Ddl caccia, ispra demolisce la riforma: m5s deposita 1 milione di emendamenti
Il disegno di legge sulla caccia approvato al Senato sta entrando in una fase decisiva, con possibili conseguenze immediate per regole, sanzioni e per l’assetto delle aree in cui si svolge l’attività venatoria. Alla Camera il testo viene esaminato dalla commissione Agricoltura di Montecitorio, mentre cresce la tensione politica per il rischio di una spaccatura e per la necessità di correggere passaggi considerati troppo permissivi. Sullo sfondo resta anche l’impatto delle valutazioni tecniche: l’audizione di Ispra ha alimentato preoccupazioni, soprattutto sul piano della tutela delle specie e della coerenza con i criteri scientifici.
disegno di legge sulla caccia: maggioranza in bilico e correttivi in commissione
Il provvedimento passa ora al vaglio della commissione Agricoltura di Montecitorio, dopo l’ok del Senato. Forza Italia ha depositato 14 emendamenti con l’obiettivo di modificare un testo giudicato eccessivamente libertario in relazione all’attività venatoria. Le proposte puntano, in particolare, a prevedere l’esclusione espressa di spiagge e lidi e a ripristinare la duplice sanzione per chi caccia in aree specifiche.
Secondo quanto indicato, l’impostazione degli emendamenti mira anche a reintegrare l’arresto fino a sei mesi e l’ammenda nei casi di caccia nei parchi (nazionali, regionali e giardini urbani) e nei terreni adibiti ad attività sportive.
ostruzionismo parlamentare: milioni di emendamenti e confronto acceso
La discussione si accende ulteriormente per l’intervento dell’opposizione. Nel giorno del termine per la presentazione delle modifiche, il Movimento 5 stelle ha presentato un milione di emendamenti, mentre quelli di Avs risultano pari a un migliaio. Sul fronte del Partito Democratico risultano invece iniziative soppressivi, senza un’azione di riscrittura nel merito secondo l’impostazione indicata nel quadro complessivo.
audizione Ispra: rischi sulla tutela delle specie e coerenza scientifica
Il passaggio più rilevante, capace di scuotere il mondo venatorio, riguarda l’audizione di Ispra. Per l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, le modifiche introdotte dal disegno di legge approvato al Senato non appaiono orientate a limitare l’impatto dell’attività venatoria su specie in precario stato di conservazione. Ispra ha indicato che sarebbe stato auspicabile escludere almeno alcune specie con uno stato di conservazione particolarmente sfavorevole.
valutazioni di Luigi ricci: conversioni e Atc in contrasto con la caccia sostenibile
Luigi Ricci, direttore del Dipartimento monitoraggio e tutela ambiente, ha evidenziato che la possibilità di conversione delle aziende faunistico-venatorie in aziende agrituristiche-venatorie, senza valutazione tecnico-scientifica, può aprire a una gestione consumistica in aree ad elevato valore.
Ricci ha inoltre richiamato l’allargamento delle superfici degli Atc (Ambiti territoriali di caccia), con riferimento a una possibile estensione che, nel caso della Sardegna, arriverebbe fino a dimensioni regionali. In base alle osservazioni riportate, tale assetto contrasta con il principio della caccia sostenibile.
Nelle dichiarazioni attribuite a Ricci, la caccia viene descritta come attività coerente con la conservazione solo se condotta correttamente, pianificata e rispettosa di criteri scientifici. Resta però centrale l’indicazione che i prelievi venatori debbano essere calcolati con rigore scientifico, poiché l’obiettivo della caccia deve essere la tutela degli ecosistemi.
associazioni ambientaliste: bocciatura delle modifiche e denuncia di criticità specifiche
Secondo diverse organizzazioni ambientaliste e animaliste, le modifiche e le integrazioni introdotte dal Ddl 1552 alla legge 157/92 sarebbero oggetto di una bocciatura netta. L’elenco delle associazioni include Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu-BirdLife Italia e WWF Italia.
La motivazione richiamata fa riferimento alle valutazioni tecniche di Ispra: dal punto di vista tecnico-scientifico, le modifiche sostanziali proposte non sarebbero in linea con gli obiettivi generali di tutela della biodiversità e dell’ecosistema. Il giudizio riportato sottolinea anche la mancanza di piena adesione alla nuova visione di un esercizio venatorio definito evolutivo e qualificato, basato su criteri scientifici e coerente con i principi della conservazione della natura e con la tutela delle specie selvatiche.
specie escluse, richiami vivi e migrazione oltre il 10 febbraio: i punti contestati
Le associazioni riportano come elemento centrale la denuncia secondo cui la riforma non limiterebbe in alcun modo l’impatto della pressione venatoria su specie in cattivo stato di conservazione, citando come esempi pernice bianca e allodola, che dovrebbero essere escluse dal prelievo venatorio.
Un ulteriore punto indicato riguarda la riapertura della possibilità di cattura di uccelli selvatici da utilizzare come richiami vivi. Questa pratica viene descritta come vietata dalla direttiva Uccelli e associata a condanne già attribuite all’Italia da parte dell’Alta Corte di Giustizia europea.
Viene contestata anche l’estensione dell’attività venatoria alle specie migratrici oltre il 10 febbraio: tale previsione viene indicata come potenzialmente capace di generare contrasti con la Commissione europea, poiché la direttiva esclude il prelievo venatorio durante la migrazione prenuziale e la riproduzione.
timori sull’iter: possibile blocco della riforma
Nel quadro delineato, il mondo venatorio teme che l’iter della riforma possa incontrare blocchi lungo il percorso, alla luce delle criticità emerse dalle valutazioni di Ispra e delle contestazioni espresse dalle associazioni.
Associazioni citate
- Enpa
- Lac
- Lav
- Legambiente
- Lipu-BirdLife Italia
- WWF Italia
