Borse false a portofino, sindaco assolto ma il conto lo paga la socia

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Borse false a portofino, sindaco assolto ma il conto lo paga la socia

Il caso legato alle borse e agli accessori con marchi contraffatti a Portofino continua a generare discussioni, ma emergono anche dettagli che cambiano il quadro. Il giudice di Genova, il 13 luglio, ha pronunciato un’assoluzione a favore di Matteo Viacava, sindaco di Portofino, con formula piena “per non aver commesso il fatto” nel rito abbreviato. Nei fatti contestati, però, la merce risultava concreta, sequestrata e documentata, mentre l’identificazione di chi abbia materialmente gestito la vendita rimane al centro delle ricostruzioni.

assoluzione Matteo Viacava per non aver commesso il fatto

Il 13 luglio il giudice di Genova ha assolto Matteo Viacava, sindaco di Portofino, con formula completa e conseguenza diretta sul piano penale: “per non aver commesso il fatto”. La decisione è stata adottata con rito abbreviato, con una linea difensiva che ha trovato spazio nelle comunicazioni delle ore successive.

Contestualmente, Viacava ha annunciato la ricandidatura e ha collegato l’accaduto alla “patologia del sistema”. Nel racconto mediatico sono stati citati anche giudizi su presunti effetti “flop” e ricostruzioni polemiche, ma rimane un nodo: ciò che è stato indicato come “fatto” e come motivo della contestazione.

merce contraffatta e documenti: 91 pezzi sequestrati

Secondo la ricostruzione, la contestazione non riguardava un’ipotesi astratta: durante l’indagine la Guardia di Finanza ha sequestrato novantuno articoli tra borse e accessori falsi con marchi come Hermès, Fendi, Chanel, Yves Saint Laurent. Il sequestro è stato eseguito nella tabaccheria del sindaco e, nei fatti narrati, gli articoli non sono mai tornati indietro.

vendita documentata: scontrino e tabaccheria intestata

Nel settembre 2023 l’inchiesta ricostruisce un acquisto in un negozio di circa tredici metri quadri sito sulla piazzetta più fotografata d’Italia, la tabaccheria intestata dal 2005 a Viacava. L’acquisto ha riguardato una borsa Fendi, una Chanel e una pochette, con un prezzo di 75 euro.

Uno dei documenti richiamati è lo scontrino datato 15 settembre 2023, con l’intestazione “Tabaccheria Viacava Matteo”, l’indirizzo Piazza Libertà 13 e la partita IVA 01529880997. La stessa partita IVA risulta intestata al sindaco in visura camerale, e la vendita viene descritta come uscita dalla sua cassa.

telefonata e spiegazioni: loghi “ispirati” e rifiuto della “robaccia cinese”

Due giorni dopo l’acquisto, nel racconto, Viacava avrebbe fornito una spiegazione telefonica: la merce sarebbe stata realizzata da “artigiani” con loghi “ispirati” ai marchi, non “registrati”“identici”. La linea comunicativa aggiungeva che non si trattava di “robaccia cinese”.

La stessa narrazione evidenzia una successiva evoluzione difensiva: nel tempo, il sindaco avrebbe cambiato versione, arrivando a sostenere che non avrebbe più dichiarato nulla quando ricontattato.

accusa per ricettazione e marchi contraffatti: sequestro e sparizione dagli scaffali

Le domande per Viacava, nella ricostruzione, derivano anche da un passaggio operativo: dopo l’uscita dell’articolo, la merce sarebbe stata rimossa dagli scaffali, ricomparendo in un locale adiacente. I militari del Nucleo di Rapallo e del Nom di Genova avrebbero sequestrato novantuno pezzi.

L’accusa, indicata come firmata dal procuratore aggiunto Francesco Pinto, si articola in due capi: ricettazione e vendita di prodotti con marchi contraffatti.

citazione a giudizio e “chi gestiva il locale”

La citazione a giudizio, secondo i fatti riportati, sarebbe arrivata nel ottobre 2025. In quella fase viene richiamata un’impostazione comunicativa attribuita al sindaco: “Di quello che succede lì dentro non rispondo io, chiedete a lei”.

