Sentenza ponte morandi familiari delle vittime è stato un omicidio di massa

• Pubblicato il • 3 min
Sentenza ponte morandi familiari delle vittime è stato un omicidio di massa

La sentenza emessa oggi a Genova per il disastro del 2018 riaccende il confronto sulle responsabilità legate alla gestione e alla sicurezza della rete autostradale. I familiari delle vittime e le istituzioni presenti in aula hanno commentato il provvedimento con parole nette, mettendo al centro sia la condanna inflitta in primo grado sia le questioni ancora aperte su assoluzioni e prescrizioni. Tra attese di chiarimento e richiami alla prevenzione, emerge l’idea che il caso non possa essere ridotto a una semplice sequenza di eventi, ma debba essere letta come un episodio con conseguenze irreversibili e con responsabilità precise.

sentenza ponte morandi 2018: commenti e reazioni in aula

Egle Possetti, portavoce del comitato parenti vittime del ponte Morandi, sintetizza la condanna in termini diretti: “È una strage, punto”. Secondo Possetti, il Comitato aveva già indicato dall’inizio un quadro di responsabilità non gestito correttamente, sostenendo che “qualcuno non ha fatto quello che doveva”.

La condanna di primo grado, che prevede 12 anni per l’ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia Giovanni Castellucci, viene considerata da Possetti “sicuramente positiva”, anche perché, nel racconto dei familiari, Castellucci sarebbe stato “il motore di quello che è successo”.

prescrizioni e assoluzioni: attesa di chiarimenti

Nonostante l’apprezzamento per il provvedimento, Possetti dichiara di voler attendere l’esito dei passaggi connessi a assoluzioni e prescrizioni, spiegando che il peso di tali elementi deve essere compreso con i legali. La portavoce richiama poi un punto considerato cruciale: il cambio di registro sull’attenzione alla prevenzione. Afferma che, senza l’esistenza di pene, si sarebbe potuto arrivare a una situazione definita come “un liberi tutti”.

l’intervento del fratello di una vittima: “omicidio di massa”

Per Emmanuel Diaz, fratello di Henry Diaz, una delle 43 vittime del 14 agosto 2018, la sentenza rappresenta una conferma delle responsabilità denunciate da anni. Diaz sostiene che il verdetto certifica quanto i familiari indicavano da circa otto anni.

Nel suo commento, Diaz afferma che chi ha gestito la rete autostradale avrebbe operato in modo “sciagurato”, arrivando a “predisposto quelle morti”. Il fratello di una vittima collega inoltre la vicenda alle carenze dei controlli pubblici, inserendo anche un richiamo a un’impostazione più ampia del reato: definisce il fatto “omicidio di massa”, collegandolo alla possibilità che il crollo avrebbe potuto causare molte più vittime rispetto a quelle effettivamente coinvolte.

silvia salis e il focus sulla messa in sicurezza programmata

In aula era presente anche la sindaca di Genova, Silvia Salis. Il suo intervento concentra l’attenzione sulle vittime e sui familiari, sottolineando il valore simbolico e operativo della decisione giudiziaria. Salis afferma che, per l’amministrazione, la sentenza richiama la necessità di programmare la messa in sicurezza del Paese come parte di un percorso strutturale.

La sindaca aggiunge che tale impegno non deve essere trattato come un’attività legata solo all’emergenza o come un passaggio da eludere per ragioni economiche, indicando l’obiettivo di interventi programmati e non rimandati.

figure citate nei commenti

  • Egle Possetti, portavoce del comitato parenti vittime del ponte Morandi
  • Giovanni Castellucci, ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia
  • Emmanuel Diaz, fratello di Henry Diaz
  • Henry Diaz, vittima del 14 agosto 2018
  • Silvia Salis, sindaca di Genova
Categorie: PoliticaCronaca

Per te