Processo contro silenzio, menzogna e depistaggi: Giulio privato della condizione di essere umano

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Processo contro silenzio, menzogna e depistaggi: Giulio privato della condizione di essere umano

Il processo sul sequestro, le torture e l’omicidio di Giulio Regeni si è chiuso nella fase dibattimentale e ha avviato la requisitoria del pubblico ministero nell’Aula bunker di Rebibbia a Roma. Le parole del pm Sergio Colaiocco hanno delineato una vicenda giudiziaria presentata come un percorso costruito contro il silenzio, la mancata collaborazione e i depistaggi, atteso da anni e reso possibile dalla determinazione di chi ha continuato a cercare verità e responsabilità.

requisitoria pm colaiocco: un processo contro silenzio e menzogna

Nel giorno più atteso, Colaiocco ha aperto la requisitoria affermando che il procedimento non sarebbe stato “come gli altri”. Secondo il pubblico ministero, l’azione giudiziaria si sarebbe confrontata fin dall’inizio con un sistema di ostacoli e con resistenze tali da rendere evidente una conclusione che definisce “semplice quanto drammatica”. Il pm ha collegato l’evoluzione del caso anche alle dinamiche politiche e commerciali nell’asse tra Roma e il Cairo, indicate come elementi di contesto legati alla realpolitik.

Colaiocco ha sostenuto che, seguendo un “ordine naturale delle cose”, i fatti avrebbero dovuto essere accertati e giudicati nel luogo in cui si sarebbero verificati. Ha quindi sottolineato che l’Egitto avrebbe dovuto ricercare i responsabili, assicurare le prove e offrire una risposta di giustizia alla vittima e alla comunità internazionale. A fronte di ciò, il quadro descritto dal pm sarebbe stato opposto: opacità, chiusure e una chiara difficoltà a raggiungere la verità.

sequestro e tortura protratta: la ricostruzione del pm

La parte centrale della requisitoria ha riguardato la natura delle condotte oggetto di giudizio. Per il pm, ciò che sarebbe in discussione non coinciderebbe con la semplice soppressione di una vita, ma con l’esercizio metodico della violenza su una persona definita inerme. Colaiocco ha collegato tale violenza al sequestro di una persona sottratta a garanzie e alla tortura protratta presentata come strumento di dominio.

Nel percorso argomentativo, la figura del ricercatore è stata ricondotta al suo nome e alla sua storia: Giulio Regeni. Il pm ha indicato date e circostanze essenziali: la scomparsa in Egitto, avvenuta il 25 gennaio 2016, e il ritrovamento senza vita, con visibili segni di tortura, il 3 febbraio lungo la strada tra il Cairo e Alessandria.

pista inglese: esclusione di elementi utili secondo la procura

Colaiocco ha richiamato con forza le analisi relative alla cosiddetta pista inglese, sostenendo che ogni elemento raccolto sarebbe stato approfondito, verificato e analizzato in più direzioni. La conclusione indicata dal pubblico ministero è netta: da quel versante non sarebbe emerso alcun elemento utile per ricostruire sequestro, torture e omicidio di Giulio Regeni.

Secondo la lettura proposta, le tesi richiamate nel tempo verrebbero ricondotte a propaganda e a falsi impianti. Le responsabilità, invece, sarebbero da cercare nel contesto egiziano attribuito ad Al Sisi e negli apparati di intelligence del Cairo.

giulio regen i non era una spia: elementi ricordati dal pm

Il pm ha ribadito con una formula categorica che Giulio Regeni non era una spia. Colaiocco ha indicato che, rispetto all’attività svolta da Regeni nel Regno Unito, ogni aspetto sarebbe stato chiarito in modo definitivo. In particolare, sarebbero stati indicati i rapporti scientifici tra Giulio e la professoressa Maha Abdelrahman prima della partenza per il Cairo.

Secondo quanto riferito dal pubblico ministero, anche le relazioni attribuite alla professoressa con la Fratellanza Musulmana o con apparati di intelligence britannici resterebbero confinate sul piano della mera illazione. Ulteriore elemento sottolineato riguarda l’assenza assoluta di qualsiasi dato che possa anche solo far ipotizzare un collegamento tra Giulio Regeni e i servizi di intelligence del Regno Unito.

