Minori migranti arrivati con le proprie famiglie nel 2025, circa 2mila
L’ultima edizione del rapporto “Nascosti in piena vista” mette a fuoco una realtà spesso invisibile: famiglie con minori che arrivano e attraversano l’Italia, nonostante un sistema di accoglienza e protezione non pensato per loro. In base alle stime disponibili, nel 2025 circa 2.000 minori sarebbero giunti nel Paese via mare con la propria famiglia. Save the Children segnala che i dati, pur incompleti, mostrano una presenza diffusa lungo le principali rotte migratorie, con nuclei che possono anche ritornare in Italia dopo respingimenti o rientri da altri Paesi.
La vulnerabilità di bambini, bambine e adolescenti viene descritta come un punto critico: non solo per la condizione di fragilità legata al viaggio e alla separazione potenziale, ma anche per la mancanza di misure che riconoscano bisogni specifici, spazi adeguati e tutele continuative. Sullo sfondo, l’attuazione del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, con il relativo decreto-legge in esame presso il Parlamento, è indicata come un fattore che potrebbe incidere ulteriormente su diritti e garanzie fondamentali.
minori in famiglia e invisibilità nei flussi migratori
Il rapporto sottolinea che, pur essendo poco analizzata a livello sistemico, la dimensione delle famiglie con figli minori emerge con forza sul territorio. Le istituzioni, le amministrazioni e gli attori umanitari vengono descritti come impegnati in percorsi attivati secondo capacità e priorità locali, in assenza di un quadro normativo e operativo specifico.
Nella prima accoglienza i minorenni ospitati con la propria famiglia non risulterebbero ancora ufficialmente tracciabili. Per il 2025, nella seconda accoglienza garantita dal SAI, i minori inseriti sarebbero stati più di 10.334, pari al 69,7% dei 14.829 minori accolti in SAI. Questa fotografia, secondo il rapporto, evidenzia un divario tra presenza sul territorio e capacità di rilevazione strutturata.
assenza di riconoscimento statistico e bisogni non intercettati
Le interviste raccolte raccontano mancanza di privacy, presenza di promiscuità e condizioni di isolamento dentro la prima accoglienza, spesso collegata ai Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS), pensati soprattutto per adulti soli. Lo spazio della stanza viene descritto come rifugio quasi esclusivo e l’accesso a percorsi scolastici viene indicato come complesso.
Con l’attuazione delle nuove regole del Patto europeo, il rapporto evidenzia un rischio ulteriore: la possibilità di trattenimento, inteso come restrizione della libertà personale, che potrebbe coinvolgere anche famiglie con bambini sia all’arrivo con fermo amministrativo sia durante le procedure di frontiera. L’attenzione è posta sul rispetto dei diritti fondamentali dei minorenni nel Paese.
accoglienza e tutela: divario tra diritti formali ed effettiva protezione
Il rapporto “Nascosti in piena vista 2026”, curato da Filippo Furri, mira a fornire una visione d’insieme, delineando un quadro di rischio per i minorenni. L’analisi mette in evidenza che i minori in famiglia in Italia attraversano un sistema non strutturato per rispondere in modo adeguato alla loro presenza.
carenze su monitoraggio, unità familiare e tempi dei percorsi
Vengono segnalate criticità relative all’assenza di monitoraggio degli ingressi alle frontiere, dei transiti e delle permanenze sui territori. Critica risulta anche la capacità di garantire tutela ai nuclei e il diritto all’unità familiare, con attenzione alle dinamiche e alle tempistiche di inserimento in strutture di accoglienza idonee.
Il rapporto evidenzia inoltre difficoltà nella gestione di: domande di protezione internazionale, trattamenti delle richieste, gestione di eventuali dinieghi e ricorsi, oltre alla capacità di intercettare e rispondere alla sommatoria di fragilità che caratterizza ogni nucleo familiare.
chi sono i minori in famiglia: età, percorsi e situazioni diverse
Secondo la ricerca sul campo, i minori arrivano con età, vissuti ed esigenze differenti. All’interno dei nuclei possono esserci neonati, bambine e bambini in età prescolare e scolare, adolescenti e neomaggiorenni. Sono presenti anche minori nati in Italia e minori giunti tramite rotte considerate ad alto rischio, come quelle via mare o via terra.
