Sequestro sgarella a san siro lo stato trattò con la ndrangheta per liberarla
Dal Tribunale di Milano emerge un passaggio che, a distanza di trent’anni, continua a ridefinire confini e responsabilità: la vicenda legata alla cosiddetta trattativa e ai collegamenti tra apparati dello Stato e ambienti mafiosi. Nel quadro di un processo per tentata estorsione con metodo mafioso, le parole di un imputato ricostruiscono tempi, contatti e presunti accordi intorno a una liberazione avvenuta nel 1998, mentre il procedimento si intreccia con una maxi inchiesta che ha al centro i sospetti sulla gestione di informazioni e rapporti tra soggetti coinvolti.
trattativa di milano e sconti di pena: da 24 anni a 8 in appello
La narrazione si concentra su un punto centrale: lo Stato, secondo quanto ricostruito, avrebbe scelto una via negoziale con boss sanguinari. La conseguenza indicata riguarda i risultati giudiziari per capi della ’ndrangheta legati a Platì. Le condanne, nate da un primo grado molto elevato, sarebbero scese sensibilmente: dai 24 anni iniziali agli 8 anni in appello per i capi della cosca di Platì al cui capezzale nel 1998 si sarebbe “inginocchiato” lo Stato, così come viene descritto nel racconto processuale.
alessandra sgarella: sequestro, indagini e innesco della trattativa
Il contesto è quello del sequestro di Alessandra Sgarella. La ricostruzione indica che la donna fu sequestrata l’11 dicembre 1997 in via Caprilli, area San Siro a Milano. Dopo mesi di indagini e arresti definiti “residuali”, Criminalpol e Procura di Milano avrebbero smarrito ogni pista credibile: la Sgarella sarebbe rimasta sotto sequestro nell’area dell’Aspromonte.
Secondo la ricostruzione, a quel punto prese avvio la trattativa, condotta dall’ex poliziotto Carmine Gallo. Gallo viene descritto come conduttore dell’iniziativa, poi arrestato nel 2024 per l’inchiesta Equalize e deceduto il 9 marzo 2025. Il quadro, però, sottolinea un passaggio ulteriore: il ruolo di Gallo non sarebbe stato autonomo, perché l’operato sarebbe stato approvato dai magistrati di Milano.
udienza dell’ottava sezione: processo equalize e tentata estorsione
Il confronto processuale richiamato si svolge all’ottava sezione del Tribunale milanese. In calendario risulta l’udienza per un processo di tentata estorsione con metodo mafioso. La vicenda viene collegata a una tranche della maxi inchiesta sugli spioni della società Equalize, coordinata dal pm Francesco De Tommasi.
annunziatino romeo imputato: dalla ’ndrangheta alla collaborazione e ritorno in aula
Al centro dell’udienza c’è l’imputato Annunziatino Romeo. La sua posizione viene descritta come articolata: uomo della ’ndrangheta, poi confidente, quindi pentito, e oggi nuovamente imputato per un reato aggravato dall’avere favorito la cosca Barbaro di Platì.
Nel racconto attribuito a Romeo, nel 1996 l’ex pentito avrebbe riferito di essersi trovato “a braccetto” per anni con la mafia rappresentata da Rosario Barbaro, salvo poi ritrattare in seguito. In aula, la contestazione attuale ruota attorno a un’azione che avrebbe favorito la cosca, mentre la Procura indica Romeo come imputato assieme a quelli definiti soggetti di vertice della famiglia Barbaro, alla luce della perdita di protezione tipica dei collaboratori.
interrogazioni difensive: rapporti romeo-gallo e “accordi” per la liberazione
Nel controesame, l’avvocato Antonella Augimeri, difensore dell’hacker Samuele Sam Calamucci e descritta come legale tra i più esperti nelle indagini sulla ’ndrangheta, pone domande specifiche sui rapporti tra Romeo e Gallo. Viene richiamato un “rapporto amicale” sorto intorno al 1996, dopo la collaborazione di Annunziatino Romeo.
Quando la domanda riguarda la continuità del legame, Romeo conferma che il rapporto sarebbe proseguito fino all’arresto e fino alla morte di Gallo, riportando il riferimento anche all’operazione legata alla liberazione. La ricostruzione di Romeo torna quindi al 1997, sostenendo che avrebbe collaborato alla liberazione della “signora”. Il passaggio include anche un richiamo a un precedente sequestro a Brescia, indicato come Soffiantini, citando che a Gallo sarebbero stati attribuiti fatti legati all’interpretazione della responsabilità dei sequestratori, poi rivelatasi diversa secondo la dichiarazione riportata.
intercettazioni e “signora”: riferimenti a pasquale barbaro e rosario barbaro
Il testo processuale richiama anche un elemento definito come eccezionale conferma legata a un’intercettazione del novembre 2023. In quell’occasione, ai tavolini del bar Cimmino, Pasquale Barbaro viene indicato in conversazione con riferimento alla “signora”. La ricostruzione collega questi riferimenti a Rosario Barbaro, indicato come figura condannata in appello perché ritenuto a capo della cosca di Platì.
