Riforma della caccia in Senato tra critiche Ue e consiglio d’Europa

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Riforma della caccia in Senato tra critiche Ue e consiglio d’Europa

La riforma della caccia, dopo mesi di pressioni e manovre, torna al centro del confronto istituzionale: a poco più di un anno dalla scadenza della legislatura, il disegno di legge che mira a stravolgere la legge 157/92 approda in Senato. L’obiettivo del centrodestra ruota attorno all’approvazione del ddl 1552 (indicato come ddl Malan) e alla ricerca di consensi in un blocco di interessi che include cacciatori, mondo agricolo e armieri.

riforma caccia legge 157/92: ddl 1552 in arrivo in senato

La proposta nasce con un percorso politico già segnato da tentativi precedenti. Due anni fa una iniziativa della Lega non era riuscita a far passare la modifica, mentre in seguito si è registrata una parziale sconfitta legata a una diversa impostazione dell’iter. Ora, con il centrodestra presentato come unito, la spinta verso l’esame e l’approvazione del disegno di legge 1552 si colloca a ridosso di un traguardo temporale ravvicinato.

interessi convergenti: cacciatori, agricoltura e armieri

Il disegno politico attribuisce valore elettorale e sociale a tre filoni principali. Il primo riguarda cacciatori e associazioni del settore; il secondo mette al centro mondo agricolo, indicato come già coinvolto nell’attività venatoria; il terzo richiama gli armieri. La pressione nei palazzi del potere viene descritta come particolarmente intensa, con l’idea di fare della riforma una leva capace di incidere in modo diretto su pratiche e regole.

emendamenti e interventi già ottenuti: strade alternative alla legge

Parallelamente alla riforma, viene riportato che diverse finalità del centrodestra sarebbero state perseguite tramite emendamenti e modifiche inserite in altri provvedimenti. L’impostazione indicata punta a ottenere risultati attraverso passaggi meno visibili, con effetti comunque rilevanti su aree protette e organizzazione economica del settore.

emendamento foti: sparare in aree protette e parchi urbani

Il primo snodo individuato è l’emendamento Foti inserito durante l’approvazione della legge di bilancio 2022, quando il governo era appena entrato in carica. La norma, una volta approvata, consentirebbe di sparare nelle aree protette e nei parchi urbani.

norme su valichi montani, aziende faunistico-venatorie e fondi pac

Successivamente, l’obiettivo viene descritto come quello di aggirare vincoli collegati a divieti precedenti. Dopo il divieto del Consiglio di Stato, la proposta richiamata sarebbe stata reinserita in una legge sulla Montagna, con l’effetto di consentire la pratica anche su aree considerate oggetto di stop.

Un ulteriore cambiamento riguarda la trasformazione delle aziende faunistico-venatorie in realtà con scopo di lucro. È indicato che tale modifica sarebbe prevista entro la fine del 2025. Collegata a questa impostazione, viene citata l’esultanza di Coldiretti e la prospettiva, per i proprietari riconosciuti come agricoltori, di accedere ai fondi della pac.

ispra e nomina presidente: criticità sull’impostazione

Nella ricostruzione del percorso politico figura anche un riferimento all’attacco all’Ispra, con tentativi di depotenziarla indicati come continui. Viene inoltre menzionata la nomina a presidente, attribuendole carattere di novità storica: per l’istituto, indicato come orientato a funzioni scientifiche e di indipendenza, viene segnalata l’attribuzione del ruolo a una figura non tecnica, vale a dire la ex senatrice di Forza Italia Alessandra Gallione.

iter parlamentare: commissioni e scelte controverse del ddl malan

Il percorso nelle commissioni Ambiente e Agricoltura a Palazzo Madama viene presentato come, salvo eccezioni, lineare. Dopo l’esame di oltre 2mila emendamenti, il centrodestra risulterebbe aver approvato quasi tutto ciò che desiderava. Restano tuttavia riferiti passaggi capaci di evidenziare frizioni interne, ripensamenti e correzioni.

apertura alla caccia agli stambecchi: marcia indietro dopo le proteste

Una delle ipotesi più criticate riguarderebbe l’intenzione di aprire la caccia agli stambecchi, specie descritta come sopravvissuta all’estinzione provocata dai cacciatori nella seconda metà dell’Ottocento e ritenuta ancora fragile. La misura avrebbe avuto durata limitata: dopo le proteste del mondo scientifico e accademico, la maggioranza avrebbe fatto marcia indietro, con un intervento attribuito direttamente a Francesco Lollobrigida volto a ripristinare il divieto assoluto di caccia.

divieto sparare da fattorie didattiche e distanza: ritiro dopo l’insurrezione venatoria

Un caso descritto come “curioso” riguarda il subemendamento di Bartolomeo Amidei (FdI), collegato a un precedente orientamento sul tema dei fucili ai 16enni. In questa circostanza, però, viene attribuita una modifica giudicata condivisibile: il raddoppio della distanza entro cui sarebbe vietato sparare da fattorie didattiche, agriturismi e aziende agricole, passando da 150 a 300 metri.

