No di seif a più libri più liberi: gli altri punti che non mi convincono
Più libri più liberi torna al centro del dibattito, questa volta attorno alla partecipazione delle realtà editoriali e alle condizioni poste per prendere parte alla fiera della piccola e media editoria organizzata dall’Associazione Italiana Editori. Dopo le proteste dello scorso anno legate alla presenza della casa editrice Passaggio al Bosco, che pubblica testi di ispirazione neofascista, la fiera chiede ora agli editori di sottoscrivere una dichiarazione con contenuti precisi, legati ai principi costituzionali e al rifiuto di discriminazioni e incitamento all’odio.
La questione assume una portata immediata anche per la posizione di Seif, società editoriale del Fatto quotidiano, che comunica che PaperFIRST non firmerà e non parteciperà all’edizione di quest’anno. La motivazione diffusa parla di una nuova forma di fascismo. La replica, nel merito, ruota attorno alla tenuta delle argomentazioni presentate e alla coerenza logica dei punti sollevati.
più libri più liberi: la dichiarazione richiesta agli editori
La fiera chiede agli editori di sottoscrivere una dichiarazione che affermi:
- l’adesione ai valori della Costituzione italiana, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e della Dichiarazione universale dei diritti umani;
- la condivisione dei valori antifascisti alla base dell’ordinamento costituzionale;
- il rifiuto di ogni forma di discriminazione e incitamento all’odio;
- il rispetto della normativa vigente.
La richiesta si colloca come condizione di partecipazione e mira a rendere espliciti i criteri su cui si fonda l’impostazione della manifestazione culturale.
la decisione di seif e paperfirst: mancata firma e mancata partecipazione
Seif rende noto che PaperFIRST non firmerà la dichiarazione richiesta. Nella comunicazione viene sostenuto che la sottoscrizione configurerebbe una nuova forma di fascismo. Per coerenza con tale posizione, viene indicata anche la scelta di non partecipare all’edizione di quest’anno.
critiche alla polemica: antifascismo, liberalismo costituzionale e pluralismo
La contestazione non riguarda, almeno sul piano logico, l’idea che il percorso di autocertificazione possa essere immune da critiche. Il punto contestato riguarda piuttosto la solidità delle motivazioni usate per arrivare alla decisione di rifiuto. In particolare, viene messa in discussione:
- l’analogia col fascismo;
- il richiamo alla tradizione liberale considerato non pienamente fondato;
- l’idea che la dichiarazione sarebbe priva di funzione.
antifascismo non come opinione neutrale, ma come condizione di pluralismo
Secondo la ricostruzione proposta, il liberalismo costituzionale non impone la neutralità verso chi mira a distruggere l’ordinamento democratico. Viene sottolineato che la cornice liberale riconosce la legittimità di regole associative orientate alla tutela dei principi fondamentali della convivenza democratica.
In quest’impianto, l’antifascismo non viene descritto come un’opinione politica alternativa al fascismo, bensì come una delle condizioni giuridiche che rendono possibile il pluralismo. La Costituzione, nel quadro descritto, non sarebbe neutrale rispetto alla propria distruzione.
dichiarazione “facoltativa” e funzione giuridica: l’argomento dell’inutilità
Un’ulteriore obiezione ricorda che un fascista potrebbe comunque firmare. La replica afferma che anche prescrizioni soggette a violazioni o aggiramenti mantengono una funzione. Il riferimento è fatto anche a impegni come quelli in materia di sicurezza sul lavoro: possono essere disattesi, ma servono comunque a definire responsabilità giuridiche e a manifestare un orientamento istituzionale.
Con la dichiarazione richiesta, l’idea centrale è che il fascismo non venga trattato come un’opzione equivalente alle altre sul piano culturale e politico.
falsa alternativa e terza possibilità: firma per adesione alle regole
La posizione criticata costruisce una contrapposizione tra democrazia spontanea e firma per convenienza. Viene prospettata invece una terza possibilità considerata ragionevole: sottoscrivere perché la richiesta è ritenuta legittima oppure perché si accettano le regole della manifestazione.
La linea argomentativa aggiunge che, se l’autocertificazione fosse realmente priva di significato, non potrebbe essere contemporaneamente descritta come una svolta con caratteri autoritari.
limiti della norma: nessun obbligo di dichiararsi antifascisti, ma possibilità di condizioni
Viene riconosciuto che nessuna norma impone a un editore di dichiararsi antifascista. Da questo fatto, tuttavia, non discenderebbe l’impossibilità di subordinare la partecipazione a una manifestazione culturale all’accettazione di determinati principi costituzionali. La scelta della fiera, in questa impostazione, non sarebbe automaticamente riconducibile a censura.
La critica viene dunque ricondotta a un piano diverso: il patentino può essere discusso sotto aspetti come opportunità, efficacia o formulazione. Resterebbe però inappropriato assimilarlo ai giuramenti imposti dal fascismo.
punti da rivedere nella dichiarazione: dal “condividere” ai comportamenti verificabili
Per rendere la critica più convincente, viene indicato che l’attenzione avrebbe dovuto concentrarsi sul testo della dichiarazione. Il passaggio in oggetto richiede di “condividere” specifici valori, spostando l’argomentazione sulle convinzioni interiori anziché su comportamenti esterni.
In alternativa, viene proposta una formulazione più oggettiva, concentrata su condotte verificabili, ad esempio un impegno a rispettare i principi costituzionali e a non promuovere attività o contenuti contrari alla legge, come apologia del fascismo o incitamento all’odio.
possibile compromesso: firma con formulazione alternativa e partecipazione
La conclusione indica che PaperFIRST avrebbe potuto firmare la dichiarazione richiesta, eventualmente proponendo una formulazione alternativa, e partecipare alla fiera mantenendo un posizionamento orientato alla coerenza con i principi richiamati.
persone e realtà citate
- Marco Travaglio
- Seif
- PaperFIRST
- Associazione Italiana Editori
- Passaggio al Bosco
- Fatto quotidiano
