Alessandro alemanno domani fuori : il lungo post dopo 1 anno e mezzo di carcere

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Alessandro alemanno domani fuori : il lungo post dopo 1 anno e mezzo di carcere

Alla vigilia della sua uscita dal carcere, Gianni Alemanno racconta, in un lungo post sui social, un’esperienza detentiva che scandisce tempi, condizioni e ostacoli burocratici incontrati a Rebibbia. L’ex sindaco di Roma, leader di Indipendenza, descrive un percorso durato 1 anno, 5 mesi e 24 giorni, e accompagna il resoconto con una domanda centrale: riuscire a spiegare che sicurezza e dignità delle persone non sono in contraddizione, ma possono andare insieme.

gianni alemanno: uscita dal carcere dopo 1 anno, 5 mesi e 24 giorni

Alemanno indica che mercoledì 24 giugno alle ore 10 uscirà dal portone di via R. Majetti, 70, ponendo fine a una detenzione che, nel testo, viene quantificata con precisione. L’ex sindaco collega la propria situazione all’affermazione di innocenza e al fatto che il reato per cui sarebbe stato condannato—traffico d’influenze per abuso d’ufficio—risulterebbe abolito. Nel post vengono richiamate anche circostanze che avrebbero portato alla completa revoca dell’affidamento in prova, con il riferimento a come opera la giustizia italiana.

esperienza a rebibbia: degrado, sovraffollamento e burocrazia penitenziaria

Il racconto prosegue descrivendo un carcere definito come più degradato e più abbandonato rispetto a quanto ricordato. Viene citata la scoperta di celle da 4 posti occupate da 6 persone, oltre a condizioni igienico-sanitarie considerate difficili e ambienti deteriorati. Alemanno menziona anche la riduzione dei percorsi trattamentalistudio, lavoro e cultura—a una possibilità riservata a pochi, insieme a una burocrazia penitenziaria descritta come lenta e prepotente, con tribunali di sorveglianza in cui sarebbero presenti pochi magistrati e troppe pratiche, con l’effetto di rendere difficili le decisioni.

fabio falbo e i ritardi: palestre, attrezzature e trasferimenti

Nel post si evidenzia il tentativo di “batterci” insieme a Fabio Falbo contro una serie di criticità. Tra gli episodi raccontati, Alemanno riferisce un intervento legato a una donazione: il 21 maggio sarebbero stati scaricati 3 camion pieni di attrezzi per le palestre dei reparti, donati dall’azienda privata Matrix con supervisione dell’ASI. Dopo circa un mese, secondo quanto riportato, non sarebbe arrivato nulla: le palestre resterebbero preistoriche, scassate e arrugginite, con l’osservazione che per trasportare la merce da magazzini a reparti distanti al massimo 2-300 metri sarebbe sufficiente poco tempo.

attese e condizioni: fabio falbo nel carcere di rossano

Il testo prosegue con la situazione di Fabio Falbo, ancora detenuto nel carcere calabrese di Rossano. Alemanno afferma che l’11 giugno Falbo sarebbe stato portato per usufruire di un permesso di 5 ore per incontrare il padre di 92 anni, gravemente malato. Nel racconto, l’incontro sarebbe avvenuto dopo 6 giorni di attesa inutile, giudicata anche pericolosa per le condizioni di salute dell’anziano. Dopo l’incontro, risulterebbe un’attesa: Falbo dichiarerebbe di attendere da 4 giorni il rientro in cella, che resterebbe chiusa con la propria roba accatastata all’interno.

situazione organizzativa a rossano: direttore, comandante e carenze lavorative

Secondo quanto riportato nel post, nel carcere di Rossano non ci sarebbero il Direttore né il Comandante. Inoltre, su 100 persone classificate “in media sicurezza”, solo 8 lavorerebbero, con una descrizione di funzionamento considerata critica.

grazia parziale ad antonio russo: l’esito rimane bloccato

Alemanno dedica un passaggio specifico alla “vittoria” ottenuta tramite la grazia parziale concessa dal Presidente Mattarella ad Antonio Russo, descritto come un uomo di 88 anni malato, detenuto da 6 anni. Nel racconto viene sottolineato che, nonostante la concessione, Russo non sarebbe uscito, con il riferimento a magistrati non informati della grazia, a relazioni sanitarie non pervenute e a adempimenti burocratici considerati ostativi.

