Ddl caccia, rischio infrazione Ue e Colle sotto osservazione
La riforma della caccia torna al centro del dibattito politico e istituzionale con un percorso parlamentare che accelera e con reazioni sempre più nette da parte di mondo scientifico, ambientalista e animalista. Dopo il via libera al Senato del disegno di legge 1552 (ddl Malan), il testo arriva alla Camera, in un contesto in cui la maggioranza di centrodestra, con una spinta soprattutto di FdI e Lega, mira a chiudere l’iter rapidamente prima che l’attenzione si sposti sulla legge di Bilancio.
La riforma, già segnalata come problematica in sede europea, concentra molte criticità su singoli passaggi operativi e interpretazioni del quadro normativo. Le contestazioni riguardano sia i profili di compatibilità con il diritto dell’Unione sia l’impianto culturale e giuridico che il provvedimento intende modificare.
riforma della caccia 1552 malan: approdo alla camera dopo il voto al senato
Il disegno di legge 1552, indicato come ddl Malan, è stato approvato la settimana scorsa in Senato e ora arriva alla Camera. La scelta di portare rapidamente il testo alla discussione di Montecitorio viene letta come una volontà di evitare sorprese nell’ultimo anno di legislatura. L’approvazione, secondo le stime politiche richiamate, dovrebbe avvenire entro l’estate oppure comunque prima che l’agenda venga assorbita dalle priorità legate alla legge di Bilancio.
L’iter parlamentare viene considerato potenzialmente più complesso alla Camera rispetto a quanto accaduto a Palazzo Madama: qualora il testo venisse modificato, la riforma potrebbe richiedere un ulteriore passaggio parlamentare, con possibile slittamento dei tempi verso il definitivo via libera.
criticità europee e possibile contrasto con norme comunitarie
Le contestazioni non nascono da un confronto recente: la riforma viene presentata come un intervento che già si colloca dentro un terreno oggetto di rilievi. In precedenza, la proposta è stata descritta come già bocciata dalla Commissione Ue, con riferimento a una lettera proveniente da Bruxelles tenuta, secondo quanto riportato, nascosta dal governo. Lo scenario include anche un richiamo a una bocciatura legata al Consiglio d’Europa per una supposta violazione della Convenzione di Berna.
Accanto a questi elementi, risulta aperta un’indagine Eu Pilot nei confronti dell’Italia, che precede una possibile procedura d’infrazione. Secondo Bruxelles, l’esecutivo starebbe facendo troppo poco per contrastare il bracconaggio e, in particolare, violerebbe il divieto, nelle zone umide, dell’utilizzo del piombo nelle munizioni.
profili contestati: direttiva uccelli e direttiva habitat
La lettera richiamata e inviata al Mase nello scorso dicembre individua, con la nuova riforma, ulteriori punti problematici. I rilievi si riferiscono a presunti contrasti con la Direttiva Uccelli e la Direttiva Habitat, indicate come pilastri del diritto comunitario per la tutela della biodiversità.
Le contestazioni elencate risultano molteplici: si passa dall’estensione dell’attività venatoria oltre i limiti previsti dalla legge, agli spari nella stagione di nidificazione, riproduzione e ibernazione. Per quanto riguarda l’avifauna, viene evidenziata anche una liberalizzazione dei richiami vivi.
richiami vivi e confusione tra esemplari allevati e catturati
Un nodo centrale riguarda la modifica che, secondo quanto riportato, creerebbe confusione tra esemplari allevati ed esemplari catturati. L’effetto indicato è duplice: da un lato l’impossibilità per le forze dell’ordine di controllare correttamente, dall’altro un aumento del traffico illecito di avifauna, descritto come già attivo e ampio.
depotesnamento di ispra: pareri non più vincolanti
Tra i punti critici è incluso anche il depotenziamento di Ispra. Nel quadro descritto, i pareri dell’istituto non sarebbero più vincolanti, ma diventerebbero consultivi. Il provvedimento, inoltre, prevede l’uso di dispositivi ottici e optoelettronici, indicati tra gli elementi contestati.
caccia e assetto giuridico: stravolgimento della concezione della fauna selvatica
Oltre ai profili normativi europei, il provvedimento viene collegato a un cambiamento dell’impostazione culturale e giuridica. I primi articoli della riforma avrebbero l’obiettivo di modificare il modo in cui la fauna selvatica viene considerata: nella descrizione riportata, la fauna non sarebbe più intesa come “patrimonio indisponibile dello Stato”, cioè un bene con valore intrinseco, ma verrebbe resa, nei fatti, oggetto della sfera d’azione del cacciatore, ora definito “protettore dell’ambiente”.
Il passaggio ulteriore riguarda la trasformazione delle aziende faunistico-venatorie in istituti con scopo di lucro, mentre in precedenza erano indicati come senza scopo di lucro. La conseguenza prospettata è che la fauna selvatica diventi risorsa da sfruttare anche sul piano del profitto. In questa cornice viene indicato un impatto sull’articolo 9 della Costituzione.
monitoraggio del colle e aspettative sull’iter: tavolo con opposizioni e rallentamento
Secondo le informazioni richiamate, il Colle stia monitorando il disegno di legge. La linea di intervento attribuita al Capo dello Stato è quella della moral suasion, con la finalità di rallentare l’iter di approvazione della riforma.
In prospettiva, si indica come obiettivo la possibilità che la maggioranza apra un tavolo con le opposizioni per rivedere i punti ritenuti più critici. Le opposizioni citate includono M5s e Avs in testa, con una parte del Pd e la figura di Elly Schlein menzionata per essersi esposta pubblicamente dopo altre prese di posizione.
Personaggi e figure citate:
- Elly Schlein
- Papa
- M5s
- Avs
- FdI
- Lega
- Malan
- Commissione Ue
- Bruxelles
- Mase
- Ispra
