Asilo e rimpatri in Ue: le stesse norme, entra in vigore il patto dei 27

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Asilo e rimpatri in Ue:  le stesse norme, entra in vigore il patto dei 27

Scattano nuovi obblighi per gli Stati membri dell’Unione europea con l’entrata in vigore del nuovo Patto Ue su migrazione e asilo, a due anni dall’adozione in sede comunitaria. Il passaggio chiave riguarda l’uniformazione: da ora in poi tutti e 27 gli Stati membri dovranno applicare un unico insieme di norme più strutturate, pensate per disciplinare controlli alle frontiere esterne, procedure di asilo, condizioni di accoglienza e un meccanismo di solidarietà basato sul ricollocamento o sulla condivisione degli oneri legati ai richiedenti protezione internazionale. L’obiettivo dichiarato è superare un sistema disomogeneo, in cui le regole cambiano sensibilmente tra Paesi di primo arrivo, armonizzando procedure e gestione dei dati.

patto ue migrazione e asilo: i quattro pilastri della nuova politica

La nuova impostazione poggia su quattro pilastri. I primi tre sono direttamente collegati al Patto, mentre il quarto comprende norme parallele orientate a inserirsi nel quadro delle relazioni internazionali.

rafforzamento frontiere esterne: screening pre-ingresso e eurodac più esteso

Il primo pilastro riguarda il rafforzamento delle frontiere esterne. È prevista una procedura obbligatoria di screening pre-ingresso per chi arriva alla frontiera, con tempi di completamento fissati in sette giorni, comprendendo identificazione, controlli sanitari e verifica di sicurezza. Per chi si trova già all’interno del territorio dell’Ue, la durata indicata scende a tre giorni.

Il pilastro integra anche l’evoluzione del sistema Eurodac, banca dati biometrica europea, destinata a fungere da strumento di gestione integrata dell’asilo e della migrazione irregolare. La raccolta dei dati personali viene aggiornata: sono previsti nuovi dati, includendo immagini facciali e segnalazioni di sicurezza.

procedure di asilo: tempi uniformi, obblighi e basi comuni di decisione

Il secondo pilastro introduce procedure di asilo più rapide e uniformi. Il regolamento sulla procedura di asilo stabilisce obblighi di collaborazione in capo ai richiedenti e prevede conseguenze in caso di inadempienza. La direttiva sulle condizioni di accoglienza mira ad armonizzare gli standard minimi in tutti gli Stati membri, mentre il regolamento sulla qualifica rafforza i criteri per il riconoscimento della protezione internazionale.

Parallelamente, il Parlamento europeo ha approvato a febbraio modifiche al regolamento sulla procedura di asilo e la prima lista comune di Paesi di origine sicuri a livello Ue. La finalità indicata è accelerare l’esame delle domande considerate verosimilmente infondate.

solidarietà e responsabilità: superamento del principio di Dublino

Il terzo pilastro istituisce un meccanismo permanente di solidarietà e responsabilità. Viene superato il principio collegato al regolamento di Dublino del 1990, che in molti casi attribuiva l’onere di esaminare la domanda al Paese di primo ingresso, come Italia, Grecia, Spagna o Malta. In sostituzione si introducono criteri più granulari per definire lo Stato Ue responsabile.

Nel frattempo, il richiedente protezione internazionale nello Stato membro di primo ingresso deve rimanere in tale Paese fino alla determinazione del nuovo Stato responsabile. La disciplina prevede inoltre che gli Stati membri contribuiscano a un fondo di solidarietà scegliendo tra opzioni come ricollocamenti, contributi finanziari, sostegno operativo o misure per il potenziamento delle capacità nazionali.

norme parallele: partnership internazionali, controlli e canali legali

Il quarto pilastro integra norme parallele al Patto, con una prospettiva rivolta alle partnership internazionali. Tra gli elementi citati figurano accordi anti-contrabbando con Paesi terzi, cooperazione con Frontex per aumentare le capacità di controllo delle frontiere nei Paesi di origine e transito e sviluppo di canali legali per l’immigrazione tramite l’istituzione di un “Talent Pool” dell’Ue e partenariati per l’attrazione di talenti.

lacune e nodi critici: attuazione non equivalente alla piena operatività

L’entrata in applicazione del Patto non coincide con una piena attivazione di tutte le componenti. Secondo un rapporto pubblicato a maggio, pur registrando progressi, restano lacune significative in diversi Stati membri. I punti indicati come più critici riguardano il collaudo e la messa in funzione del nuovo sistema Eurodac, la realizzazione delle infrastrutture per lo screening e le procedure di frontiera, le misure contro la fuga dei richiedenti asilo e i movimenti secondari verso altri Paesi, oltre all’operatività del primo Fondo di solidarietà e delle garanzie sui diritti fondamentali, compresi i meccanismi di monitoraggio indipendenti.

ricollocamenti: divario tra obblighi previsti e impegni reali

La parte legata al ricollocamento evidenzia un divario tra quanto previsto e quanto effettivamente praticato. In base all’impianto, il Patto prevede 30.000 ricollocamenti all’anno, con un importo di 20.000 euro per migrante in caso di inadempienza o un altro contributo materiale concordato tra i due Paesi. Nella realtà, le promesse risultano molto inferiori. Viene indicato che Ungheria e Slovacchia non si sono impegnate per alcuna quota. È prevista una prima verifica del rispetto degli obblighi per il mese di luglio.

rimpatri e hub: accordo su centri esterni all’Ue

In parallelo all’entrata in applicazione del Patto, a giugno Consiglio e Parlamento europei hanno raggiunto un accordo sul regolamento sui rimpatri. Il testo introduce il concetto di centri di trattenimento fuori dai confini dell’Ue, indicati come “hub di rimpatrio”. È citato l’esempio dei centri mantenuti dall’Italia in Albania per i migranti privi del diritto di soggiorno.

finanziamenti e supporto operativo: stanziamento per attuazione e Ueaa

Per sostenere l’attuazione del Patto, la Commissione europea ha stanziato 3 miliardi di euro. Il finanziamento è indicato come destinato anche alla copertura della protezione temporanea dei cittadini ucraini. L’Euaa (Agenzia dell’Unione europea per l’asilo) dispone di circa 1.300 unità di personale in 12 Stati membri e ha annunciato che, dopo il 12 giugno, passerà progressivamente da materiali orientativi a un sostegno operativo più diretto sul campo.

Il test pratico del sistema è destinato a svolgersi nelle prossime settimane. Il rischio descritto riguarda possibili asimmetrie di preparazione tra gli Stati membri che, secondo l’impostazione delineata, potrebbero incentivare le rotte dei trafficanti verso Paesi con frontiere meno presidiate, con effetti sulla pressione sui sistemi di accoglienza del nord Europa.

stati membri e Paesi citati: impegni e ruoli nel nuovo assetto

Nel quadro descritto compaiono specifici riferimenti a Paesi e responsabilità collegate al funzionamento del sistema:

  • Italia
  • Grecia
  • Spagna
  • Malta
  • Ungheria
  • Slovacchia
  • Albania
Categorie: PoliticaCronaca

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