Il riferimento “a lei” è identificato in Elisa Morello, indicata come socìa e, all’epoca, compagna, responsabile della gestione.

messa alla prova e responsabilità della gestione: scelta processuale

L’epilogo viene descritto come assoluzione per Viacava sul presupposto che il fatto non sarebbe stato commesso da lui. Nella ricostruzione, però, la merce contraffatta e la vendita risulterebbero comunque accertate sul piano sostanziale: borse false e vendita sarebbero state provate, con scontrino richiamato come elemento documentale. Il riferimento alla responsabilità viene quindi spostato su Elisa Morello.

avvocato Simone Vernazza: messa alla prova e chiusura civilistica

L’avvocato di Morello, Simone Vernazza, avrebbe spiegato la strategia in termini di convenienza processuale: invece di affrontare l’intero processo, sarebbe stata scelta la messa alla prova. In parallelo, viene indicata la chiusura “a livello civilistico con le case produttrici”.

Viene inoltre riportata una lettura della contraffazione definita “puerile”. La motivazione aggiunge che una scritta ricamata con un marchio sarebbe equivalente a una scritta locale, con l’obiettivo di sostenere l’assenza di un’offesa percepita come rilevante.

messa alla prova non avviata: procedimento ancora aperto

Un passaggio ridimensiona però i festeggiamenti: viene chiarito che la messa alla prova non sarebbe nemmeno partita. La gestione delle fasi risulta legata a contenuti da decidere e a un rinvio dell’udienza all’autunno, mentre il procedimento risulterebbe ancora aperto. Ne deriva un quadro in cui non risultano ancora condanne né una decisione pienamente esecutiva, con il procedimento descritto come sospeso.

risposte sui punti chiave: “questo non lo so”

Alla richiesta di spiegazioni sull’esito e su come Viacava sia “uscito pulito”, viene riportata una risposta definita “eloquente”: “Questo non lo so”. La replica viene associata all’avvocato Simone Vernazza, in relazione alla domanda su come sia stato possibile giungere all’assoluzione.

limiti delle dichiarazioni: legale Ernesto Monteverde e domanda senza risposta

Non chiarisce ulteriormente il quadro neppure la difesa associata a un altro legale, Ernesto Monteverde. La conferma fornita riguarda l’assoluzione, mentre sul merito vengono indicate intenzioni di trattare gli aspetti in aula. Alla domanda precisa su chi sia stato individuato come autore del reato, la risposta non sarebbe presente.

Nel racconto restano elementi oggettivi: borse false, sequestro e scontrino. L’indicazione dell’autore, invece, viene descritta come un’entità non identificata nella ricostruzione riportata.

tempi delle motivazioni e possibile appello: 90 giorni

Il quadro processuale rimane legato a dettagli tecnici. Le motivazioni dovrebbero essere depositate entro novanta giorni. Entro lo stesso termine la Procura può valutare un ricorso in appello. Nel frattempo, le celebrazioni collegate all’assoluzione vengono descritte come possibili, ma non definitive, con l’ipotesi di un secondo tempo legato al contenzioso.

promesse e stato degli archivi: borsa falsa vs reato non assolto

Viene riportato che Matteo Viacava prometterà di non avviare azioni legali e di prepararsi alla ricandidatura a sindaco. A chiusura, si aggiunge una postilla: la presenza di borse false non risulta smentita da alcun passaggio indicato come assolutorio; viene specificato che le borse false non sono state assolte, mentre l’esito riguarda un diverso perimetro giuridico.

principali soggetti citati

Nel contesto descritto compaiono diversi protagonisti, con ruoli distinti tra politica locale, gestione del negozio e difesa legale:

  • Matteo Viacava
  • Elisa Morello
  • Simone Vernazza
  • Ernesto Monteverde
  • Francesco Pinto
Borse false a Portofino, esulta il sindaco assolto ma il conto lo paga la socia
Categorie: PoliticaCronaca

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