Almasri condannato in libia a 7 anni per torture: cosa ha deciso il tribunale

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Almasri condannato in libia a 7 anni per torture: cosa ha deciso il tribunale

Condannato in Libia, salvato in Italia: la vicenda dell’ex comandante Osama Najeem Almasri entra in una fase decisiva con una nuova decisione giudiziaria. Il Tribunale penale di Tripoli ha comminato una pena detentiva di 7 anni e 4 mesi per violazioni legate al trattamento dei detenuti, aggiungendo elementi a un contenzioso internazionale che ha attraversato governo italiano e Corte penale internazionale. La decisione dei giudici viene presentata come un giudizio netto su responsabilità e condotte attribuite all’ex comandante, in un quadro che continua a generare ricadute politiche e istituzionali.

condanna di osama najeem almasri: 7 anni e 4 mesi per violazione dei diritti dei detenuti

Secondo quanto riportano media libici, il Tribunale penale di Tripoli ha inflitto ad Almasri la pena di 7 anni e 4 mesi di reclusione per aver violato i diritti dei detenuti. La sentenza include anche ulteriori conseguenze: per tutta la durata della pena e per un anno successivo è disposta la perdita della capacità giuridica e la privazione dei diritti civili.

arresto e scarcerazione in italia: il nodo della mancata convalida dell’arresto

Almasri era stato arrestato il 5 novembre su ordine della Procura generale di Tripoli, con l’accusa di torture e violenze ai danni di detenuti nel carcere di Mitiga, nella capitale. Il provvedimento veniva comunicato dalla stessa Procura dopo l’ascolto delle testimonianze delle vittime.

Il caso si è poi spostato in Italia: l’ex comandante era stato fermato il 19 gennaio su mandato della Corte penale internazionale, con accuse legate a crimini di guerra e crimini contro l’umanità. In breve tempo, però, è intervenuta la scarcerazione e il rientro in Libia, spiegato con l’inerzia del ministero della Giustizia che avrebbe scelto di non chiedere la convalida dell’arresto né l’applicazione di una misura cautelare.

espulsione dopo il non luogo a provvedere della corte d’appello di roma

In seguito alle decisioni giudiziarie, il ministro dell’Interno ha ricostruito la sequenza degli atti: il 21 gennaio la Corte d’appello di Roma avrebbe dichiarato non luogo a provvedere sull’arresto, ritenendolo irrituale perché non previsto dalla legge, ordinando l’immediata scarcerazione qualora non detenuto per altra causa.

Secondo quanto riportato dalle spiegazioni del ministro, la mancata convalida dell’arresto avrebbe portato all’adozione di un provvedimento di espulsione per motivi di sicurezza dello Stato, richiamando l’articolo 13, comma 1, del Testo unico in materia di immigrazione. È inoltre indicato che l’espulsione si sarebbe basata sul fatto che il cittadino libico risultava a piede libero in Italia e presentava un profilo di pericolosità sociale, come desunto dal mandato d’arresto emesso dalla Corte penale internazionale il 18 gennaio.

contestazione della corte penale internazionale sul rilascio senza consultazione

La Corte penale internazionale avrebbe segnalato che il 21 gennaio, senza preavviso o consultazione con la Corte, Almasri sarebbe stato rilasciato e riportato in Libia. L’accusa si inserisce nell’ambito della comunicazione successiva all’espulsione, con l’indicazione che il trasferimento sarebbe avvenuto mentre l’arresto non risultava gestito secondo le aspettative della Corte.

accuse della corte penale internazionale: crimini di guerra e contro l’umanità, tra tortura, stupro e omicidio

Almasri è indicato dalla Corte penale internazionale come responsabile di crimini contro l’umanità e crimini di guerra. Tra le condotte elencate figurano omicidio, tortura, stupro e violenza sessuale.

Le accuse riguardano presunti fatti commessi in Libia a partire da febbraio 2015, con riferimento a responsabilità diretta, a ordini impartiti o a condotte realizzate con l’assistenza di membri della milizia Rada. Il testo delle imputazioni richiama il luogo di detenzione: la prigione di Mitiga, dove sarebbero stati detenuti persone incarcerate per motivi religiosi (ad esempio cristiani o atei) oppure per presunta opposizione all’ideologia religiosa delle Forze speciali di deterrenza.

Le persone coinvolte vengono descritte anche come sospettate di comportamento immorale o di omosessualità, o in ragione di presunto sostegno o appartenenza ad altri gruppi armati, oppure in relazione a presunte finalità di coercizione, o in una combinazione di tali motivazioni.

ruolo nella milizia rada e nel carcere di mitiga: direzione dei trasferimenti e attività di polizia giudiziaria

Almasri risulta affiliato alle Forze speciali di deterrenza (Rada), una milizia indicata come influente a Tripoli e guidata dal comandante salafita Abdul Rauf Kara. La milizia avrebbe il controllo del carcere di Mitiga, luogo dove sarebbero detenuti oppositori politici e persone collegate allo Stato islamico.

Il ruolo attribuito ad Almasri era quello di dirigere gli spostamenti dei detenuti e le attività della polizia giudiziaria. Prima del suo arresto a gennaio, la polizia giudiziaria libica sarebbe diventata braccio esecutivo della procura generale guidata da Al Sour, rimanendo comunque nel perimetro della milizia Rada, che a sua volta sarebbe ufficialmente affiliata al Consiglio presidenziale libico ma di fatto descritta come un attore parastatale.

video diffuso ad agosto e contestazioni: identità attribuita ad almasri e autenticità confermata

Ad agosto, Almasri sarebbe apparso in un video pubblicato dalla testata libica Almasdar Media. Nel filmato sarebbe ripreso mentre picchia con accanimento un uomo in una strada trafficata in Libia. Le opposizioni contro il governo Meloni avrebbero riutilizzato l’episodio come elemento di contestazione, mentre fonti dell’intelligence italiane avrebbero riferito che le immagini sarebbero identificabili come riconducibili ad Almasri, precisando però che il video risalirebbe al 2021 o 2022.

procedimenti in italia: indagine per favoreggiamento e archiviazione del fascicolo

La vicenda ha dato origine a un caso politico-giudiziario con apertura di un’indagine per favoreggiamento. L’ipotesi di reato sarebbe stata contestata nei confronti dei ministri della Giustizia e dell’Interno, Carlo Nordio e Matteo Piantedosi, oltre all’Autorità delegata all’intelligence Alfredo Mantovano. Nonostante una richiesta di rinvio a giudizio presentata dal Tribunale dei ministri, la Camera avrebbe negato l’autorizzazione a procedere e il fascicolo sarebbe stato archiviato.

figure e ruoli citati nella vicenda

Osama Najeem Almasri; Carlo Nordio; Matteo Piantedosi; Alfredo Mantovano; Abdul Rauf Kara; Al Sour.

Solo l’Italia non ha fermato Almasri: l’ex comandante condannato in Libia a 7 anni e 4 mesi per “aver violato i diritti dei detenuti”
Categorie: PoliticaCronaca

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