Da questa impostazione, il pm ha ricostruito Giulio Regeni come cittadino italiano, giovane ricercatore e uomo libero. Il 25 gennaio 2016, entrerebbe in una zona in cui, secondo l’accusa, il diritto cessa di esistere e subentra la forza. Da quel momento, Regeni verrebbe descritto come corpo sequestrato e destinatario di violenza, oggetto di potere assoluto per chi lo detiene.

imputati e capi d’accusa nel processo per sequestro e omicidio

Il procedimento vede imputati quattro 007 egiziani legati al regime di Al Sisi. Sono indicati Usham Helmi, il generale Sabir Tariq e i colonnelli Athar Kamel Mohamed Ibrahim e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif. La contestazione principale riguarda il reato di sequestro di persona pluriaggravato. Per quanto riguarda Sharif, risultano contestati anche concorso in lesioni personali aggravate e concorso in omicidio aggravato.

Dopo la reiezione delle ultime eccezioni sollevate dalle difese, la presidente della Corte d’Assise, Paola Roja, ha dichiarato chiuso il dibattimento, avviando la fase della requisitoria. La sentenza è attesa a settembre.

ostinazione della famiglia regen i e ruolo della procura di roma

Il proseguimento del processo viene ricondotto all’ostinazione della famiglia Regeni, composta da Paola Deffendi e Claudio Regeni, assistiti dall’avvocata Alessandra Ballerini. Nell’ambito della ricostruzione proposta, viene evidenziato il tempo di attesa: 10 anni e mezzo per arrivare al momento della requisitoria.

Ballerini ha descritto il carico emotivo e la responsabilità legati all’udienza, richiamando aspettative e partecipazione di numerosi italiani. Nel quadro delineato, si ricordano anche le ingiustizie subite e la scelta della pacificazione con il Cairo, descritta attraverso vendite di armi e sfilate di ministri, oltre ai rapporti commerciali ristabiliti, secondo quanto ripetutamente ricordato insieme ai genitori di Giulio.

Colaiocco ha collegato il fatto che il processo sia andato avanti alla magistratura italiana, presentata come determinata nonostante la mancata collaborazione dell’Egitto. Nel ragionamento del pm, senza un’azione giudiziaria in Italia, la verità rischierebbe di rimanere sommersa e la morte di Regeni consegnata all’oblio. La giurisdizione italiana viene descritta come assunzione delle proprie responsabilità, con l’affermazione che tortura e omicidio non potrebbero trovare riparo dietro i confini, né essere protetti dalla ragion di Stato come ragione di impunità.

verità e giustizia secondo mattarella nel decennale della morte

La requisitoria ha richiamato anche le parole del capo dello Stato nel decennale della morte. Colaiocco ha riferito che Sergio Mattarella avrebbe sottolineato l’esigenza che verità e giustizia non si prestino a compromessi, a tutela delle aspettative di chiarezza dei familiari e dei principi fondanti dell’ordinamento costituzionale e sociale, con l’impegno a fare piena luce su circostanze e responsabilità legate al tragico destino di Regeni.

principali figure citate nella requisitoria e nel racconto del processo

Nel corso della requisitoria e delle parti riportate risultano richiamati diversi protagonisti della vicenda giudiziaria e della ricostruzione dei fatti:

  • Sergio Colaiocco, pm
  • Paola Roja, presidente della Corte d’Assise
  • Giulio Regeni, ricercatore
  • Usham Helmi, imputato
  • Sabir Tariq, generale, imputato
  • Athar Kamel Mohamed Ibrahim, colonnello, imputato
  • Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, imputato
  • Paola Deffendi, famiglia Regeni
  • Claudio Regeni, famiglia Regeni
  • Alessandra Ballerini, avvocata
  • Maha Abdelrahman, professoressa
  • Sergio Mattarella, presidente della Repubblica
“Processo contro silenzio, menzogna e depistaggi. Giulio Regeni privato della condizione di essere umano”, la requisitoria del pm Colaiocco
Categorie: PoliticaCronaca

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