solidarietà tra detenuti e lavoro del personale: formazione, sanità e supporto

Accanto alle criticità, il post descrive anche una dimensione umana interna al carcere. Alemanno afferma di aver conosciuto una popolazione detenuta che “stringe i denti” e che, tra battute in romanesco e calabrese, pranzi cucinati con un camping gas, solidarietà di cella, messe con Don Lucio e allenamenti sportivi, riesce a “tirare avanti” e a non lasciarsi travolgere. Viene comunque richiamato che non tutti resistono: nel testo si parla anche di persone che crollano e, se non si suicidano, si “uccidono di noia e di altro”.

polizia penitenziaria, nuove leve e gestione sanitaria

Nel racconto compaiono anche gli agenti e il personale della Polizia penitenziaria, citati come figure spesso capaci di comportarsi bene—con le dovute eccezioni—e descritti come “come fratelli” rispetto alle persone detenute, condividendo sofferenza per mancanze organizzative e per lo stesso sovraffollamento. Alemanno segnala inoltre l’arrivo di numerose nuove giovani leve, considerate impegnate con entusiasmo discreto e correttezza.

reparto infermieristico guidato da rossella e figure educative

Una parte del testo è dedicata alle giovani infermiere del reparto, guidate dalla decana Rossella. Viene descritto un modo di lavorare che, pur includendo un fare scorbutico ritenuto necessario a contenere “avance”, si concentra su assistenza con impegno personale, con il riferimento a buchi nell’erogazione sanitaria e a poche scorte per raggiungere gli ospedali. Il post menziona anche educatrici e psicologhe indicate come persone che mettono cuore e testa nel lavoro, diventando un ammortizzatore tra persone detenute e lentezze di chi opera a livelli superiori.

il muro di gomma e la missione dopo l’uscita: sicurezza e dignità

Alemanno dichiara che uscire dal carcere gli dà la sensazione di “disertare una trincea”, lasciando compagni di detenzione e lavoratori del sistema carcerario nelle loro lotte e sofferenze. Il testo ricorda che, a seguito delle richieste ricevute, sarebbe stata costruita un’amicizia e un ponte di collaborazione con Fabio Falbo, con la volontà di continuare a farsi sentire quando il cosiddetto “muro di gomma” si frapporrà tra la sua azione e il contesto carcerario.

ministro nordio, provvedimenti in itinere e benefici per tossicodipendenti

Nel post emerge l’interrogativo su come riuscire a spiegare al Ministro Nordio che l’ultimo provvedimento in itinere nelle Camere, quello che aumenta i benefici per i detenuti tossicodipendenti, non sarebbe sufficiente a cambiare la situazione delle carceri.

media e opinione pubblica: sicurezza senza contraddizione

Il racconto si conclude con la domanda sul riuscire a rivolgersi a media e opinione pubblica, prima ancora che ai politici, per sostenere che non esista contraddizione tra una difesa intransigente della sicurezza dei cittadini e la necessità di un sistema penitenziario che rispetti la dignità delle persone e favorisca la loro capacità di riabilitazione. Alemanno afferma anche che, senza un carcere di questo tipo, sarebbe assolutamente impossibile difendere il cittadino dall’aumento della criminalità. La promessa finale è di continuare l’impegno con tutte le forze, con l’aiuto e l’amicizia di Fabio Falbo e collaborando con persone di buona volontà a prescindere dal colore politico, lasciando tra le mura di Rebibbia—secondo il testo—un pezzo del cuore, legato alle condizioni descritte e a come “la Repubblica Italiana” si giochi la propria faccia.

Personaggi e nominativi citati:

  • Gianni Alemanno
  • Fabio Falbo
  • Antonio Russo
  • Presidente Mattarella
  • Ministro Nordio
  • Don Lucio
  • Rossella
  • Matrix
  • ASI
Categorie: PoliticaCronaca

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