Bocciati e scuse del maestro: mi vergogno di questa scuola

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Bocciati e scuse del maestro: mi vergogno di questa scuola

La storia di un ragazzo bocciato richiama un nodo centrale del mondo scolastico: la selezione degli studenti e il modo in cui la scuola interpreta impegno, motivazione e valore. Un racconto personale diventa una riflessione severa sulla pratica del giudizio, portando alla luce domande precise su ciò che accade davvero prima e durante l’anno scolastico, e su quanto contino le occasioni offerte agli studenti che faticano.

Al centro compare R., 12 anni, fermato alla fine dell’anno perché considerato poco presente e poco incline allo studio. Le ragioni riportate ruotano attorno a due elementi: l’andare poco a scuola e l’essere stato etichettato come privo di voglia quando effettivamente frequentava.

R., 12 anni, bocciato: motivazioni e interrogativi sulla scuola

La bocciatura viene descritta come conseguenza di un andamento scolastico giudicato insufficiente. A rendere più forte la sensazione di ingiustizia è il ricordo di un’infanzia diversa: R. viene presentato come un bambino simpatico, con uno sguardo vispo e una curiosità sana. In quell’orizzonte, non emergeva la prospettiva di un esito negativo: l’immagine futura immaginata per lui era quella di un adulto con un forte senso civico, capace di essere onesto, altruista e sensibile.

Il testo solleva interrogativi su ciò che gli adulti fanno per comprendere le condizioni reali. È riportato il dubbio che, prima di arrivare alla decisione di bocciare, venga osservato davvero il contesto. Nel ragionamento compaiono domande concrete: se gli insegnanti e la scuola si siano informati davvero su eventuali motivazioni della scarsa frequenza, se abbiano notato i libri presenti in casa, se sappiano dove il ragazzo va in vacanza e se, con regolarità, sia mai stata posta una domanda semplice come come stai.

Il punto critico viene collegato a un’immagine stereotipata: l’esistenza di ragazzi visti come svogliati o addirittura come lazzaroni, senza un reale tentativo di scoprire cosa si muova dietro i comportamenti.

Lettera a una professoressa: il richiamo alle parole di don Lorenzo Milani

Il contenuto introduce un riferimento fondamentale a una figura educativa che ha lasciato un segno profondo nel dibattito scolastico: don Lorenzo Milani, definito dagli studenti il priore. Viene citato un suo libro, indicato con il titolo Lettera a una professoressa, costruito attorno a un’accusa diretta alla logica della bocciatura.

Nelle parole riportate, don Milani sostiene che la scuola avrebbe un solo vero problema: i ragazzi che perde. L’argomentazione attribuisce alla bocciatura una conseguenza precisa: il rifiuto degli studenti più difficili porta a trasformare la scuola in un luogo che si occupa soltanto di chi è considerato già “sano”, respingendo chi necessita di più attenzione.

“Non bocciare”: l’idea di scuola secondo don Milani

La sintesi delle riforme associate a don Lorenzo Milani è riportata con due parole chiave: non bocciare e dare la scuola a chi sembra più in difficoltà. Nel testo vengono richiamati due aspetti collegati:

  • l’idea di offrire una scuola a tempo pieno a chi viene percepito come incapace o “cretino”;
  • l’esigenza di dare uno scopo agli studenti considerati svogliati, trasformando la mancanza di motivazione in un’occasione educativa.

Il richiamo diventa un confronto: la lettera viene descritta come probabilmente non letta o, in alternativa, archiviata troppo a lungo. Ne risulterebbe una bocciatura che contraddice l’impostazione proposta dal priore.

Responsabilità e scuse: la scelta di chiedere perdono ai bocciati

La narrazione passa poi a un tema contemporaneo: il timore che, anche quando emergono criticità, la scuola risponda con sanzioni interne. È indicato che dire qualcosa che non risulti gradito ai vertici può portare a conseguenze come la bocciatura della figura docente stessa tramite note. Il quadro evidenzia un sistema in cui l’azione educativa potrebbe essere frenata dalla paura.

All’interno di questo scenario, emerge un momento conclusivo di riconoscimento delle sofferenze di chi viene fermato. La voce narrante esprime scuse rivolte a R. e a tutti gli altri bocciati, con l’intento di mettere al primo posto i ragazzi prima della logica istituzionale. Le scuse assumono un valore simbolico: un gesto che chiede comprensione e che afferma l’esistenza di un legame tra responsabilità educativa e rispetto degli studenti.

scuse a R. e agli altri bocciati

La chiusura affida il senso finale a un invito all’accettazione delle scuse di un maestro che dichiara di voler bene ai ragazzi, orientando l’attenzione su ciò che conta davvero nella scuola: la cura, il riconoscimento e la possibilità di ripartire.

Mi vergogno di essere un maestro di questa Scuola: chiedo scusa ai bocciati!
Categorie: PoliticaCronaca

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