Sistema sorrento relazione choc sui clan e il comune
Una relazione lunga quasi 180 pagine delinea un quadro giudicato particolarmente critico riguardo a Sorrento, descrivendo un livello di permeabilità dell’amministrazione comunale verso interessi e metodi riconducibili alla criminalità organizzata. Il documento mette in luce dinamiche che coinvolgerebbero scelte pubbliche, procedure amministrative e controlli interni, fino a delineare una compromissione ritenuta concreta, stabile e significativa della capacità dell’ente di autodeterminarsi secondo legalità.
commissione d’accesso e quadro di gravità a sorrento
La commissione d’accesso, presieduta dal vice prefetto Vincenzo Chietti, ha accertato a Sorrento “un quadro di eccezionale gravità”. Secondo le conclusioni, i molteplici elementi raccolti convergerebbero in modo univoco nel mostrare una condizione di permeabilità dell’ente comunale rispetto a interessi, logiche e metodi riconducibili alla criminalità organizzata.
Il testo attribuisce inoltre alla gestione dell’ex sindaco Massimo Coppola la responsabilità di aver piegato la funzione pubblica a finalità di illecito arricchimento personale. La stessa valutazione riguarda l’inquinamento, ritenuto stabile, di procedure di affidamento, gare pubbliche, flussi finanziari e scelte amministrative. Ne deriverebbe una compromissione della capacità dell’ente di agire in modo autonomo nel rispetto della legalità, indicata come strutturale e non marginale.
attività e contesti descritti dalla commissione
Secondo quanto riportato, i lavori ispettivi riconducono la presenza di un sistema criminale collaudato, seriale e profondamente radicato. In tale cornice, la commissione evidenzia anche rapporti fiduciari con esponenti ritenuti contigui ad ambienti criminali.
rapporti con criminalità organizzata e condizionamenti
La relazione attribuisce a Massimo Coppola rapporti fiduciari con un soggetto indicato come M. T., descritto come pluripregiudicato e contiguo al clan D’Alessandro, collocato in dinamiche estorsive aggravate dal metodo mafioso nella penisola sorrentina.
Nel medesimo contesto viene richiamata anche l’inazione del comune rispetto all’azione sistematica di delegittimazione, diffamazione pubblica e pressione indiretta ai danni di amministratori e funzionari comunali. L’azione sarebbe attribuita a un noto pregiudicato di Sorrento, indicato come M. S.
metodologie di condizionamento descritte nella relazione
La commissione afferma che gli elementi emersi mostrano come un soggetto con rilevanti precedenti, collegamenti familiari con ambienti criminali e interessi personali confliggenti con l’azione amministrativa e l’interesse pubblico avrebbe esercitato nel tempo una pressione ambientale costante. Le modalità indicate comprendono campagne mediatiche attraverso social, striscioni sulla pubblica via, post diffamatori e un utilizzo improprio di notizie riservate provenienti dall’interno del comune.
Le conclusioni sottolineano che, in tale scenario, l’ente non avrebbe predisposto una reazione istituzionale adeguata, arrivando a confermare la presenza di una struttura amministrativa considerata cedevole, tollerante e vulnerabile rispetto a dinamiche di intimidazione indiretta.
mancata tutela dei funzionari e marginalizzazione del personale
Un passaggio decisivo delle conclusioni riguarda la mancata tutela dei funzionari esposti alle aggressioni descritte. La relazione collega questa mancata protezione alla loro marginalizzazione o allontanamento, interpretati come elementi che confermerebbero l’esistenza di una struttura amministrativa ritenuta incapace di contrastare efficacemente pressioni esterne.
salvatore langellotto e vicenda boxlandia tra autorizzazioni e inerzie
La commissione dedica inoltre un’ampia sezione all’imprenditore edile Salvatore Langellotto, indicato come pregiudicato per concorso esterno in associazione camorristica. Nella ricostruzione, Langellotto risulta in carcere per condanne definitive per reati di bancarotta.
Al centro della vicenda viene posta la contestazione legata a “Boxlandia”: si tratta dei 252 garage che le imprese della famiglia Langellotto avrebbero dovuto realizzare in un ex agrumeto di Vico III Rota. Il progetto risulterebbe essere stato bloccato dalle denunce del Wwf e dalle condanne della magistratura di Torre Annunziata.
Oggi l’area risulterebbe inserita in una procedura di confisca non del tutto conclusa. La relazione, inoltre, segnala un insieme di elementi: anomalie autorizzative, inerzie procedimentali, dilazioni nell’attivazione dei poteri repressivi e cointeressenze societarie attribuite all’ex sindaco Giuseppe Cuomo con la famiglia Langellotto.
connessioni con amministrazione e scelte di personale
Tra le circostanze indicate dai commissari rientra anche la successiva permanenza, persino sotto l’amministrazione Coppola, di figure tecniche già coinvolte in quella vicenda. La commissione considera tali elementi come un quadro che andrebbe oltre la sola illegittimità amministrativa, configurandosi come indice di una stabile capacità di interlocuzione e di una cedevolezza dell’ente locale rispetto alla pressione di un centro di interessi ritenuto criminalmente controindicato.
Nella stessa prospettiva viene indicata anche l’assunzione del figlio presso il comune.
proposta di scioglimento e decisione politica delle istituzioni
Come ricostruito, la commissione d’accesso e il prefetto di Napoli Michele di Bari avrebbero chiuso i lavori ispettivi proponendo lo scioglimento del comune di Sorrento per infiltrazioni camorristiche e il prolungamento della stagione commissariale.
La risposta governativa risulterebbe diversa: il ministero dell’Interno, indicato con Matteo Piantedosi, avrebbe disposto soltanto prescrizioni, consentendo lo svolgimento delle elezioni regolarmente. La vittoria sarebbe andata al neo sindaco Corrado Fattorusso.
Nei giorni successivi, Fattorusso avrebbe nominato gli assessori e assegnato la delega di vice sindaco a Ivan Gargiulo, consigliere Pd che avrebbe denunciato scandali riconducibili al cosiddetto “sistema sorrento”. La ripartenza della nuova giunta viene collegata alla consapevolezza delle ragioni del rischio di precipitare in un baratro amministrativo.
figure istituzionali e nominativi richiamati nella relazione
La relazione e la ricostruzione dei lavori ispettivi includono i seguenti nominativi:
- Vincenzo Chietti
- Massimo Coppola
- Michele di Bari
- Francesco Tartaglione
- Giuseppe Donno
- Carmine Mascolo
- Corrado Fattorusso
- Ivan Gargiulo
- Matteo Piantedosi
- Salvatore Langellotto
- Giuseppe Cuomo
- M. T.
- M. S.
