Cabinovia di Socrepes cosa è lo scandalo olimpico tra frane, appalti e inchiesta al ministero
Un’area di frana, un impianto contestato, gare finite nel vuoto e verifiche rimaste incompiute: l’inchiesta sulla cabinovia olimpica di Socrepes, che collega Belluno a Roma fino alla sede del ministero delle Infrastrutture, sta facendo emergere una complessa sequenza di criticità. Al centro dell’indagine figura l’ingegnere Elisabetta Pellegrini, indicata come braccio operativo nell’orbita del ministro Matteo Salvini, mentre Simico e il relativo iter dei lavori vengono scrutinati alla luce di presunte irregolarità, tempi non rispettati e percorsi decisionali contestati da più parti.
cabinovia olimpica Socrepes: indagine e contesto ministeriale
L’inchiesta riguarda la cabinovia olimpica di Socrepes, con collegamento dalla provincia di Belluno fino alla sede del ministero delle Infrastrutture. La vicenda sarebbe esplosa in un insieme di questioni intrecciate: dalla corsa per adeguare l’opera alle esigenze di Fondazione Milano Cortina 2026, fino alla gestione di aree considerate ad alta instabilità e alle procedure seguite per individuare i soggetti chiamati a costruire l’impianto.
scadenze e vincoli: pressione per completare gli impianti olimpici
La realizzazione della cabinovia si inserisce nella richiesta del comitato organizzatore dei Giochi di portare in quota un numero significativo di spettatori per le gare di sci alpino femminile. Da qui nasce la corsa contro il tempo per costruire in fretta un impianto di risalita, mentre nel frattempo proseguono i controlli e gli approfondimenti giudiziari sui passaggi amministrativi e tecnici.
frane e cantieri a Mortisa: piloni su terreno instabile e autorizzazioni condizionate
Tra le criticità segnalate rientra il tentativo di innalzare dieci piloni in un’area franosa sui pendii di Mortisa a Cortina. L’operazione avrebbe incontrato proteste dei cittadini e una forte preoccupazione per la stabilità del terreno, circostanza che avrebbe richiesto una lunga serie di prescrizioni da parte della Regione Veneto. Solo dopo l’esecuzione di quelle prescrizioni sarebbe stato rilasciato un nulla osta di indennità di frana, subordinato al loro completamento.
cabinovia Apollonio-Socrepes: 35 milioni di euro e una realizzazione ritenuta problematica
L’impianto, indicato come una soluzione da 35 milioni di euro, risulterebbe da subito controverso e giudicato di difficile realizzazione. Un gruppo di circa quaranta cortinesi avrebbe presentato ricorso al Tar del Lazio, senza ottenere lo stop dei lavori. Le lavorazioni avrebbero comportato l’abbattimento di un paio di case.
ricorsi, esposti e procese di controllo: danno ambientale e carenze operative
Secondo quanto riportato, Alleanza Verdi Sinistra, con l’onorevole Luana Zanella come capogruppo alla Camera, avrebbe presentato esposti riguardanti il danno ambientale e la mancanza di prospettive operative. La contestazione sarebbe stata legata a un elemento considerato essenziale: per rendere l’impianto effettivamente utilizzabile sarebbe necessario un parcheggio, descritto come progetto non ancora definito.
La questione sarebbe finita anche sotto l’attenzione della Procura regionale della Corte dei Conti del Veneto, coerentemente con un quadro in cui l’opera viene definita “nata monca” e in cui risultano al centro sia i contenuti sia l’attuazione dei presupposti tecnici.
smottamento e verifiche non concluse: dal “fine lavori” al mancato collaudo
Nello settembre dell’anno scorso sarebbe avvenuto uno smottamento vicino al cantiere della stazione di arrivo, evento che avrebbe coinvolto una seconda seggiovia e l’ampliamento di un rifugio. Simico, secondo la ricostruzione, non avrebbe sospeso le attività e avrebbe indicato la conclusione dell’opera per i primi giorni di febbraio 2026.
