Caso roggero, il procuratore: non fu difesa ma reazione violenta

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Caso roggero, il procuratore: non fu difesa ma reazione violenta

Le parole del procuratore capo di Asti Biagio Mazzeo ricostruiscono il cuore giuridico della vicenda che ha portato alla condanna di Mario Roggero: lo scarto tra la percezione pubblica e la valutazione in aula ruota attorno a un punto tecnico decisivo, ossia i confini della legittima difesa quando la reazione avviene in un momento in cui la minaccia non risulta più “in atto”.

condanna di mario roggero e reazione fuori dall’immediatezza

Secondo quanto riferito da Mazzeo, molti hanno ritenuto che Roggero avesse subito numerose rapine e che, di conseguenza, la sua reazione fosse stata immediata. La lettura dell’accusa, invece, distingue con precisione i fatti: vi sarebbe stata una sola rapina e, soprattutto, una reazione definita estremamente violenta a scoppio ritardato. Il procuratore sottolinea che questa differenza incide in modo determinante sulla possibilità di ricondurre la condotta nell’alveo della difesa.

Nel merito, Mazzeo ribadisce un passaggio centrale: è difficile qualificare come “difesa” la scelta di rincorrere dei rapinatori e aprire il fuoco mentre le persone si stanno allontanando. Anche quando gli aggressori vengono indicati come banditi, la valutazione resta ancorata alla fase in cui la reazione interviene.

articolo 52 del codice penale e presupposto della minaccia attuale

Il procuratore di Asti definisce la legittima difesa come un tema tecnico e con una struttura regolata dall’articolo 52 del codice penale. La norma, afferma, parte da un presupposto fondamentale: l’esistenza di un’esigenza reale di difendersi. In questa cornice può trovare spazio l’uso della violenza solo di fronte a una minaccia concreta e attuale.

Le immagini assumono un ruolo decisivo nella ricostruzione. Mazzeo afferma che Roggero avrebbe inseguito i rapinatori e avrebbe sparato quando questi erano già fuori dall’attività e in fuga. Se la minaccia risulta cessata, la reazione non sarebbe più inquadrabile come legittima difesa, ma come condotta qualificata come reazione, pur eventualmente comprensibile sul piano umano, ma non giustificabile sul piano giuridico.

proporzione tra bene in pericolo e bene offeso

Nel ragionamento dell’accusa rientra anche il concetto di proporzione. Mazzeo richiama l’idea che la legittima difesa comprenda un bilanciamento tra offesa e reazione, sostenendo che il bene della vita non può essere equiparato al bene materiale.

Inoltre, il procuratore aggiunge che, se gli spari fossero avvenuti all’interno del negozio durante la rapina, la Procura avrebbe chiesto l’archiviazione. Questa indicazione serve a evidenziare come, nella prospettiva dell’accusa, la diversa collocazione temporale della condotta avrebbe potuto incidere sulla valutazione complessiva.

legittima difesa non istituzionalizzabile: reazione e contesto temporale

Mazzeo formula una differenza netta tra la narrazione diffusa e la sostanza giuridica: non si tratterebbe di una reazione immediata, bensì di un comportamento che assumerebbe la forma di rivalsa a scoppio ritardato. Per questo motivo sostiene che non sia possibile istituzionalizzare una rivalsa simile, trasformandola in un criterio generalizzabile.

giudizi di merito e applicazione delle leggi

Il procuratore capo di Asti osserva che nel caso Roggero si sarebbero svolti tre gradi di giudizio con il coinvolgimento di numerosi magistrati. Nonostante il confronto e le fasi processuali, l’esito sarebbe stato identico, secondo la ricostruzione riportata. Da qui la posizione secondo cui le leggi vengono applicate e, se ritenute sbagliate, spetterebbe alla politica modificarle.

politica, modifiche normative e semplificazione dell’articolo 52

Mazzeo lega il dibattito politico a un’idea di contrasto: la discussione sarebbe alimentata dall’esigenza di far prevalere messaggi utili a ridisegnare la percezione del caso. In questa cornice cita anche l’ipotesi di azioni politiche finalizzate a intervenire sulla disciplina vigente, senza limitarsi al confronto interpretativo.

possibili riduzioni di pena e ruolo del legislatore

Per il magistrato, eventuali interventi dovrebbero riguardare il legislatore, con strumenti come meccanismi di riduzione della pena collegati all’

“Quella di Roggero non fu difesa ma una reazione violenta a scoppio ritardato: se alla politica non piace la legge la cambi”: parla il procuratore che lo accusò in aula
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