In memoria di un magistrato ucciso neofascisti: vittorio occorsio

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In memoria di un magistrato ucciso  neofascisti: vittorio occorsio

La figura di Vittorio Occorsio continua a emergere con forza nel racconto pubblico italiano per una linea di lavoro segnata da lotta contro il neofascismo e per l’impegno investigativo che ha attraversato snodi decisivi della storia repubblicana. Nato a Roma il 9 aprile 1929, entrò in magistratura nel 1955 e venne ucciso il 10 luglio 1976, vittima di un agguato collegato a trame eversive che miravano a colpire la democrazia.

vittorio occorsio: biografia e morte per mano dei neofascisti

La morte di Vittorio Occorsio avvenne in seguito a un attacco portato mentre si trovava in auto. L’agguato fu eseguito da Pierluigi Concutelli, indicato come capo militare di Ordine Nuovo, gruppo terroristico fondato da Pino Rauti. Nell’episodio vennero gettati nove volantini di rivendicazione, collegando l’omicidio al gruppo neofascista.

Secondo quanto ricostruito, il bersaglio fu scelto perché Occorsio aveva compreso l’alleanza tra ambienti neofascisti e massoneria, oltre alle trame capaci di aggredire la democrazia italiana. La sua attività investigativa veniva descritta come sostenuta da tre grandi inchieste.

inchieste di occorsio: depistaggi, piazza fontana e pianiversivi

Il lavoro di Occorsio entrò in modo incisivo nella ricostruzione della strage di Piazza Fontana. Alla Procura della Capitale si registrarono esplosioni avvenute contemporaneamente a quelle di Milano, tra cui una all’Altare della Patria e una alla Banca Nazionale del Lavoro. In quel contesto Occorsio subì il depistaggio attribuito all’Ufficio Affari riservati.

piazza fontana e depistaggi dell’ufficio affari riservati

La ricostruzione attribuiva a Occorsio il compito di attraversare ostacoli investigativi e interferenze. Il quadro delineato riguardava l’azione di chi mirava a deviare le piste e a condizionare la comprensione dei fatti.

piano solo e scandalo si/far: persecuzione giudiziaria e inchieste sul colpo di stato

Nel percorso delle indagini rientrarono anche l’analisi del cosiddetto “Piano Solo” e lo scandalo Sifar. Occorsio, indicato come coordinatore della Sezione reati a mezzo stampa, seguì una vicenda legata alla querela del generale De Lorenzo, capo del Sifar, contro il direttore de L’Espresso Eugenio Scalfari.

Il contenzioso riguardava una pubblicazione del maggio ’67: un’inchiesta firmata da Lino Jannuzzi e coordinata da De Lorenzo, relativa a un tentativo di colpo di Stato risalente a tre anni prima. La ricostruzione evidenziava che Occorsio portò avanti una istruttoria considerata ineccepibile e si convinse che i due giornalisti avessero ragione.

processi e liste degli enucleanti: assoluzioni e ricadute tardive

Il procedimento legato alla vicenda De Lorenzo venne descritto come caratterizzato da un ruolo centrale di Occorsio. Egli, indicato come iniziale accusatore, ritenne necessaria l’assoluzione e avanzò l’ipotesi di incriminazione del generale.

Nonostante la posizione assunta in istruttoria, il Tribunale condannò i giornalisti. Solo in seguito vennero fuori le liste degli “enucleanti”, descritte come oltre 700 persone da arrestare subito dopo il blitz golpista.

memoriale di aldo moro e tentativi di condizionare il centro-sinistra

Nel racconto ricorrono riferimenti al Memoriale di Aldo Moro. La ricostruzione collegava il caso Sifar e i tentativi, definiti riusciti, di condizionare il centro-sinistra, in un contesto di interferenze politiche e strategiche.

p2, logge massoniche e ordine nuovo: basi per lo scioglimento

All’interno della traiettoria investigativa di Occorsio, venne sottolineata la “ultima fondamentale” inchiesta su P2 e sulle logge massoniche, affiancata da quella considerata mortale su Ordine Nuovo. L’azione relativa a Ordine Nuovo fu avviata nel 1971 per la ricostituzione del partito fascista. Nel novembre del 1973 la ricostruzione venne indicata come la base per lo scioglimento di Ordine Nuovo.