Nel proseguire il confronto in aula, la domanda posta a Romeo è formulata in modo diretto: viene chiesto in cosa consistesse l’attività di aiuto per la liberazione e se vi fossero accordi tra Gallo e altri imputati, con la conseguenza di sconti di pena per chi avrebbe coadiuvato l’operazione.
“va bene. io le dico quello che so”: mediazione e contatti in calabria
Il racconto di Romeo, per quanto riportato, parte da un’espressione introduttiva: “Va bene. Io le dico quello che so”. Viene indicato che Romeo avrebbe avuto un ruolo operativo, sostenendo di essersi mosso rapidamente e di avere chiamato “qualche numero in Calabria” con persone ritenute in grado di fornire aiuto.
Tra i riferimenti compare anche Francesco Barbaro, nominato come soggetto che avrebbe risposto di non sapere e di non interessarsi di quelle circostanze. La narrazione conduce poi a un altro passaggio: Romeo avrebbe contattato una persona collegata a richieste di aiuto relative a processi precedenti, specificando che l’intervento non sarebbe stato chiesto in un ufficio giudiziario, bensì a collaboratori e alla Polizia, secondo la versione attribuita a Romeo.
giuseppe barbaro “u nigru” e la mediazione per liberare la signora
Il nome indicato nel racconto è Giuseppe Barbaro, indicato con il soprannome “u Nigru”. Il testo collega Giuseppe Barbaro a una discendenza diretta dal capo storico Francesco Barbaro detto U Castanu, e riporta che Romeo avrebbe dichiarato di conoscerlo già nel 1996 davanti al pm Roberto Pennisi.
La ricostruzione aggiunge che Gallo sarebbe andato a trovare Giuseppe Barbaro in carcere e sarebbe partita una trattativa. La mediazione sarebbe stata possibile perché Giuseppe Barbaro avrebbe saputo “più cose” rispetto ad altri, con l’obiettivo di ottenere la liberazione della signora. Nel prosieguo, l’avvocato Augimeri chiede anche se Romeo conoscesse gli sconti di pena ricevuti dai Barbaro; interviene tuttavia un richiamo del tribunale, che ammonisce a mantenere l’attenzione sul ruolo dei giudici.
sconti e liberazione di alessandra sgarella: 4 settembre 1998 e spartizione del riscatto
La ricostruzione processuale indica che la trattativa ci sarebbe stata e che i Barbaro, non coinvolti nel sequestro secondo l’impostazione riportata, avrebbero favorito la liberazione di Alessandra Sgarella. Viene indicata la data del 4 settembre 1998. In cambio, sarebbero arrivati sconti di pena in appello a Milano.
Il quadro si sposta poi sul tema economico: dalla testimonianza emerge che sul riscatto le cifre indicate sarebbero state superiori rispetto a una stima iniziale di 5 miliardi. Nel racconto riportato, si afferma che, al momento del “fatto della signora”, sarebbero scesi 45 miliardi. La gestione materiale del denaro viene descritta come affidata a un avvocato della cosca, indicato come il “nano”.
45 miliardi divisi tra “u nigru” e “il serpente”
La spartizione viene ricostruita attraverso una ripartizione attribuita agli accordi tra soggetti: si menziona la divisione tra le persone di “Peppe (’u Nigru)” e quelle legate al “Serpente”, definite come figure del “mondo di mezzo” e collocate in prossimità di un investigatore che avrebbe lavorato al sequestro e che oggi risulterebbe “nei Servizi a Reggio Calabria”. La cifra indicata come totale dei passaggi di denaro viene ribadita nella narrazione: “sono scesi 45 miliardi”.
personaggi citati nel processo: romeo, gallo e i barbaro
Nel materiale riportato compaiono diversi nominativi legati all’udienza, alle ricostruzioni difensive e alle conversazioni richiamate.
- Annunziatino Romeo
- Carmine Gallo
- Alessandra Sgarella
- Francesco De Tommasi
- Antonella Augimeri
- Samuele Sam Calamucci
- Pasquale Barbaro
- Rosario Barbaro
- Giuseppe Barbaro (indicato come “u Nigru”)
- Francesco Barbaro (richiamato anche con riferimento a U Castanu)
- Roberto Pennisi
- Saverio Morabito
- “Il Serpente”
- “Il nano”
