Caccia: la marchetta nel mondo venatorio, cos’è e perché crea polemiche

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Caccia: la marchetta nel mondo venatorio, cos’è e perché crea polemiche

La questione della caccia torna al centro del dibattito politico e istituzionale con un provvedimento che mira a riorganizzare regole e confini della gestione della fauna. Il disegno di legge approvato al Senato, sostenuto da una maggioranza di centro-destra, apre ora la fase decisiva al passaggio alla Camera, riaccendendo i confronti su tutela dell’ambiente, biodiversità e rispetto degli equilibri naturali.

ddl 1552 e caccia: approvazione al senato e prossimo passaggio alla camera

Lo scorso 23 giugno la maggioranza di centro-destra del Senato ha approvato il disegno di legge (ddl) 1552. Il primo firmatario è Lucio Malan, attualmente in forza a Fratelli d’Italia, dopo un passato descritto come “ondivago”. Il testo passa ora all’esame della Camera, con la maggioranza che lo sostiene considerata compatta anche in termini politici e numerici.

Nel dibattito pubblico il provvedimento viene collegato a richieste avanzate dalle lobbies venatorie e spesso sostenute da organizzazioni professionali agricole. Il confronto prende avvio anche da una percezione diffusa: i sondaggi citati nella ricostruzione indicano una parte consistente dell’opinione pubblica contraria alla pratica venatoria. In tale cornice, l’ulteriore liberalizzazione viene presentata come un possibile controsenso e come una scelta ritenuta di forte impatto.

crescita della liberalizzazione e numeri dei cacciatori: un quadro in calo

La ricostruzione richiama il calo della consistenza dei praticanti. Si passa da oltre 1,7 milioni di cacciatori negli anni ’80 del secolo scorso ai 470mila del 2024. Sono indicate anche proiezioni: in un orizzonte di sei anni si ipotizza una riduzione ulteriore di circa 100mila unità. Accanto a questo dato, l’età media viene descritta come in aumento.

Il contesto delineato suggerisce un mondo della caccia con numeri destinati a contrarsi, ma con l’adozione di misure che, secondo la prospettiva riportata, rischiano di incidere sul patrimonio faunistico ancora presente nel Paese. La discussione viene ricondotta a un effetto reputato prioritario: l’intensificazione della pressione venatoria.

principio di tutela ribaltato: dalla fauna come patrimonio collettivo a risorsa da sfruttare

Il ddl viene descritto come un ribaltamento del principio che regola i rapporti con la fauna selvatica. La fauna, indicata come patrimonio collettivo e indisponibile nel quadro attuale, verrebbe trasformata in una risorsa da sfruttare, anche per finalità economiche.

Viene richiamato inoltre un possibile contrasto con l’art. 9 della costituzione, recentemente modificato, che viene citato con il seguente contenuto: “La Repubblica tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni… La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali”.

Nel testo viene anche osservato che i cacciatori sarebbero presentati non come una delle cause principali di alterazioni ambientali, ma come soggetti attivi nel preservare equilibri ambientali. La ricostruzione evoca un precedente intervento politico definito come “coraggio” nel collegare i cacciatori ai “medici della natura”, con l’idea di ribaltare l’impostazione tradizionale del dibattito.

specie cacciabili: pressioni più ampie e nuovi inserimenti nell’elenco

Il provvedimento viene descritto come in grado di aumentare in modo sostanziale la pressione venatoria su diverse specie, includendo anche animali indicati come in sofferenza e prossimi a situazioni di vulnerabilità. Tra le specie citate compaiono tordo, merlo, allodola e altri piccoli uccelli, oltre a anatre di numerose specie, beccaccia e beccaccino.