Il verbale di fine lavori risulterebbe datato 4 marzo, ma i lavori non sarebbero stati realmente completati. Inoltre, l’agenzia governativa Ansfisa, incaricata di vigilare sulla funzionalità degli impianti a fune, non avrebbe ancora ultimato le verifiche, con conseguente mancanza del collaudo.
gare deserte e presunte turbative d’asta: ruolo della Graffer
Simico avrebbe scorporato il progetto della cabinovia di Socrepes da un piano più ampio che prevede il collegamento dei versanti delle Tofane e del Faloria, con una spesa complessiva di circa 140 milioni di euro. Nel febbraio 2025 sarebbe stata avviata una preselezione per due società: la Leitner di Vipiteno e la Doppelmayr austriaca. Una fuga di notizie con pubblicazione dei nomi su un giornale locale avrebbe spinto Saldini ad annullare la procedura nel mese di marzo.
Simico avrebbe riprovato nei mesi successivi, ma nel giugno la gara sarebbe risultata deserta. La ricostruzione riportata indica che la Procura di Belluno ravviserebbe, in queste fasi, la possibile presenza di una turbativa d’asta, fino all’emersione del coinvolgimento di Graffer.
inchiesta e indagati: perquisizioni e iscrizione di Elisabetta Pellegrini
L’ingegnere Elisabetta Pellegrini viene indicata come la quarta indagata. Il 21 maggio sarebbero stati effettuati controlli con perquisizioni negli uffici di Simico, con sequestro di computer, documenti e telefonini.
I primi tre soggetti menzionati risultano: Fabio Massimo Saldini, amministratore delegato di Simico e commissario straordinario con pieni poteri; Valeria Cepi, responsabile unica del procedimento; Angelo Redaelli, rappresentante legale della società bresciana Graffer. Da questa fase istruttoria sarebbe emersa la base per iscrivere anche Pellegrini nel registro degli indagati.
La posizione di Pellegrini viene descritta come quella di diretta collaboratrice del ministro Matteo Salvini, con un incarico di stampo politico e il ruolo di coordinatrice della struttura tecnica di missione del ministero. Viene inoltre indicata come consigliera del vicepresidente del Consiglio dei ministri per le strategie infrastrutturali.
carriera e precedente incarico: Pedemontana Veneta e project financing
Secondo la ricostruzione, Pellegrini si sarebbe trasferita a Roma nel dicembre 2022. Prima di tale passaggio avrebbe lavorato presso la Provincia di Verona e in Regione Veneto. In quel periodo Luca Zaia ricopriva il ruolo di governatore e Pellegrini avrebbe assunto la responsabilità unica del procedimento della Pedemontana Veneta, un’opera stimata con costi di due miliardi e mezzo. Il progetto prevedrebbe, nell’arco di 40 anni, il pagamento di canoni pubblici per circa 12 miliardi di euro a favore del promotore del project financing.
ricerca del costruttore e rimodulazione dell’appalto: dalle aste alle cordate
A rendere complessa la vicenda sarebbero state le fasi di ricerca del costruttore per l’impianto di Socrepes. Quando a metà giugno 2025 la seconda asta pubblica sarebbe andata deserta, il commissario Saldini avrebbe dichiarato che si sarebbe presentata Graffer, sostenendo di poter realizzare quanto Leitner e Doppelmayr non avrebbero ritenuto di eseguire.
Nel giro di poche settimane, Graffer avrebbe trovato due partner: Ecoedile in ambito bergamasco e Dolomiti Strade in provincia di Belluno. Nella ricostruzione, Saldini avrebbe ammesso di aver fornito a Graffer degli elenchi di aziende a cui rivolgersi per costruire la filiera di supporto.
Il passaggio successivo avrebbe visto Graffer cercare altre cinque imprese per affidare compiti diversi, includendo anche una ditta turca indicata come costruttrice delle cabine.
possibile coinvolgimento ministeriale: verifiche su telefonate e mail per l’appalto
È in questa fase, indicata come concitata, che gli investigatori starebbero controllando un eventuale ruolo di Pellegrini. Le verifiche riguarderebbero telefonate e mail partite dal ministero con l’obiettivo di definire un nuovo assetto dell’appalto attorno a una cabinovia per la quale, secondo la ricostruzione, non sarebbero state rilevate disponibilità adeguate a realizzarla.
personalità citate nell’inchiesta e nei ruoli descritti
- Elisabetta Pellegrini
- Matteo Salvini
- Fabio Massimo Saldini
- Valeria Cepi
- Angelo Redaelli
- Luana Zanella
- Luca Zaia
