Csm approva l autobavaglio obbligo di rettifica delle comunicazioni dei pm e gelo tra i vertici della cassazione

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Csm approva l autobavaglio obbligo di rettifica delle comunicazioni dei pm e gelo tra i vertici della cassazione

L’autobavaglio arriva alla fine del percorso, ma con conseguenze operative che emergono con forza. Dopo un confronto durato tre ore, il Consiglio superiore della magistratura ha approvato le nuove linee guida sulla comunicazione giudiziaria, una circolare che stabilisce in che modo le procure possono fornire informazioni ai media. Il testo aggiorna le regole già in vigore dal 2018, intervenendo sulla base delle leggi bavaglio introdotte negli anni dalla politica.

linee guida csm comunicazione giudiziaria: cosa cambia

Le nuove disposizioni mirano a ridefinire l’assetto della comunicazione proveniente dagli uffici giudiziari. L’impostazione centrale introduce limiti stringenti sulle modalità di diffusione delle notizie. Viene chiarito che non sono ammesse interviste sui singoli procedimenti, mentre restano possibili comunicati e, in via eccezionale, conferenze stampa.

Restano inoltre vincoli sul linguaggio impiegato: vengono vietate aggettivazioni enfatiche, dettagli superflui e denominazioni suggestive delle operazioni. È anche esplicitamente esclusa ogni espressione che presenti indagato o imputato come colpevole. In parallelo, viene imposto anche un divieto di riportare, tra virgolette, ordinanze di arresto.

dovere di rettifica per le procure: obbligo e sanzioni

Il passaggio più rilevante riguarda un nuovo dovere: la rettifica. Se una procura dà notizia di un’indagine o di un arresto tramite comunicato, le nuove linee guida prevedono che debba essere diffusa una rettifica nel caso in cui una decisione successiva contraddica “significativamente” l’ipotesi d’accusa.

Il punto critico è la durata temporale dell’obbligo: la rettifica può riguardare anche decisioni che arrivano dopo molti anni. In caso contrario sono indicati rischi di sanzioni disciplinari per i procuratori.

La rettifica, secondo l’impianto della circolare, dovrà avvenire con strumenti coerenti con la comunicazione iniziale: quindi con un nuovo comunicato o con una nuova conferenza stampa, rispettando criteri di tempestività, visibilità e proporzionalità informativa rispetto a quanto diffuso all’origine.

obiezioni delle procure e dibattito nel csm

L’obbligo di inseguire le comunicazioni successive viene descritto come una previsione fortemente criticata dai vertici degli uffici requirenti. Le proteste sono state portate ai rappresentanti in Csm, con effetti sul calendario: l’approvazione è stata fatta slittare già due volte.

pasquale d’ascola: ritorno in commissione e timore di “uffici paralleli”

Il voto contrario più significativo è quello del primo presidente della Cassazione, Pasquale d’Ascola, indicato come contrappeso centrale nella fase decisiva. Nel dibattito, d’Ascola ha chiesto il ritorno in commissione, motivando la richiesta con la necessità di un approfondimento ancora insufficiente rispetto alla delicatezza e all’importanza del tema.

Secondo l’impostazione esposta, l’obbligo di aggiornare le comunicazioni rischia di creare un effetto distorsivo, scoraggiando i procuratori dal fornire qualsiasi informazione. È stato formulato un timore specifico: per alcuni uffici, l’obbligo finirebbe per configurare un ufficio parallelo alla cancelleria con una funzione limitata al solo adempimento comunicativo. La domanda posta in aula è stata netta: trasformare gli uffici giudiziari in compilatori?

Il ritorno in commissione è stato però respinto. Nello stesso solco è stato trattato anche un emendamento collegato, proposto dal procuratore generale Pietro Gaeta.

pietro gaeta: emendamento sul ruolo del giudice e modifica della rettifica

Pietro Gaeta, indicato come membro di diritto del Csm, si è astenuto dalla decisione. L’intervento ha incluso un emendamento che mirava a spostare, dopo la fase delle indagini, l’obbligo di aggiornamento a carico del giudice che emette la sentenza di assoluzione o proscioglimento.

La proposta mirava anche a intervenire direttamente sulla rettifica: l’emendamento prevedeva la cancellazione della rettifica d’ufficio, mantenendola soltanto nei casi in cui fosse richiesta dall’accusato. È stata richiamata anche la possibilità che, in alcuni scenari, la persona risultata assolto o prosciolta preferisca non dare visibilità alla vicenda chiedendo di non attivare l’adempimento.

L’impostazione è stata respinta, così come il ritorno in commissione.

modifiche proposte da unità per la costituzione e roberto fontana

Accanto alle contestazioni, il dibattito ha incluso una proposta alternativa di modifica collegata a UniCost e a un progressista indipendente. La proposta è firmata dai quattro togati di Unita per la Costituzione (UniCost) e da Roberto Fontana.

rettifica solo se la procura cita il nome e aggiornamento durante le indagini

La linea indicata prevede che l’obbligo scatti soltanto se la procura diffonde informazioni citando il nome dell’indagato, evenienza descritta come di solito assente. Inoltre, l’aggiornamento d’ufficio sarebbe limitato al periodo delle indagini: nelle fasi successive si renderebbe necessario un richiamo tramite richiesta della persona interessata.

Per rispondere alle preoccupazioni relative a possibili sovraccarichi, Fontana ha richiamato esempi quantitativi di grandi uffici del Nord. È stato indicato che nel 2025 la procura di Milano e quella di Venezia hanno emesso 29 comunicati, la procura di Torino sei comunicati e quella di Genova cinque.

divieto su ordinanze di arresto: dai cronisti alle regole sui virgolette

Un ulteriore emendamento approvato, sempre legato agli stessi firmatari, interviene su una norma che impediva ai magistrati di trasmettere le ordinanze di arresto ai cronisti. La versione risultante riduce l’oggetto della limitazione: resta confermato il divieto per i media di pubblicare estratti dell’atto tra virgolette, secondo quanto già previsto dall’ultimo “bavaglio” approvato dal governo.

voti e principali decisioni in csm

La delibera è stata approvata con quattro voti contrari. Tra i dissenzienti compare, oltre a d’Ascola, anche tre consiglieri togati appartenenti alla corrente progressista di Area, indicati come: Marcello Basilico, Maurizio Carbone e Tullio Morello. È inoltre specificato che d’Ascola e altri avevano proposto un testo integralmente sostitutivo, recependo l’emendamento di Gaeta e modificando vari passaggi della delibera per evidenziare il valore della comunicazione giudiziaria.

Oltre ai voti contrari, è riportata l’astensione di Pietro Gaeta, mentre la discussione complessiva ha portato all’approvazione finale delle nuove linee guida.

Personaggi e figure citate:

  • Pasquale d’Ascola
  • Pietro Gaeta
  • Roberto Fontana
  • Marcello Basilico
  • Maurizio Carbone
  • Tullio Morello
Il Csm approva l'”autobavaglio”: obbligo di “rettifica” delle comunicazioni dei pm. Ma i vertici della Cassazione si sfilano
Categorie: PoliticaCronaca

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