Parata del 2 giugno, preti contro la partecipazione dei cappellani militari: non è la nostra chiesa

• Pubblicato il • 5 min
Parata del 2 giugno, preti contro la partecipazione dei cappellani militari: non è la nostra chiesa

La parata militare del 2 giugno ha riacceso un confronto acceso e multiforme, intrecciando gesti di cerimonia, posizioni ecclesiali e reazioni sui social. Accanto alle figure istituzionali presenti sullo scenario, la decisione di coinvolgere anche i sacerdoti con le stellette ha sollevato discussioni immediate, soprattutto per il valore simbolico attribuito alla presenza dei cappellani militari nello spazio pubblico della sfilata.

parata del 2 giugno e presenza dei cappellani militari

Nel corso della sfilata del 2 giugno è stato scelto di far partecipare i cappellani militari, creando un collegamento visibile tra l’ambito religioso e quello delle celebrazioni dedicate alle forze armate. La reazione di diversi esponenti cattolici ha evidenziato la presenza di un dissenso che si è manifestato in modo diretto, con argomentazioni centrate sul significato della missione dei sacerdoti e sul posto che essa dovrebbe avere nelle cornici istituzionali.

critiche espresse sui social e temi ricorrenti

Tra le prese di posizione circolate online, alcune hanno concentrato l’attenzione sul fatto che la presenza dei cappellani militari sarebbe stata letta come un elemento inserito nell’“apparato celebrativo delle armi”. In questo quadro, il sacerdote Antonio Solla ha commentato la partecipazione a una sfilata di soldati, mentre il sacerdote don Alfredo Jacopozzi, responsabile cultura della diocesi di Firenze, ha posto l’accento sulla contraddizione percepita tra il ruolo religioso e l’idea di una benedizione associata alle armi.

Le critiche hanno assunto anche la forma di commenti collettivi, con molte persone che si sono unite alle obiezioni, sintetizzando il dissenso nel rifiuto del presupposto secondo cui la sfilata rispecchierebbe l’ambito proprio della Chiesa.

fronte dei preti contro la sfilata: “non è la nostra chiesa”

Il dibattito ha portato alla definizione di un fronte di preti contrario alla partecipazione dei cappellani militari alla parata. La contestazione si è agganciata allo slogan “Non è la nostra Chiesa” e all’idea che la missione dei sacerdoti debba essere svolta secondo un’impostazione diversa, richiamando la necessità di un’altra finalità rispetto all’esposizione pubblica collegata alla sfilata.

posizione della cei contro la valorizzazione nella cornice delle armi

Nel perimetro delle istituzioni ecclesiali, la CeI ha preso posizione contro la partecipazione dei cappellani alla parata. In particolare, il vice di Matteo Zuppi, il vescovo di Cassano all’Ionio Francesco Savino, alla vigilia della sfilata ha dichiarato che la presenza dei cappellani militari non dovrebbe essere valorizzata nella cornice delle parate, poiché rischierebbe di apparire come parte di un apparato celebrativo legato alle armi.

Secondo le parole attribuite a Savino, la missione dei cappellani nel suo senso più profondo consisterebbe nell’accompagnare umanamente e spiritualmente le persone in uniforme, nel custodire la coscienza, nel ricordare il valore inviolabile di ogni vita e nel portare una parola di pace nei luoghi in cui l’esistenza delle persone è segnata da fatica, paura e dolore.

pax christi e la critica alla prima presenza dei cappellani

Anche Pax Christi, movimento cattolico per la pace nato nel 1945, ha rivolto critiche alla presenza dei cappellani militari nel contesto della parata del 2 giugno, sottolineando l’eccezionalità dell’iniziativa, descritta come prima volta. Monsignor Francesco Savino ha poi collegato la valutazione a un duplice registro: rispetto per le persone e preoccupazione per il segno che la presenza assume nella cerimonia.

il richiamo storico a don lorenzo milani e alle lettere contro i cappellani militari

Il dibattito attuale si colloca a 60 anni dal processo a don Lorenzo Milani per una lettera in cui veniva contestata la figura dei cappellani militari e veniva difesa l’obiezione di coscienza. La lettera di Milani demolisce l’idea di patria e si rivolge ai cappellani militari, descrivendo le armi come macchine per uccidere, mutilare e distruggere, facendo orfani e vedove.

Nel testo attribuito a don Milani, le uniche “armi” approvate vengono indicate come nobili e incruente: lo sciopero e il voto.

l’assoluzione e la condanna in appello nel 1967

Don Milani e Luca Pavolini, direttore all’epoca del settimanale del Pci Rinascita, che aveva pubblicato la lettera, vennero assolti ma successivamente condannati in appello il 28 ottobre 1967, quando però il priore di Barbiana era già morto.

gherardo gambelli e la rilevanza del dissenso di don milani

Nel richiamare la vicenda, l’arcivescovo di Firenze Gherardo Gambelli ha sottolineato, nella prefazione al libro “Abbasso tutte le guerre”, il senso di rammarico per l’andamento storico: don Milani, secondo Gambelli, si sarebbe sbagliato quando indicava che, nel giro di due generazioni, le “divise dei soldati e dei cappellani militari” sarebbero state viste solo nei musei. Proprio l’assenza di quella previsione rende, nella lettura proposta, ancora attuale il rifiuto di don Milani verso guerra, militare e armi.

dialogo tra cerimonia, simboli e missione spirituale

Nel complesso, la discussione mette al centro il rapporto tra cerimonia pubblica e significato simbolico della presenza religiosa nelle parate. Da una parte la decisione di far partecipare i cappellani militari; dall’altra il giudizio critico che insiste sulla necessità di distinguere la missione spirituale dall’esposizione legata alle armi. Il richiamo alla vicenda di don Lorenzo Milani continua a costituire uno dei riferimenti principali per interpretare lo scontro contemporaneo, mantenendo vivo il confronto tra obiezione di coscienza, ruolo dei cappellani e rappresentazione pubblica della fede in rapporto al contesto militare.

Persone citate:

  • Giorgia Meloni
  • Sergio Mattarella
  • Ignazio La Russa
  • Antonio Solla
  • don Alfredo Jacopozzi
  • Francesco Savino
  • Matteo Zuppi
  • don Lorenzo Milani
  • Luca Pavolini
  • Gherardo Gambelli
Parata del 2 giugno, i preti contro la partecipazione dei cappellani militari: “Non è la nostra chiesa”
Categorie: PoliticaCronaca

Per te