Antimafia sfidante per il posto al Csm il fronte anti-aridta abbandona fusco e punta su imbergamo

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Antimafia sfidante per il posto  al Csm il fronte anti-aridta abbandona fusco e punta su imbergamo

Si riapre la partita per la nomina del procuratore nazionale antimafia aggiunto, indicata come figura di riferimento nel rapporto tra Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo (Dna) e Consiglio superiore della magistratura. Al Consiglio superiore della magistratura si rimescolano gli equilibri dopo il riavvio della pratica, con l’obiettivo dichiarato di individuare un profilo capace di superare Sebastiano Ardita, procuratore aggiunto a Catania, fino a poco prima del giro precedente considerato favorito.

nomina procuratore nazionale antimafia aggiunto: riapertura della pratica al csm

Il plenum del Csm aveva rimandato indietro la procedura alla Quinta Commissione, competente sulle nomine ai vertici degli uffici. Il rinvio era avvenuto il 11 giugno tra polemiche, senza una scelta definitiva tra le due proposte formulate in commissione. Da un lato figurava l’indicazione di maggioranza per Ardita, sostenuto da tre voti, con un profilo caratterizzato da oltre 15 anni di esperienza nella materia antimafia. Dall’altro era stata avanzata la candidatura di minoranza per l’ex aggiunto di Milano Eugenio Fusco, fermo a un voto.

Nel quadro delle motivazioni, la candidatura di Fusco era stata presentata nonostante un percorso non legato in modo diretto alla criminalità organizzata. Fusco, infatti, aveva coordinato per poco più di un anno il pool “antiterrorismo e reati cyber” della Procura di Milano.

candidature in campo: ardita contro fusco e il passaggio su imbergamo

Nonostante il vantaggio attribuibile al curriculum di Ardita, la pratica era stata azzerata dal Csm. La decisione aveva trovato appoggio nell’azione di Franca Imbergamo, sostituta procuratrice alla Dna, che tramite una lettera a palazzo Bachelet ha sostenuto di possedere più titoli rispetto a entrambi i colleghi, contestando la mancata valorizzazione della propria candidatura.

nuovo voto in commissione: ardita e imbergamo arrivano a 3-3

Rientrata alla Quinta Commissione, la procedura ha visto cambiare gli assetti interni. Ardita ha ottenuto gli stessi tre voti del primo passaggio, ossia quelli dei laici Felice Giuffrè ed Enrico Aimi (eletti in quota centrodestra) e del togato Eligio Paolini, appartenente alla corrente conservatrice di Magistratura indipendente.

Il riequilibrio ha riguardato gli altri membri della commissione: Maurizio Carbone di Area, che nella prima votazione aveva scelto Fusco, ha modificato orientamento puntando su Imbergamo. La stessa direzione è emersa anche dai due consiglieri che al primo giro si erano astenuti: Marco Bisogni di UniCost e Mimma Miele di Magistratura democratica.

Con il tramonto della candidatura di Fusco, il round si è chiuso con un confronto tre a tre tra Ardita e Imbergamo. La decisione finale resta al plenum, dove la partita risulta aperta e i voti di togati indipendenti, laici di centrosinistra e dei membri di diritto della Corte di Cassazione saranno determinanti.

motivazioni e implicazioni interne: la versione tecnica e la componente politica

imbergamo sostenuta da argomento tecnico sulle nomine

La candidatura di Imbergamo viene motivata con un criterio definito puramente tecnico. Secondo i consiglieri che l’hanno votata, la magistrata dovrebbe prevalere in automatico per via della circolare interna sulle nomine, letta alla luce di una recente interpretazione collegata a una sentenza del Consiglio di Stato. L’elemento indicato riguarda un’esperienza nelle materie di competenza Dna superiore di oltre sei anni rispetto a quella del collega.

attenzione istituzionale e ruolo di melillo

Nel contempo, la pratica viene descritta come politicamente delicata e con ricadute che avrebbero raggiunto i massimi livelli istituzionali. In Commissione, Melillo aveva espresso una preferenza per Fusco, richiamando la necessità di poter contare su magistrati con esperienza in cybersicurezza. In una fase successiva, con il ritorno della pratica in commissione, le dinamiche sono ulteriormente emerse.

tensioni alla dna: contestazioni su indagini e fiducia nell’autogoverno

La possibile nomina di Ardita viene collegata anche a scenari interni alla Dna. Alcuni pm a lui vicini, tra cui Nino Di Matteo e Franca Imbergamo, avrebbero contestato la gestione, da parte del procuratore, delle indagini sulle stragi del 1992-1993.

In questa cornice, dopo il ritorno della pratica in commissione, Di Matteo aveva diffuso una dichiarazione incentrata sull’idea che l’autogoverno elettivo si basi sulla fiducia tra magistrati e non possa tollerare neppure l’ipotesi che l’obiettivo sia escludere Sebastiano Ardita per ragioni legate a idee, personalità o mancata appartenenza a correnti considerate gradite al sistema.

prossimo passaggio: plenum decisivo per ardita e imbergamo

La decisione finale spetta al plenum, chiamato a sciogliere il nodo dopo il risultato tre a tre in Quinta Commissione. In assenza di una chiusura in commissione, la convergenza o lo spostamento dei voti in sede plenaria diventa centrale, con particolare attenzione ai contributi dei togati indipendenti, dei laici di centrosinistra e dei membri di diritto della Corte di Cassazione.

Principali figure citate:

  • Giovanni Melillo
  • Sebastiano Ardita
  • Eugenio Fusco
  • Franca Imbergamo
  • Nino Di Matteo
  • Felice Giuffrè
  • Enrico Aimi
  • Eligio Paolini
  • Maurizio Carbone
  • Marco Bisogni
  • Mimma Miele
Antimafia, nuovo sfidante per il posto da vice-Melillo: al Csm il fronte anti-Ardita abbandona Fusco e punta su Imbergamo
Categorie: PoliticaCronaca

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