Regeni sequestrato : surreali arringhe delle difese, accuse di depistaggio e collaborazione del Cairo
All’Aula bunker di Rebibbia a Roma prende avvio la fase delle arringhe difensive nel processo relativo al caso Giulio Regeni. Dopo le richieste avanzate dalla pubblica accusa nei confronti degli imputati, le difese concentrano gli interventi su una serie di ricostruzioni e contestazioni volte a respingere le accuse mosse a carico di quattro appartenenti alla National Security Agency (Nsa).
processo Regeni: partono le arringhe delle difese a Rebibbia
Nel giorno in cui iniziano le arringhe, le posizioni dei legali si sviluppano dopo quanto sostenuto in precedenza dall’accusa. Davanti alla prima Corte d’Assise della Capitale erano stati i magistrati Francesco Lo Voi e Sergio Colaiocco a chiedere pene molto severe: carcere a vita per Magdi Ibrahim Abdelal Sharif e 17 anni e sei mesi per gli altri tre imputati della Nsa.
Le contestazioni riguardano il reato di sequestro di persona pluriaggravato. Per il solo Sharif, risultano indicati anche ulteriori capi d’imputazione: concorso in lesioni personali aggravate e concorso in omicidio aggravato.
difese Regeni: depistaggi egiziani respinti e collaborazione contestata
Uno dei cardini delle argomentazioni difensive riguarda le ricostruzioni sviluppate nel corso del processo, in particolare quelle che collegano condotte attribuite alle autorità egiziane a tentativi di depistaggio. Le difese sostengono che non sarebbe avvenuta alcuna presunta collaborazione del Cairo, affermata invece in sede processuale.
Secondo le tesi sostenute, al di là delle conclusioni emerse nel procedimento, non ci sarebbe stato alcun interesse da parte di Al Sisi a compromettere i rapporti con l’Italia. Il sequestro, nella prospettiva difensiva, sarebbe stato attribuibile a gruppi terroristici operanti in Egitto in quegli anni, anche con l’obiettivo di ostacolare la politica energetica italiana. A supporto viene richiamato il fatto che le autorità egiziane avrebbero sempre negato responsabilità riferibili ai propri apparati.
tesi sulla responsabilità: accuse respinte e ruolo dei servizi negato
Le difese contestano l’impostazione dell’accusa e mirano a negare qualsiasi collegamento con condotte attribuite a soggetti oggi chiamati a giudizio. In particolare, viene contestata l’idea che il ricercatore italiano fosse stato considerato come una “spia” dagli appartenenti ai Fratelli Musulmani, con l’argomento che tali rivenditori ambulanti avrebbero visto Regeni come spia della polizia.
Oltre alla ricostruzione sulla percezione del ricercatore, viene negata l’esistenza di un presunto ostruzionismo da parte del regime di Al Sisi. La linea difensiva richiama anche un presunto sostegno dell’autorità giudiziaria egiziana e, più in generale, del Cairo, che avrebbe collaborato con l’Italia nei limiti della legislazione e delle convenzioni vigenti.
contestazioni alla stampa e mancata prova del depistaggio
Le difese muovono accuse anche verso la stampa, ritenuta responsabile di aver fatto proprie “suggestioni” dell’accusa. Viene sostenuto che non vi sarebbe prova che i fatti del 24 marzo 2016 rappresentino effettivamente un depistaggio, in relazione alla vicenda richiamata come la banda di presunti rapinatori trucidati dal Cairo e indicati dalle autorità egiziane come responsabili della morte di Regeni per sviare le indagini.
Secondo le argomentazioni difensive, nessuna attività avrebbe avuto come obiettivo il ritardo della sentenza o la perdita di tempo nelle fasi del procedimento.
difese e risposta all’accusa: responsabilità scaricate sugli oppositori
Nel contrapporre le proprie tesi a quanto indicato dal pubblico ministero, le difese cercano di respingere l’ipotesi di operazioni di depistaggio e di protezione degli autori delle condotte. Viene richiamato, in particolare, l’impianto accusatorio con la contestazione che il Cairo avrebbe scelto di proteggere e coprire gli “aguzzini”.
Da parte della difesa viene indicata un’impostazione opposta, volta a scaricare le responsabilità verso l’area degli oppositori del regime. In tale prospettiva viene sostenuto che anche l’ipotesi di un fermo illegale per Regeni risulterebbe difficile da sostenere, mentre si afferma che sarebbero state formulate ipotesi basate su testimonianze definite come più o meno attendibili.
mancanza di prove o indizi e richiesta di assoluzione
La linea difensiva ribadisce che non vi sarebbero prove e neppure indizi idonei a ritenere accertata la responsabilità penale, riferita non solo a figure politiche o al paese come entità statuale, ma ai quattro soggetti chiamati a giudicare.
Le difese puntano poi a minimizzare rischi e criticità legati alle dichiarazioni dei testimoni egiziani, riportate senza la possibilità di partecipare al processo per timore di ripercussioni da parte del regime, oppure tramite deposizioni rese per ragioni di sicurezza dietro un paravento. In questo contesto viene evocata l’idea di un uso del materiale testimoniale finalizzato a rafforzare un’interpretazione collegata al “terrorismo” e al regime.
pista inglese e riferimenti politici: nuove smentite nelle arringhe
Nel corso degli interventi difensivi viene riaperta anche una pista politica richiamata negli anni, legata a un’ipotesi sul ruolo dell’ex premier Matteo Renzi. La tesi difensiva si presenta con affermazioni volte a chiarire che non sarebbe possibile considerare Renzi come “passante”, richiamando però anche dichiarazioni secondo cui il governo britannico avrebbe potuto fare e spiegare ciò che non avrebbe fatto.
Le parole della difesa si collegano al modo in cui sarebbe stata interpretata la posizione di Regeni: viene infatti sostenuto che Giulio Regeni non fosse un informatore, o quantomeno che non fosse consapevole di poterlo essere.
presenza politica in aula: critica di un legale della famiglia Regeni
Tra le posizioni emerse in giornata compare una critica alla presenza di esponenti politici in aula. La legale della famiglia Regeni, prima dell’arrivo in aula, esprime disappunto per la decisione di Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, di partecipare al processo. Viene sottolineata l’inopportunità della presenza al cospetto della Corte, descritta come una scelta non compatibile con il ruolo politico.
La stessa legale osserva che la sentenza più semplice da emettere sarebbe quella attesa da molti, mentre il compito della Corte viene indicato come diverso: il riferimento è a una pronuncia orientata all’assoluzione degli imputati.
sentenza attesa dopo l’estate: speranza della famiglia
Al di oltre delle tesi presentate dalle difese, la prospettiva indicata riguarda l’approssimarsi della conclusione del percorso giudiziario. Viene richiamata l’attesa della sentenza dopo il periodo estivo, con la sensazione che il momento decisivo sia più vicino del previsto.
La speranza della famiglia si riassume nell’idea che, dopo numerose fasi, resti ancora “un passo” verso la definizione conclusiva.
personaggi citati
- Giulio Regeni
- Magdi Ibrahim Abdelal Sharif
- Usham Helmi
- Sabir Tariq
- Athar Kamel Mohamed Ibrahim
- Francesco Lo Voi
- Sergio Colaiocco
- Paola Armellin
- Filomena Pollastro
- Tranquillino Sarno
- Annalisa Ticconi
- Al Sisi
- Elly Schlein
- Matteo Renzi
- Theresa May
- Alessandra Ballerini