Il rapporto include anche minori arrivati tramite canali definiti “sicuri”, come visti turistici, sanitari o umanitari, oltre a minori con percorsi di rientro o con fenomeni di migrazione secondaria.
ricerca sul campo e metodologia: territori, interviste e stakeholder
La ricerca sul campo viene descritta come condotta in territori di frontiera e transito, tra cui Oulx, Ventimiglia, Trieste, Agrigento, Milano, Roma e Torino. Le attività si collocano tra giugno 2025 e aprile 2026.
L’impianto analitico integra una componente quantitativa e una qualitativa: le informazioni qualitative derivano da interviste a 48 famiglie e da 20 stakeholder. L’analisi individua passaggi chiave dall’arrivo fino all’integrazione, evidenziando un divario tra diritti e tutela effettiva, spesso non continuativa.
problemi strutturali nelle strutture: cas, cara e seconda accoglienza
Il rapporto descrive che la struttura della prima accoglienza italiana, composta dai CAS e da altri centri di emergenza nati negli ultimi anni, non sarebbe progettata per nuclei familiari. Le famiglie vengono spesso collocate in CAS, CARA o centri analoghi, con servizi limitati e indicati come non adeguati ai bisogni educativi e psicologici dei minori.
Nel contempo, l’accoglienza diffusa viene presentata come minoritaria: pur garantendo percorsi più idonei e un sostegno maggiore all’autonomia, non risulterebbe prevalente. Nel rapporto emerge inoltre una limitata capienza del sistema ordinario di seconda accoglienza in capo ai Comuni (SAI) e una forte dipendenza dal modello emergenziale.
famiglie bloccate e sovraffollamento: lentezza amministrativa e ostacoli
Il quadro descritto evidenzia una netta prevalenza dei CAS, che dovrebbero essere centri di prima accoglienza ma dove, secondo l’analisi, le famiglie possono rimanere bloccate per anni. Le cause vengono attribuite alla lentezza amministrativa e a intoppi burocratici.
Ne derivano condizioni di vita difficili, con sovraffollamento, scarsa privacy, accesso limitato ai servizi e isolamento. La scuola viene indicata come spazio di normalità, ma risulta fragile per via di trasferimenti tra centri, anche in aree molto distanti.
sicurezza percepita, libertà di movimento e rischio di molestie
Il rapporto segnala che, in molte situazioni, bambine e ragazze percepiscono i grandi centri come ambienti ostili e poco sicuri. La promiscuità e la presenza di persone adulte sconosciute vengono indicate come elementi che limitano fortemente la libertà di movimento e favoriscono un confinamento protettivo all’interno della stanza.
Nel medesimo scenario viene descritto un possibile aumento del timore di molestie, indicato come una paura concreta. Inoltre, la coabitazione forzata ad alta densità viene collegata a contesti potenzialmente traumatizzanti, fino a casi limite come grave disagio psichico o aggressioni da parte di altri ospiti.
incertezza burocratica e inversione dei ruoli familiari
La precarietà e la lentezza burocratica generano incertezza e incidono sulle dinamiche familiari. Il rapporto indica anche un fenomeno di inversione dei ruoli: i figli assumono responsabilità da adulti perché imparano prima la lingua e svolgono funzioni di mediazione legale e amministrativa per i genitori. Questo passaggio viene descritto come con impatti sullo sviluppo dei minori.
Le testimonianze riportate includono anche il ricordo di un bambino di 13 anni: “Ero l’eroe, praticamente, che dovevo tradurre, devo leggere queste cose qua, spiegare ai miei genitori. Era bello, però era pure importante”.
cosa emerge dalla ricerca: “diritti” non sempre traducibili in tutela
L’analisi generale pone l’accento su un punto ricorrente: l’accesso a istruzione, salute e protezione risulta spesso condizionato da ostacoli amministrativi e da carenze strutturali. Di conseguenza, una parte dei minori viene descritta come “nascosta in piena vista”, presente nel sistema ma non sufficientemente individuata e tutelata.
Antonella Inverno, Responsabile ricerca e analisi dati di Save the Children, viene riportata nel rapporto con una sintesi delle criticità: i minorenni che migrano con le proprie famiglie non sarebbero riconosciuti né sul piano statistico né in termini di individuazione di bisogni specifici, a partire da spazi di vita adeguati.
Figure e ruoli citati all’interno del rapporto:
- Antonella Inverno, Responsabile ricerca e analisi dati di Save the Children
- Filippo Furri, curatore di “Nascosti in piena vista 2026”