle tensioni, viene inoltre segnalato il comportamento del premier britannico Boris Jonhson nell’aprile 2022, quando l’incontro a Kyiv sarebbe avvenuto con una raccomandazione a non proseguire negoziati di pace con Mosca, già dopo l’avvio dell’invasione.

letture religiose e geopolitiche: guerre, narrazioni e interessi economici

La riflessione include anche il richiamo di papa Bergoglio, che avrebbe descritto la guerra in Ucraina come qualcosa che non corrisponde alla metafora di una favola. Viene riportata anche la definizione attribuita al politologo Ian Bremmer, che parla di “guerra ibrida tra Nato e Russia”.

Il testo richiama quindi i contenuti dell’enciclica Magnifica Humanitas attribuita a Leone XIV. Le parole citate pongono l’accento sulla pressione propagandistica-culturale che alimenta i conflitti: vengono menzionate narrazioni semplificanti, logiche amico-nemico, disinformazione e paura. In questa prospettiva, la diplomazia viene messa da parte e si scivola verso una cultura violenta in cui la pace diventa un intervallo precario tra conflitti.

industria degli armamenti e “nazione armata”: la dinamica degli interessi

Nello stesso impianto, si sottolinea il ruolo del gonfiarsi dell’industria degli armamenti. L’enciclica attribuita a Leone evidenzierebbe come enormi interessi economici siano collegati alle guerre e come la stretta connessione tra interessi economici, apparati militari e decisioni politiche crei una “nazione armata”.

La dinamica indicata prosegue con l’idea che il mercato delle armi possa diventare un motore autonomo di scelte belliche, rafforzando l’attrito tra obiettivi dichiarati e comportamenti reali delle classi dirigenti.

corsa al riarmo e impatto sui servizi: istruzione e sanità sotto pressione

La corsa al riarmo, impostata sull’assioma del 5% del Pil di ogni Paese, viene descritta come una misura destinata a sfiancare l’Europa e a causare un taglio delle risorse destinate a istruzione e sanità.

Nel quadro richiamato, si collega questa dinamica a un circolo vizioso: l’ossessione per la sicurezza finirebbe per produrre proprio ciò che si intende evitare. Una riflessione che riprende l’idea che l’escalation possa rafforzare lo stato di conflitto anziché ridurlo.

riflessioni finali sul conflitto: scenario di stallo e narrazioni di propaganda

Nell’insieme delle informazioni, l’equilibrio centrale ruota attorno alla tesi dello stallo e della difficoltà a completare obiettivi territoriali in tempi brevi. Vengono inoltre respinte interpretazioni presentate come propaganda, inclusa l’idea di un rischio “resa” dell’Ucraina, accompagnata invece dalla descrizione di coraggio, determinazione ed efficienza superiori dell’esercito ucraino.

Nel quadro citato, si menzionano anche lo sviluppo di droni e missili di alto livello, oltre a droni marini capaci di sgominare la flotta russa nel Mar Nero. Tali elementi vengono utilizzati per sostenere la solidità operativa ucraina e per contestare letture allarmistiche.

Personaggi menzionati:

  • Zelensky
  • Guido Crosetto
  • Henry Kissinger
  • Boris Jonhson
  • papa Bergoglio
  • Ian Bremmer
  • Leone XIV
No a un altro anno di guerra in Ucraina per ‘mettere in ginocchio la Russia’: Putin ha già perso
Categorie: PoliticaCronaca

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