La reazione nel mondo venatorio viene indicata come immediata: il provvedimento sarebbe stato ritirato.

munizioni al piombo nelle zone umide: adeguamento a obblighi ue e dubbi applicativi

Chiuso il capitolo delle criticità interne, viene trattato l’uso di munizioni al piombo nelle zone umide. La maggioranza si sarebbe dovuta adeguare alle richieste dell’Unione europea, che avrebbe avviato una procedura d’infrazione. Per evitare sanzioni, viene riportato che sarebbe stato ripristinato il divieto delle specifiche munizioni nei pressi di laghi, torbiere e pantani.

La misura viene descritta come capace di generare confusione per chi caccia nelle zone umide temporanee, per l’impostazione dell’emendamento e i riferimenti alla delimitazione delle aree.

rilievi ue e consiglio d’europa: richiami internazionali sul ddl 1552

Accanto alle dinamiche interne, viene segnalato un nodo politico giudicato più rilevante per il governo: un intoppo che riguarda la compatibilità del ddl con il diritto europeo e con obblighi internazionali. Poco più di un mese prima della ricostruzione, grazie alle associazioni Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu e Wwf Italia, sarebbe emersa una comunicazione della Commissione europea tramite la Direzione generale Ambiente indirizzata al Mase.

direttive ue habitat e uccelli: rischi di conflitto normativo

Nella lettera viene indicato che le modifiche proposte dal ddl Malan rischierebbero di entrare in conflitto con la Direttiva Habitat e con la Direttiva Uccelli. Secondo quanto riportato, la conseguenza possibile sarebbe l’avvio, per l’Italia, di una procedura d’infrazione.

La comunicazione viene associata anche a una gestione non trasparente: risulterebbe che la lettera risalisse a dicembre e che fosse diventata pubblica solo grazie all’intervento delle associazioni animaliste e ambientaliste.

convenzione di berna e richiesta di chiarimenti formali al mase

Viene riportata inoltre l’esistenza di una ulteriore protesta, questa volta attribuita al Consiglio d’Europa, con riferimento al Comitato permanente della Convenzione di Berna. La senatrice Aurora Floridia, indicata come presidente del Network per un ambiente sano al Consiglio d’Europa, dichiara che, dopo la segnalazione sulle gravi criticità del ddl 1552 sulla caccia, sarebbe stata inviata una formale richiesta di chiarimenti al Mase.

La richiesta viene descritta come di “enorme rilevanza”, perché l’Italia dovrebbe dimostrare compatibilità giuridica e scientifica del disegno di legge con gli obblighi derivanti dalla Convenzione di Berna.

richiami alle istituzioni: tutela della fauna selvatica e blocco delle commissioni

La comunicazione viene collegata a un avvertimento: se il governo dovesse proseguire senza modifiche sostanziali, verrebbero attivate ulteriori procedure previste dalla Convenzione di Berna. Nel testo riportato viene ribadito che la fauna selvatica non dovrebbe “pagare” il prezzo di scelte politiche ritenute non allineate ai richiami.

Viene inoltre richiamato il contesto di difficoltà crescente per molte specie, associate agli effetti del cambiamento climatico. Nell’argomentazione presentata, il contrasto principale riguarda la scelta di estendere l’attività venatoria in un momento in cui la tutela della fauna selvatica viene indicata come prioritaria. È presente anche un riferimento alla necessità di fermarsi prima dell’arrivo in Aula, con il sostegno di dubbi sulla compatibilità con il diritto internazionale ed europeo.

strategia normativa 2023-2026: modifiche ripetute e criticità persistenti

La contestazione viene collocata anche in un quadro più ampio, descritto come una strategia normativa avviata a partire dal 2023. Secondo la ricostruzione citata, in tre anni sarebbero stati adottati otto interventi legislativi che avrebbero modificato la legge sulla caccia in 23 punti, agendo più volte sugli stessi articoli senza risolvere le criticità indicate, con l’effetto di contribuire ad aggravarle.

punto di vista sulla tutela giuridica della fauna

La valutazione riportata viene attribuita a Domenico Aiello, Responsabile tutela giuridica di Natur, con l’indicazione che le modifiche successive avrebbero finito per non chiarire i problemi originari e per mantenere la situazione di rischio su più fronti.

Personalità e nomi citati:

  • Francesco Bruzzone
  • Francesco Lollobrigida
  • Bartolomeo Amidei
  • Alessandra Gallione
  • Aurora Floridia
  • Domenico Aiello
Caccia, la riforma “spara-tutto” arriva in Senato: bocciata dall’Ue e ora pure dal Consiglio d’Europa, perché la legge è “pericolosa per la fauna e per noi”
Categorie: PoliticaCronaca

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