Cisgiordania, record di violenze dei coloni nel 2025: +133% di morti
Nei territori palestinesi, tra Cisgiordania e Gaza, la spirale di violenza descritta da un rapporto delle Nazioni Unite delinea un quadro segnato da aggressioni, punizioni e uccisioni attribuite sia ad attori non statali sia, in diverse circostanze, alle forze coinvolte nelle dinamiche locali. La Commissione internazionale indipendente d’inchiesta, relativa ai Territori occupati e a Israele, analizza i casi avvenuti tra 2024 e 2026 denunciando gravi violazioni del diritto internazionale riconducibili a più parti.
coloni israeliani in cisgiordania: escalation di morti e feriti
Secondo i dati riportati, il 2025 risulta l’anno con il numero più alto di palestinesi uccisi direttamente da coloni israeliani dalla raccolta sistematica delle informazioni sul fenomeno. Le vittime indicate sono almeno 7, rispetto alle 3 registrate nel 2024, con un incremento del 133%. Parallelamente, il numero dei feriti cresce in modo marcato: si passa da 362 a 832 in un solo anno, pari a un aumento del 130%.
Nel complesso, tra gennaio 2023 e dicembre 2025 almeno 26 residenti del West Bank vengono uccisi e 1.570 restano feriti in aggressioni attribuite ai coloni. Il rapporto sottolinea che il fenomeno non nasce dopo le stragi del 7 ottobre 2023: nel 2008 i palestinesi uccisi erano 6 con 183 feriti, mentre dal 2008 in avanti il trend viene descritto come costantemente crescente. Tra 2008 e la fine del 2025 si arriva a un totale di 61 morti e 3.778 feriti, includendo almeno 608 minori e 317 donne.
attacchi a villaggi e terreni agricoli e spedizioni punitive
Dal 2023 viene indicato un incremento degli attacchi contro villaggi e terreni agricoli palestinesi. Le aggressioni descritte coinvolgono gruppi con volto travisato e armi, spesso accompagnati da forze di sicurezza israeliane, secondo la ricostruzione del documento. Le condotte riportate includono incendi di abitazioni, distruzione di proprietà, pestaggi e sparatorie.
Tra il 7 ottobre 2023 e il 10 marzo 2026 59 comunità pastorali risultano costrette ad abbandonare le proprie terre per effetto della violenza esercitata dai coloni. Tra le comunità sfollate viene citata Khirbet Zanuta, sulle colline a sud di Hebron: i raid sarebbero partiti dall’avamposto Meitarim Farm, con gli assalitori accompagnati da soldati di Tel Aviv.
episodi indicati come particolarmente gravi
Nel quadro delle aggressioni riportate, rientra l’attacco dell’11 luglio 2025 nell’area agricola di Al-Batin. Un gruppo di contadini provenienti dai villaggi di Sinjil e Al-Mazraa sarebbe stato aggredito mentre lavorava i campi: il rapporto indica 2 palestinesi uccisi, uno colpito da arma da fuoco e l’altro picchiato a morte. Le persone ferite sarebbero almeno 20, tra cui 4 bambini.
Un episodio descritto come agghiacciante riguarda il villaggio di Beitin. Il 13 aprile 2024 gruppi di coloni attaccano il centro abitato come rappresaglia per l’uccisione di un adolescente israeliano: durante l’assalto viene indicato l’uccisione di un ragazzo di 17 anni colpito da un colpo d’arma da fuoco alla testa.
Tra gli eventi richiamati figurano anche l’assalto di Huwara del febbraio 2023, con un morto e centinaia di feriti, oltre all’attacco al villaggio di Burkin nel maggio 2025, conclusosi con una vittima e due feriti.
violenza sessuale documentata
Il rapporto riporta anche violenza sessuale. L’ONU dichiara di aver verificato nel 2026 lo stupro di un uomo attraverso l’inserimento di un bastone nel suo ano. La Commissione segnala inoltre un tentativo di stupro nel 2023 e un’altra aggressione sessuale nel 2025 contro un attivista israeliano.
Il 13 marzo 2026, durante un attacco a Khirbeit Humsa, donne e ragazze sarebbero state minacciate di stupro per indurre la famiglia a lasciare la zona. In quella circostanza viene riportato che un uomo viene denudato, aggredito sessualmente, legato ai genitali e trascinato davanti agli abitanti mentre veniva picchiato.
abusi e esecuzioni nella striscia di gaza: casi attribuiti a hamas e forze armate
La Commissione documenta anche gli abusi commessi da Hamas e altre forze armate nella Striscia di Gaza. Vengono indicati 249 casi di esecuzioni sommarie e violenze gravi tra agosto 2024 e gennaio 2026. Il bilancio riportato include almeno 108 morti e 384 feriti.
Le vittime, secondo quanto descritto, risultano accusate di collaborare con Israele, di saccheggiare gli aiuti umanitari, di furto, traffico di droga o di appartenere a gruppi rivali. Le punizioni indicate comprendono esecuzioni pubbliche, fratture provocate con tubi metallici e blocchi di cemento, oltre a torture e pestaggi sistematici.
Il rapporto associa almeno 60 episodi a forze paramilitari affiliate ad Hamas. Per quanto riguarda la responsabilità operativa, vengono citate le Brigate Ezzedin al-Qassam per almeno 6 casi nel 2025, con 9 esecuzioni e 20 feriti. L’unità Sahm risulterebbe implicata in almeno 45 casi tra 2024 e 2025, con 14 esecuzioni e 101 feriti. La forza Rad’a viene indicata in almeno 6 episodi tra 2025 e 2026, con 12 esecuzioni e 3 feriti.
esecuzioni pubbliche citate: al-shifa e quartiere sabra
Tra gli episodi richiamati come prova della violenza denunciata, il documento indica il 21 settembre 2025: tre uomini vengono uccisi in un’esecuzione pubblica davanti all’ospedale Al-Shifa di Gaza City. Il rapporto riferisce che gli uomini erano bendati e con le mani legate dietro la schiena, accusati di collaborazionismo e di appartenere al gruppo armato di Yasser Abu Shabab. Dopo la lettura della sentenza di morte, vengono abbattuti con numerosi colpi alla testa e al torace davanti a una folla di spettatori.
Poche settimane dopo, il 13 ottobre 2025, il rapporto menziona l’episodio in cui otto membri del clan Doghmosh vengono consegnati ad Hamas con la promessa di un’indagine regolare. Meno di due ore dopo, vengono portati in uno spazio aperto nel quartiere Sabra di Gaza City e fucilati da militanti delle Brigate Qassam e della Rad’a.
personaggi, gruppi e figure menzionate
- Yasser Abu Shabab
- clan Doghmosh
- Brigate Ezzedin al-Qassam
- unità Sahm
- forza Rad’a
- Brigate Qassam