Viene inoltre menzionata la presenza di specie come pernice bianca, gallo forcello e coturnice, con l’elenco che viene presentato come ulteriormente ampliato. Tra gli esempi riportati figurano l’inclusione del piccione domestico e dell’oca selvatica.

stambecco escluso all’ultimo momento: una specifica eccezione ricordata nel ddl

Secondo la ricostruzione, all’ultimo momento lo stambecco sarebbe stato estromesso dall’elenco delle specie cacciabili. Nella descrizione si sottolinea che lo stambecco, specie presente anche nell’area del Parco del Gran Paradiso, viene considerato confidente e avvicinabile a distanze molto ridotte. L’attenzione posta su questa esclusione viene usata per evidenziare che almeno una parte dell’elenco avrebbe incontrato una sospensione del percorso.

periodi e aree di caccia: estensione di giornate, stagione e accesso a nuovi territori

Il ddl viene associato all’estensione considerevole dei periodi di caccia. L’intervento riguarderebbe le giornate, con la cancellazione delle giornate di silenzio venatorio e la proroga della possibilità di cacciare fin oltre il tramonto. Anche la stagione verrebbe prolungata fino a mesi primaverili, con l’indicazione che ciò interferirebbe con processi riproduttivi di molte specie.

Ulteriori misure riguardano l’apertura di aree precedentemente interdette: vengono citati i demani forestali, le zone costiere e persino aree protette. È inoltre riportata la concessione alle Regioni della possibilità di ridurre le aree protette, con un riferimento esplicito all’impostazione europea che chiede la tutela del 30% del territorio entro il 2030.

richiami vivi e ruolo della ricerca: misure e ricadute organizzative

Nel quadro delle misure previste, viene rafforzata la pratica dell’uso di richiami vivi. Nella descrizione si parla di animali, soprattutto uccelli, catturati e costretti a vivere in anguste gabbie per attirare altri esemplari “a portata di tiro”, con specifici che vivono in libertà.

Un ulteriore punto riguarda lo svilimento del ruolo degli Enti di ricerca: le indicazioni scientifiche sarebbero rese subordinata alle scelte politiche di amministratori ritenuti più vicini al mondo venatorio.

euro-incompatibilità e procedure d’infrazione: comunicazione della commissione europea

La ricostruzione richiama una comunicazione della Commissione Europea al governo italiano, con segnalazione di numerose infrazioni a regolamenti comunitari presenti nel ddl. In caso di approvazione, viene indicato il rischio di enormi esborsi legati a procedure d’infrazione.

Nel testo è citato anche un dato sui costi già sostenuti: lo Stato italiano spenderebbe circa 800 milioni di euro per le 75 procedure di infrazioni, di cui 25 in materia ambientale. Viene inoltre richiamata la responsabilità attribuita all’Italia e l’idea che, secondo la descrizione, il pagamento ricadrebbe sui cittadini.

lettera di bruxelles e reazioni del governo: perplessità non considerate

È indicato che già dal dicembre dello scorso anno Bruxelles avrebbe manifestato al governo italiano perplessità sulle concessioni previste, ritenute in contrasto con la normativa europea. La gestione di tale lettera viene descritta come tenuta nascosta per evitare di “scontentare” il mondo venatorio. È citata anche una reazione attribuita al ministro Lollobrigida, liquidando la questione come una fastidiosa stupidaggine burocratica senza necessità di considerazione.

fil rouge etologico: la caccia come tecnica dentro una logica più ampia

Il testo colloca il tema in una cornice di fondo riguardante l’atteggiamento verso gli altri viventi e l’ambiente naturale. Viene riportata la voce di Francesco De Giorgio, etologo, con la tesi secondo cui il ddl Malan non introdurrebbe un nuovo paradigma, ma renderebbe più esplicita una logica già presente nel rapporto dell’Occidente con il mondo animale.

Secondo la citazione, allevamento, sperimentazione, addestramento, selezione genetica, cattività, gestione faunistica e anche alcune forme di conservazione condividerebbero un presupposto: l’idea che l’essere umano abbia una posizione di sovranità legittima sulla vita delle altre specie. La caccia viene indicata come una delle tecniche attraverso cui questa disponibilità si manifesta.

persone citate nel contesto del ddl e delle posizioni istituzionali

  • Lucio Malan
  • Lollobrigida
  • Francesco De Giorgio
Ddl Caccia, null’altro se non una marchetta al mondo venatorio
Categorie: PoliticaCronaca

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