Voto di scambio con aggravante mafiosa rinviato a giudizio ex capo di gabinetto di Toti in Regione Liguria
Una nuova fase giudiziaria prende forma nel quadro della maxi-inchiesta coordinata dalla Procura di Genova, che nel maggio 2024 aveva portato all’arresto per corruzione il governatore della Liguria dell’epoca. Al centro dell’attenzione torna la contestazione relativa a corruzione elettorale, con l’aggravante collegata all’agevolazione mafiosa, in un procedimento che coinvolge più imputati e che presenta già una scansione temporale definita.
Matteo Cozzani rinviato a giudizio per corruzione elettorale
Matteo Cozzani, indicato come ex capo di gabinetto di Giovanni Toti, è stato rinviato a giudizio per corruzione elettorale. La contestazione include l’aggravante dell’agevolazione mafiosa ed è inserita nella maxi-inchiesta genovese avviata anche dopo gli sviluppi del maggio 2024, quando era intervenuto l’arresto dell’allora governatore della Liguria. In quel procedimento, Toti è risultato uscito dal processo attraverso un patteggiamento.
Secondo l’accusa, sarebbero stati predisposti presunti pacchetti di voti riconducibili alla comunità originaria di Riesi (area di Caltanissetta), residente nel quartiere genovese di Certosa. Tali voti sarebbero stati indirizzati a candidati della lista Toti in occasione delle elezioni regionali del 2020. L’impianto accusatorio collega l’ottenimento dei voti a promesse di posti di lavoro attribuite a Cozzani, già sindaco di Portovenere in provincia della Spezia.
Processo fissato dal giudice: in aula il 16 settembre
Il giudice per l’udienza preliminare di Genova, Giorgio Morando, ha disposto l’avvio del processo. L’udienza è prevista per il 16 settembre. La stessa decisione riguarda, oltre a Cozzani, altri 11 imputati, con una ripartizione delle accuse che vede criteri differenti tra corruzione elettorale aggravata e corruzione elettorale semplice.
Aggravante mafiosa per 11 imputati nel procedimento
L’aggravante mafiosa viene contestata anche ai gemelli Arturo e Italo Testa, indicati come rappresentanti della comunità riesina. La contestazione comprende inoltre Venanzio Maurici, ex sindacalista della Cgil, che secondo l’impostazione accusatoria sarebbe il referente genovese del clan Cammarata di Cosa Nostra.
Per altri soggetti, invece, la contestazione riguarda la sola forma semplice della corruzione elettorale. In particolare, il consigliere regionale Stefano Anzalone e l’ex candidato della lista Toti Domenico Cianci dovranno rispondere di corruzione elettorale semplice.
Udienza preliminare rinviata e messa alla prova per sei imputati
Venerdì l’udienza preliminare è stata rinviata a novembre per la decisione sulla richiesta di messa alla prova avanzata da sei imputati. La data di novembre è quindi collegata all’esame delle istanze presentate, mentre la fase processuale disposta dal giudice prosegue con la calendarizzazione già fissata per il 16 settembre.
Stralcio della posizione di Paolo Piacenza per omessa denuncia
Nell’ambito dell’udienza preliminare, è stata anche stralciata la posizione dell’ex segretario generale dei porti di Genova e Savona Paolo Piacenza. Oggi Piacenza risulta presidente dell’autorità di sistema portuale dei mari Tirreno meridionale e Ionio.
Nei suoi confronti era stata formulata l’accusa di omessa denuncia legata all’occupazione abusiva di alcune aree portuali da parte dell’imprenditore Aldo Spinelli. Gli atti relativi a questa specifica posizione sono stati trasmessi ai pubblici ministeri, che dovranno emettere un decreto di citazione diretta a giudizio per Piacenza.
persone coinvolte nel procedimento
Il procedimento menziona diversi soggetti direttamente collegati alle contestazioni:
- Matteo Cozzani
- Arturo Testa
- Italo Testa
- Venanzio Maurici
- Stefano Anzalone
- Domenico Cianci
- Paolo Piacenza
- Aldo Spinelli
- Giovanni Toti