Nel testo ricorre un passaggio interpretativo: lo scioglimento non sarebbe stato un atto automatico. Viene riportata la spiegazione dell’allora ministro dell’interno Paolo Emilio Taviani, secondo cui “non fu un atto dovuto”, richiamando una volontà politica che portò allo scioglimento del gruppo terroristico, pur non trattandosi di una sentenza definitiva.

paolo emilio taviani e la decisione di arresto dei capi ordinovisti

Il ruolo di Paolo Emilio Taviani viene presentato come cruciale nel respingere la teoria degli opposti estremismi. Il quadro descritto lo indica inoltre come consapevole della pericolosità di gruppi neofascisti presenti nel Ministero dell’Interno.

La ricostruzione afferma che Taviani portò in Consiglio dei ministri la proposta di scioglimento di Ordine Nuovo. Nello stesso contesto si cita il timore, espresso da Mariano Rumor e Aldo Moro, secondo cui l’operazione potesse risultare controproducente. La narrazione sottolinea che la notte dello stesso frangente Taviani, uscendo rapidamente da Palazzo Chigi, si recò al Viminale per diramare l’ordine di arresto per capi e militanti ordinovisti.

ordine di arresto e fughe di notizie tra latitanza e talpe

Secondo quanto riportato, l’ordine fu emanato nel timore di fughe di notizie. Nello stesso racconto si afferma che fughe effettivamente si verificarono. Vengono citati due capi in latitanza, Clemente Graziani ed Elio Massagrande, che avrebbero comunicato dall’esterno. La frase attribuita al loro messaggio descrive l’intento di “fregare” gli inquirenti, contrapposto alla presenza di talpe ovunque.

eredità giudiziaria e prosecuzione: mario amato e la continuità delle indagini

La ricostruzione attribuisce a Vittorio Occorsio un ruolo determinante nella raccolta di elementi di accusa contro il neofascismo, includendo l’intuizione dell’alleanza criminale con organizzazioni massoniche e la connessione con eventi destabilizzanti degli anni successivi.

Nel racconto la sua vita e la sua morte vengono inquadrate come parte di una storia criminale legata alla Repubblica democratica. Viene ricordato anche il successore Mario Amato, magistrato descritto come colui che ne raccolse il testimone e che avrebbe compreso il ruolo complessivo del neofascismo nel paese.

La fonte indica che Mario Amato fu ucciso il 23 giugno 1980 mentre aspettava l’autobus. L’attacco viene attribuito ai Nar, collegato a Valerio Giusva Fioravanti. I killer sarebbero stati Gilberto Cavallini e Luigi Ciavardini, indicati come stragisti, insieme a Fioravanti, Francesca Mambro e Paolo Bellini, della Stazione di Bologna.

nomi legati al contesto giudiziario e alle figure citate

Nel quadro descritto compaiono diversi nominativi collegati alle inchieste, agli eventi e alle responsabilità richiamate:

  • Vittorio Occorsio
  • Pierluigi Concutelli
  • Pino Rauti
  • De Lorenzo
  • Eugenio Scalfari
  • Lino Jannuzzi
  • Aldo Moro
  • Paolo Emilio Taviani
  • Mariano Rumor
  • Mario Amato
  • Clemente Graziani
  • Elio Massagrande
  • Valerio Giusva Fioravanti
  • Gilberto Cavallini
  • Luigi Ciavardini
  • Francesca Mambro
  • Paolo Bellini
Vittorio Occorsio, in memoria di un magistrato ucciso dai neofascisti
Categorie: PoliticaCronaca

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