Strage politica trasforma i condannati in vittime

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Strage  politica trasforma i condannati in vittime

Il ricordo della strage ferroviaria di Viareggio torna al centro del confronto pubblico con un messaggio pensato per riportare ordine nel dibattito e riconsegnare la vicenda al suo perimetro naturale: la memoria delle vittime e l’esito di un percorso giudiziario durato diciassette anni. A distanza di giorni dall’anniversario del 29 giugno 2009, l’Associazione Il Mondo che Vorrei e il collegio degli avvocati che hanno rappresentato le parti civili scelgono l’intervento pubblico dopo le polemiche seguite all’ingresso in carcere dell’ex amministratore delegato delle Ferrovie, Mauro Moretti.

strage di viareggio e replica al dibattito politico

Il tono del comunicato si presenta deciso già dalle prime righe: il momento viene definito giorno di raccoglimento e commozione, mentre desta addoloramento e amarezza la tendenza, attribuita alla politica, a trasformare i condannati in vittime. Nel quadro delle discussioni recenti, secondo i firmatari, l’attenzione si sarebbe concentrata più sulla sorte dei manager condannati che sul lungo iter che ha portato alle sentenze definitive.

La posizione espressa richiama anche una critica specifica: viene segnalata la sorpresa per il fatto che “illustri avvocati” contestino decisioni ormai consolidate, sottolineando che tali esiti non derivano da una singola pronuncia, ma da un processo articolato, composto da quasi due decenni di confronti e sette gradi di giudizio, con l’intervento di decine di magistrati.

la notte del 29 giugno 2009: disastro, vittime e percorso giudiziario

il treno merci 50325 e l’esplosione a viareggio

Nella notte del 29 giugno 2009 il treno merci numero 50325, partito da Trecate e diretto a Gricignano con un carico di Gpl, deragliò all’altezza della stazione di Viareggio. Quattro dei quattordici carri cisterna si ribaltarono: uno si squarciò, il gas invase il quartiere e seguì l’esplosione. Le fiamme avvolsero le case e colpirono le persone che dormivano o che si trovavano in strada.

Nel comunicato vengono richiamati numeri precisi: trentadue morti e decine di feriti, con una città segnata in modo permanente. Da quella notte ha preso avvio un procedimento giudiziario definito tra i più complessi della storia italiana, con un susseguirsi di eccezioni, rinvii, annullamenti, prescrizioni e nuovi giudizi. In tutto diciassette anni in cui i familiari hanno continuato a presentarsi in aula, anche con cambiamenti dei collegi e dei magistrati.

condanna per il disastro e prescrizione per gli omicidi colposi

Secondo quanto indicato, per Mauro Moretti è rimasta una condanna definitiva a cinque anni di reclusione per il solo disastro ferroviario colposo. Gli omicidi colposi, invece, sono stati dichiarati prescritti dopo che la Cassazione non ha riconosciuto l’aggravante relativa alla violazione delle norme sulla sicurezza del lavoro.

Il comunicato richiama anche una lettura coerente con la decisione: gli imputati avrebbero accolto favorevolmente l’esito, perché avrebbe escluso la parte più grave dell’imputazione. Il testo cita la sentenza della Suprema Corte di Cassazione dell’8 gennaio 2021, evidenziando che la pronuncia, “peraltro apprezzata dagli imputati”, ha accertato in modo irrevocabile le responsabilità degli amministratori delegati, includendo lo stesso Moretti, sulla base di principi di diritto consolidati.

responsabilità colposa di moretti: obblighi organizzativi e prevenzione

Nel comunicato viene contestata una rappresentazione ritenuta distorta del contenuto giudiziario: viene espressa l’osservazione che si parli di responsabilità oggettiva degli amministratori delegati, con timori per i manager e con effetti indicati come disincentivo per gli investitori. Secondo i firmatari, i giudici avrebbero invece applicato i principi comuni della responsabilità colposa, legati a un sistema volto alla prevenzione dei rischi.

