Condanna Cedu per sessismo stereotipato della pm: lItalia e il caso sulla resistenza nel sesso

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Condanna Cedu per sessismo stereotipato della pm: lItalia e il caso sulla resistenza nel sesso

Una pronuncia della Corte europea dei diritti dell’uomo riporta al centro della scena il modo in cui vengono trattati i casi di violenza domestica nelle fasi di indagine e giudizio. Al centro della vicenda c’è una donna francese, oggi 33enne, e i suoi due figli, coinvolti in un percorso che la Corte giudica caratterizzato da ritardi, stereotipi e una gestione ritenuta insufficiente delle tutele. La decisione arriva con una condanna dell’Italia per violazioni legate al divieto di trattamenti inumani e degradanti e al diritto al rispetto della vita privata e familiare.

condanna della cedU per gestione inadeguata del caso di violenza domestica

La causa trae origine da un ricorso presentato dalla vittima, anche a nome dei due figli, oggi rispettivamente di 15 e 12 anni. La Corte europea dei diritti dell’uomo ritiene che l’iter non abbia rispettato i requisiti richiesti dalla Convenzione, tra cui prontezza, accuratezza ed effettività nella gestione dell’accusa. La pronuncia sottolinea inoltre che le parole e le osservazioni rese dal pubblico ministero avrebbero generato una ulteriore vittimizzazione della denunciante, contribuendo a un percorso giudiziario non allineato agli standard europei.

Secondo quanto indicato nel comunicato relativo alla decisione, la Corte dispone il risarcimento: 15mila euro per ciascuno dei tre interessati, con ulteriori 15mila euro complessivi di spese legali.

frasi e stereotipi: motivazioni considerate “sessiste” e capaci di normalizzare la violenza

Le motivazioni della richiesta di archiviazione sono considerate, dalla Corte di Strasburgo, espressione di una cultura sessista e stereotipata da evitare nelle aule di giustizia. La Corte osserva che le decisioni fondate su stereotipi possono contribuire a normalizzare la violenza domestica.

convenzione europea e rischio di vittimizzazione secondaria

Nelle valutazioni riportate dai giudici europei emerge anche un collegamento con le segnalazioni del Grevio, il gruppo di esperti del Consiglio d’Europa contro la violenza sulle donne. La tendenza descritta riguarda magistrati che, nelle dinamiche intime, tendono a dare credito a stereotipi secondo cui la relazione sarebbe intrinsecamente basata su sottomissione, prevaricazione e possessività. In tale contesto, la Corte indica come tali impostazioni possano lasciare spazio alla possibilità che le vittime subiscano vittimizzazione secondaria proprio nelle sedi giudiziarie.

episodio del coltello e qualificazione come “scherzo di cattivo gusto”

Nel provvedimento richiamato dalla Corte viene evidenziato anche un passaggio in cui la pm aveva definito “scherzo di cattivo gusto” un coltello puntato dal convivente alla gola della donna. La Corte collega questo tipo di inquadramento alla mancata comprensione dei meccanismi complessi della violenza domestica, rilevando come non siano stati compiuti serî sforzi per ricostruire in modo completo la situazione dei denuncianti.

archiviazione, processo e udienza non svolta: ritardi denunciati dalla corte

La vicenda attraversa anche una fase procedurale influenzata dall’opposizione della vittima. La richiesta di archiviazione, inizialmente proposta, veniva respinta dal giudice per le indagini preliminari e l’uomo veniva rinviato a giudizio. Il comunicato specifica però che la prima udienza, prevista per gennaio 2025, apparentemente non si è mai tenuta.

percorso della tutela: struttura protetta e uscita soltanto a luglio 2024

All’apertura dell’inchiesta, nell’aprile 2021, madre e figli sono stati collocati in una struttura protetta. L’uscita dalla struttura avviene soltanto a luglio 2024, quando il Tribunale per i minorenni toglie al padre la responsabilità genitoriale. La Corte ritiene che questa lunga permanenza comporti conseguenze rilevanti.

rinchiusione prolungata e misure sproporzionate: violazione dell’obbligo di verifica

Secondo la Cedu, lasciare “rinchiuse” le vittime per oltre tre anni, mentre il presunto abusatore non risulta essere stato sottoposto a restrizioni, avrebbe determinato una violazione dell’obbligo di adottare misure proporzionate e di verificare regolarmente l’adeguatezza di tali misure.

La Corte indica inoltre che il periodo in struttura protetta avrebbe provocato conseguenze significative sulla salute fisica e psicologica dei bambini. Vengono richiamate serie restrizioni dei loro diritti e delle loro libertà fondamentali.

decisioni del tribunale minorile: moduli prestampati e mancato confronto con le denunce

Un ulteriore elemento contestato riguarda le decisioni del Tribunale per i minorenni, descritte come redatte “usando un modulo prestampato”. La Corte ritiene che tali decisioni non abbiano affrontato in modo adeguato le denunce di violenza domestica, con l’effetto di intensificare la sofferenza della denunciante e rafforzare in lei la convinzione che la violenza subita non fosse stata riconosciuta.

risarcimento stabilito dalla corte e impatto sulle persone coinvolte

Nel dispositivo reso noto con il comunicato relativo alla decisione, la Corte dispone un risarcimento che coinvolge la vittima e i due figli, con 15mila euro ciascuno e 15mila euro complessivi di spese legali.

persone citate nel procedimento

  • Vittima, cittadina francese 33enne
  • Due figli (di 15 e 12 anni)
“Nel sesso l’uomo deve vincere un po’ di resistenza”: Italia condannata alla Cedu per il “sessismo stereotipato” della pm
Categorie: PoliticaCronaca

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