Papa leone xiii al porto della vergogna nessuno può comprare una vita

• Pubblicato il • 6 min
Papa leone xiii al porto della vergogna nessuno può comprare una vita

Nel cuore di Arguineguin, a Gran Canaria, il molo che ha segnato la crisi migratoria è diventato il luogo di un incontro carico di significato. Sullo sfondo, la presenza dei professionisti del Salvamento Maritimo a bordo di una nave e l’attenzione delle autorità. Tra queste, in prima fila, compare il premier Pedro Sanchez. In questo contesto, Papa Leone XIV, durante la penultima tappa del suo viaggio in Spagna, ha incontrato migranti e volontari, concentrando il proprio messaggio sulla dignità della persona, con parole rivolte direttamente ai bisogni, alle sofferenze e alle speranze di chi intraprende la rotta atlantica.

dignità umana al centro dell’incontro a arguineguin

Dal molo, noto come “molo della vergogna” e simbolo della crisi migratoria del 2020, il Pontefice ha avviato il suo intervento riconoscendo la realtà vissuta da chi arriva via mare. Il messaggio ha posto immediatamente al centro un principio: le persone al centro dell’attenzione non devono essere ridotte a numeri, pratiche o fascicoli. Leone XIV ha sottolineato che la dignità umana non ha passaporto e non perde valore attraversando una frontiera.

Nel corso delle sue parole, è stata indicata una serie di esigenze concrete legate alla tutela delle persone: vie legali e sicure, soccorso e assistenza, cooperazione reale contro i trafficanti, protezione effettiva delle vittime, processi seri di accoglienza e integrazione. A queste condizioni si collega l’appello affinché le politiche permettano a ciascuno di vivere con dignità nella propria terra.

diritto di cercare rifugio e diritto di non dover partire

Leone XIV ha richiamato anche un altro punto decisivo: se esiste il diritto di cercare rifugio, deve esistere altrettanto il diritto di non dover migrare. Il Pontefice ha evocato la necessità di rimanere nella propria casa senza fame, senza guerra e senza persecuzioni, senza che corruzione e violenza compromettano il futuro delle nuove generazioni. Nel messaggio è presente un riferimento esplicito al rifiuto dell’abitudine verso il conteggio dei morti.

accogliere non basta: affrontare la domanda sul mondo

Oltre al tema dell’arrivo, l’intervento ha esteso la riflessione oltre la gestione emergenziale. È stato evidenziato che non è sufficiente limitarsi a gestire gli arrivi, distribuire cifre, rafforzare le frontiere o lamentare le morti quando queste si sono già verificate. Ogni barca che giunge, nelle parole del Pontefice, non trasporta soltanto persone, ma porta con sé una richiesta morale: chiarire che mondo è stato costruito, se tante persone sono costrette a rischiare la morte per cercare la vita.

In un passaggio sottolineato da applausi, Leone XIV ha invitato la voce di chi ha raccontato la propria esperienza a raggiungere chi detiene responsabilità decisive: autorità civili, parlamenti, governi e organizzazioni internazionali. L’appello è rivolto anche alle comunità cristiane, alle altre tradizioni religiose e a tutti gli uomini e le donne disponibili a sostenere la causa della buona volontà.

commemorazione delle vittime e corona di fiori in mare

Nel momento conclusivo dell’incontro, Papa Leone XIV si è avvicinato al bordo del molo per una commemorazione simbolica. Il Pontefice ha scelto di gettare in mare una corona di fiori in memoria delle vittime dei naufragi avvenuti nella rotta atlantica dall’Africa all’Europa. Il gesto richiama un precedente avvenuto l’8 luglio 2013 a Lampedusa, ricordato come riferimento espressivo nella stessa cornice commemorativa.

alle testimonianze dei migranti: parole rivolte a chi ha subito tratta e sfruttamento

La riflessione di Leone XIV si è anche agganciata alla testimonianza di un migrante ascoltata durante l’incontro. Il Pontefice ha descritto il dramma di molte persone costrette a partire perché la povertà, la guerra, la minaccia o lo sfruttamento hanno chiuso ogni altra strada.

Le parole si sono poi rivolte a donne vittime della tratta e dello sfruttamento. Il messaggio ha distinto il dolore inflitto da altri e la prospettiva di valore personale: Dio non avrebbe smesso di considerare tali vittime come persone di valore inestimabile. Nel contenuto pronunciato emerge anche l’idea che, dopo chi ha “dato un prezzo” al corpo, continui a essere pronunciata una promessa di futuro. In questa cornice, la Chiesa ha dichiarato che la vita non appartiene a chi ha causato il male, ma che deve essere riconosciuta come figlia e sorella, una benedizione.

responsabilità di istituzioni e nazioni secondo l’appello del pontefice

L’intervento ha assunto una dimensione rivolta alle istituzioni, con l’indicazione che il dramma migratorio debba diventare un esame di coscienza. Le aree di responsabilità citate includono le nazioni di origine, chiamate a creare condizioni di pace, giustizia e sviluppo. È stata poi richiamata la necessità per le nazioni di transito di proteggere e di non lasciare i deboli nelle mani di reti criminali.

Per l’Europa, il Pontefice ha indicato l’impossibilità di proclamare la dignità umana solo come principio formale, senza accettare che Mediterraneo e Atlantico diventino cimiteri senza lapidi. Infine, per la comunità internazionale, è stato chiesto un impegno di cooperazione efficace e perseverante.

origine del “porto della vergogna” e quadro del 2020 ad arguineguin

Arguineguin è stato definito “il porto della vergogna” per ciò che accadde durante la crisi migratoria del 2020. In piena pandemia Covid, in una sola settimana avvennero sbarchi di circa tremila migranti partiti dalle coste africane: Mauritania, Senegal e Marocco. Le partenze riguardavano imbarcazioni di fortuna inadatte all’oceano, comunemente indicate come pateras o cayucos.

Le misure restrittive e la mancanza di strutture adeguate trasformarono l’area del porto: le banchine di asfalto divennero un campo di accoglienza improvvisato, sovraffollato e inadeguato. Migliaia di persone rimasero accampate all’aperto per giorni, senza ripari adeguati, senza servizi igienici sufficienti e senza una disponibilità di cibo tale da coprire i bisogni.

Nel racconto dei fatti, il supporto ai migranti fu garantito soprattutto da Caritas e volontari, mentre le autorità affrontarono criticità nella gestione, aggravate dal contesto delle restrizioni legate alla pandemia. I migranti rimasero a lungo ad Arguineguin in attesa di trasferimento verso strutture adeguate all’interno dell’isola, in una situazione di stallo che alimentò condizioni di estrema precarietà e suscitò critiche da parte di organizzazioni umanitarie.

dal simbolo della traversata al “porto della speranza”

Dopo la crisi e l’attenzione mediatica internazionale, l’area divenne un simbolo delle tragiche traversate nel tentativo di raggiungere l’Europa. In un periodo più recente, grazie alla forte mobilitazione della società civile e della Caritas per soccorrere i naufraghi, il molo è stato simbolicamente ribattezzato da alcuni come “porto della speranza”, indicato come “Muelle de la esperanza”.

personalità presenti nell’occasione

  • Papa Leone XIV
  • Pedro Sanchez
Papa Leone XIV parla ai migranti dal “porto della vergogna” delle Canarie: “La dignità umana non ha un passaporto”
Categorie: PoliticaCronaca

Per te