È specificato che nessun giudice avrebbe sostenuto che Mauro Moretti fosse responsabile perché avrebbe dovuto controllare personalmente il carro cisterna deragliato o l’assile spezzatosi quella notte. L’impianto accusatorio, confermato fino alla Cassazione, si fonda su un dovere diverso: chi guida un’organizzazione complessa avrebbe l’obbligo di predisporre un sistema capace di prevenire rischi già conosciuti.

rischi noti dal 2005 e doveri di organizzazione

La sentenza richiamata, relativa al gennaio 2021, viene presentata come centrale: “i rischi connessi a una non adeguata manutenzione degli assili dei carri merci erano ben noti agli addetti ai lavori quando si verificò la strage di Viareggio”. Si afferma inoltre che, già dal 2005, nel settore ferroviario sarebbe stato conosciuto il rischio di rottura degli assili derivante da corrosioni o da difetti non eliminati durante la manutenzione. Da tale consapevolezza discenderebbe, secondo i giudici di legittimità, l’obbligo di adottare misure organizzative ulteriori rispetto agli standard allora in vigore.

La responsabilità, secondo la ricostruzione del comunicato, non sarebbe legata alla sola posizione apicale “in astratto”, ma al ruolo esercitato concretamente.

le sentenze: co-gestione della sicurezza e conferme ai vari gradi

da corte d’appello a cassazione: poteri diretti e ruolo di co-gestore

Secondo quanto riportato, la responsabilità di Moretti viene ricostruita prima dalla corte d’appello di firenze e poi confermata dalla cassazione. È indicato che Moretti non si sarebbe limitato a impartire indicazioni strategiche alla holding: avrebbe esercitato un controllo diretto sulle società del gruppo, fino a configurare, nelle parole dei giudici, un ruolo di co-gestore nel settore della sicurezza del trasporto ferroviario.

Viene inoltre ricordato che la Cassazione avrebbe sottolineato come, anche dopo la cessazione della guida di Rete Ferroviaria Italiana, sarebbero rimasti “forti poteri di controllo e di indirizzo” sulle società collegate. Questa circostanza contribuirebbe a definire il perimetro della sua posizione di garanzia.

sentenza non isolata e responsabilità in sette gradi di giudizio

Il testo evidenzia che Moretti sarebbe stato ritenuto responsabile sia come amministratore delegato di rfi spa sia come amministratore delegato della holding fsi spa, per aver esercitato la direzione e il coordinamento del gruppo con modalità considerate rigide. La prova richiamata nel processo sarebbe stata costruita tramite un’vasta istruttoria documentale e testimoniale.

Nel comunicato si afferma anche che non si tratterebbe di una sentenza isolata o innovativa: viene richiamato che gli amministratori delegati Moretti, Soprano e Elia sarebbero stati dichiarati responsabili del disastro ferroviario di Viareggio e condannati dal tribunale di lucca e da tutti gli altri giudici di merito e legittimità. La cifra riportata è di 27 magistrati in sette gradi di giudizio.

principi giuridici consolidati e richiamo al caso thyssenkrupp

Un ulteriore passaggio richiama che i principi applicati sarebbero quelli consolidati della responsabilità colposa, già presenti nel processo per il tragico rogo ThyssenKrupp. Il comunicato chiude con l’idea che il giorno dell’anniversario non debba diventare terreno di una nuova contrapposizione politica, ma restare dedicato alla memoria delle trentadue persone morte quella notte, colpite dall’esplosione e dalle fiamme.

firmatari e figure citate nel comunicato

Nel messaggio vengono citati i soggetti coinvolti nella comunicazione e alcuni nominativi rilevanti per la ricostruzione giudiziaria e organizzativa.

  • daniela rombi
  • enrico marzaduri
  • riccardo carloni
  • gabriele dalle luche
  • filippo antonini
  • tiziano nicoletti
  • mauro moretti
  • soprano
  • elia
“Addolora che la politica trasformi i condannati in vittime”, i familiari dei morti nella strage di Viareggio. “Moretti e gli altri dichiarati responsabili da 27 magistrati in 7 gradi di giudizio”
Categorie: PoliticaCronaca

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