Dimissioni di Starmer: i 5 dossier che hanno segnato la fine del premier britannico
Keir Starmer si dimette da primo ministro britannico dopo meno di due anni a capo del governo. L’arrivo a Downing Street è avvenuto con una maggioranza ampia nel luglio 2024, ma nel corso del mandato si è registrato un calo rapido della popolarità e, parallelamente, del sostegno dentro il Partito laburista. Il 22 giugno 2026 sancisce la fine della sua esperienza alla guida dell’esecutivo. Sullo sfondo delle dimissioni emergono cinque questioni chiave che hanno pesato in modo decisivo.
tagli ai sussidi e aumenti delle tasse: il nodo economico
Uno dei dossier principali riguarda i tagli ai sussidi e le politiche fiscali che hanno alimentato malcontento. Starmer, durante la campagna, aveva indicato l’obiettivo di ridurre l’onere di bilancio dell’assistenza sociale. Nella fase iniziale del governo, sono stati ridotti alcuni sussidi, con particolare riferimento all’indennità per il riscaldamento per 10 milioni di pensionati.
Le proteste sono state numerose, soprattutto da parte della sinistra laburista. A seguito delle contestazioni, Starmer ha disposto il ripristino di una parte dei sussidi nel maggio 2025. Un ulteriore elemento di criticità è stato rappresentato dalla scelta, nel primo bilancio, di aumentare alcune tasse, includendo l’assicurazione nazionale, nonostante il Partito laburista avesse promesso di non aumentare le tasse.
affare mandelson: dimissioni e indagini giudiziarie
Un secondo fronte riguarda l’affare Mandelson. Peter Mandelson, nominato da Starmer nel dicembre 2025 ambasciatore a Washington, è poi finito al centro di una crisi. Nel settembre 2025, Starmer lo ha licenziato per i legami con il finanziere americano Jeffrey Epstein, definito pedofilo.
La vicenda ha continuato a produrre conseguenze anche dopo il licenziamento: Mandelson è stato posto sotto inchiesta giudiziaria e, sul piano interno, il capo di gabinetto di Starmer si è dimesso a febbraio. Ad aprile si è dimesso anche Olly Robbins, indicato come il più alto funzionario del ministero degli Esteri.
Starmer si è difeso sostenendo che Mandelson avrebbe mentito sui propri legami con Epstein e che non sarebbe stato informato sul fatto che il ministero degli Esteri avesse concesso il nulla osta di sicurezza nonostante il parere sfavorevole del servizio competente.
crescita di reform uk: pressione politica e calo laburista
Il terzo dossier è collegato all’ascesa di Reform UK guidato da Nigel Farage. A partire dalla primavera del 2025, il partito anti-immigrazione ha guadagnato spazio nei sondaggi nazionali, fino a raggiungere l’apice. Reform UK continua a denunciare l’incapacità del governo di ridurre gli arrivi di migranti attraverso la Manica.
Nonostante l’inasprimento della politica di asilo e delle condizioni per una residenza permanente, gli arrivi complessivi dovrebbero comunque superare 41 mila nel 2025, avvicinandosi al record di 45.774 registrato nel 2022, secondo quanto riportato dal ministero dell’Interno. Nella prima metà del 2026 emerge un calo degli arrivi.
Nel contesto elettorale, alle elezioni locali del 7 maggio Reform UK è uscito vincitore con quasi 1.500 seggi conquistati, a fronte di quasi altrettanti persi dai laburisti. Le dinamiche hanno alimentato una crescente richiesta di dimissioni per Starmer all’interno del partito: il ministro della Sanità Wes Streeting ha infatti rinunciato all’incarico per provare a scalare la leadership.
incapacità nella difesa: dimissioni dopo lo stop al piano
Il quarto punto riguarda la gestione della questione della difesa. Il governo Starmer ha ribadito una crescente minaccia russa e ha sostenuto un aumento della spesa per la difesa, ma non risulta pubblicato un piano di investimenti nella difesa, previsto inizialmente per la fine del 2025.
Le conseguenze si sono tradotte in dimissioni: il Segretario di Stato per la Difesa John Healey ha annunciato le proprie dimissioni l’11 giugno. Successivamente ha lasciato anche il suo segretario di Stato per le forze armate Al Carns.
Healey, nella lettera di dimissioni, ha indicato che non sono state mobilitate le risorse necessarie e che il Tesoro si è rifiutato di farlo, in un momento descritto come caratterizzato da minacce crescenti per la difesa del Paese. Le dimissioni hanno ulteriormente indebolito Starmer.
litigio con trump: tensioni e rottura diplomatica
Il quinto dossier riguarda il litigio con Donald Trump. Nella fase iniziale del secondo mandato alla Casa Bianca, Starmer sembrava beneficiare di un rapporto speciale con il presidente americano, con dazi doganali limitati al 10%. Il quadro però si è deteriorato con lo scoppio della guerra israelo-americana contro l’Iran, avvenuta il 28 febbraio.
Il presidente americano ha criticato duramente Starmer dopo le sue riserve e dopo il suo rifiuto iniziale di consentire alle forze americane di utilizzare basi militari britanniche. Trump ha anche attaccato Starmer con un riferimento storico, dicendo: “Non abbiamo a che fare con Winston Churchill”. In seguito, il governo britannico è stato spinto a sospendere la convalida di un accordo a lungo negoziato che prevedeva la restituzione delle Isole Chagos, sede della base anglo-americana di Diego Garcia, alle Mauritius.
La vicenda si è chiusa con l’annuncio pubblico: Trump ha annunciato sul proprio Truth Social le dimissioni di Starmer, poi confermate nelle ore successive.
figure citate nelle principali controversie
Le questioni riportate includono riferimenti a più protagonisti coinvolti nei vari dossier:
- Keir Starmer
- Rachel Reeves
- Peter Mandelson
- Jeffrey Epstein
- Olly Robbins
- Nigel Farage
- Wes Streeting
- John Healey
- Al Carns
- Donald Trump