Verso gaza alle ong nel mediterraneo: come una flotilla ha cambiato la vita di uno skipper
Carlo Alberto Biasioli si definisce “Carlo della Flotilla” e racconta come un’esperienza in mare, tra settembre e ottobre dello scorso anno, abbia lasciato tracce profonde nel modo di percepire sé stesso e il mondo. Dopo essere stato skipper a bordo di Morgana, in rotta verso Gaza con la Global Sumud Flotilla, descrive un prima e un dopo che non coincide con un cambiamento improvviso, ma con una ricostruzione progressiva della propria vita.
Alla richiesta se sia realmente diventato un altro, Biasioli risponde negando un mutamento drastico immediato: il rientro ha avviato un processo personale in cui “la vita si era sgretolata” e poi, passo dopo passo, è stata rimessa in piedi. La narrazione si concentra sulle motivazioni che lo hanno portato a partecipare, sulle condizioni di rischio incontrate e sulle conseguenze che l’esperienza ha continuato a produrre anche dopo la prigionia e il ritorno in Italia.
carlo della flotilla: origini, lavoro e nascita dell’impegno
Prima del viaggio, la figura descritta da Biasioli è legata a una combinazione precisa di interessi. Da un lato sensibilità per la geopolitica, dall’altro un rapporto costante con il mare. In inverno ha lavorato come videomaker, mentre in estate ha assunto il ruolo di skipper. Si tratta, secondo la sua ricostruzione, di una propensione che non si traduceva in politica organizzata o attivismo continuo, pur restando presente negli anni.
Nel corso degli ultimi anni, si avvicina anche a movimenti, con un riferimento esplicito alla Freedom Flottilla, legando la partecipazione al valore dei movimenti popolari e al loro potere di incidere sulla società. La nascita della Global Sumud Flotilla diventa il momento in cui decide di credere di poter “incidere” davvero, trasformando la sensibilità in un’azione concreta.
la rotta verso gaza e l’incontro sul molo
Il processo che lo porta a essere a bordo avviene tramite due colloqui, fino a ritrovarsi sul molo. L’indicazione che emerge è che l’imbarco rappresenta un modo per mettere insieme due passioni: relazioni internazionali e mare. Biasioli sottolinea anche che, nel caso contrario, si sarebbe rimproverato per tutta la vita di non aver partecipato.
Alla base della decisione cita elementi specifici: competenze nautiche, conoscenze storiche e la mancanza di vincoli economici personali tali da creare dipendenze. Definisce la mancata partecipazione come un atto che avrebbe ritenuto “vile”, mostrando che l’ingresso nella missione non nasce dall’improvvisazione, ma da un’assunzione consapevole.
morgana sotto attacco: droni, colpi e conseguenze operative
Il viaggio non viene presentato come lineare. Biasioli racconta che Morgana è stata anche bombardata dagli israeliani. La scena descritta si colloca a sud-ovest di Creta, alla stessa latitudine delle altre barche abbordate “giovedì”. Nei giorni precedenti l’equipaggio osserva drone di segnalamento con luci bianche e rosse intermittenti che restano costanti nei cieli.
La notte cambia con l’arrivo di altri velivoli più piccoli, volanti bassi, associati a una carica esplosiva. La prima imbarcazione colpita risulta essere Otaria, su cui viaggia Alessandro Mantovani. Poco dopo, arrivano anche i colpi contro Morgana.
la percezione della paura e la gestione dell’urto
Biasioli collega l’esperienza al contesto della propria generazione, dichiarando che i ragazzi della sua età non hanno svolto neanche la leva militare e dunque non avevano mai visto esplodere una bomba. L’evento viene descritto attraverso una sequenza concreta: luce intensa, rumore assordante e onda d’urto. Per difendersi, secondo il racconto, l’unica reazione possibile è tappare le orecchie.
Nel descrivere la reazione a bordo, Biasioli afferma di essere orgoglioso dell’equipaggio e ricorda la presenza di figure presenti su Morgana, evidenziando che nessuno ha ceduto al terrore.
quanti colpi e cosa è rimasto dell’imbarcazione
Nel bilancio degli attacchi, Biasioli indica che l’imbarcazione viene colpita tre volte. Racconta che viene distrutta la randa. Da quel momento, dopo le riparazioni, l’imbarcazione procede soltanto con la vela più piccola e con il motore. Nonostante i danni, l’equipaggio continua la rotta.
arrivo vicino a gaza, abbordaggio e trattenimento in porto
Biasioli conferma che la barca prosegue fino a raggiungere cinquanta miglia dalla zona di Gaza, arrivando quindi a una fase successiva dell’azione. L’episodio si sposta dall’attacco in mare all’abbordaggio più diretto. Prima dell’approdo, le forze israeliane intimano di cambiare rotta. Poi, all’orizzonte appare un’enorme nave da guerra.
Durante la fase di avvicinamento, attorno a loro sfrecciano lance che sparano getti d’acqua e si vedono anche gommoni con militari armati. Biasioli specifica che i militari giungono con i mitra puntati sulle barche.
l’abbordaggio come controllo e confusione
Secondo la sua descrizione, gli addetti sembrano inesperti e elettrizzati, con un comportamento che appare fuori controllo. La narrazione indica un elemento decisivo: all’inizio gli uomini mostrano più attenzione perché con loro si era portato anche un videomaker che riprende ogni cosa.
Quando la telecamera si spegne, Biasioli racconta che “si è spenta anche la dignità”. Da quel momento, la descrizione passa a un trattamento più duro.
trattamento, prigionia e persone coinvolte
Biasioli dichiara che, appena sceso, gli viene riservato uno strattonamento e che un braccio viene forzatamente piegato dietro la schiena. Viene descritto anche un’azione di spinta verso una zona appartata del porto, dove la compagine viene ammassata. Il trattamento viene descritto come quello riservato a un criminale, nonostante l’assenza di possibilità di difesa (“totalmente inerme”).
La permanenza dura un pomeriggio intero sotto il sole, senza possibilità di bere e senza poter usare il bagno. Dopo questa fase, la prigionia coinvolge l’intero gruppo: Biasioli riferisce che vengono chiusi in cella insieme, con lui anche Mantovani.
Il periodo in prigione dura due giorni e anche in quel caso viene dichiarata l’impossibilità di bere. Nella stessa ricostruzione, Biasioli dice che ad altri sarebbe andata anche peggio.
il caso di greta thunberg nel racconto
Il racconto specifica che una delle persone che avrebbe subito un trattamento più duro è Greta Thunberg, ma non solo. Il contenuto riferisce che, quando vengono portati sul piazzale del porto, Greta viene legata con fascette a una sedia e che la scena dura ore.
Secondo quanto descritto, l’obiettivo è farle impugnare l’asta di una bandiera israeliana. Quando la bandiera viene mollata, le urla contro; quando la mantiene, vengono effettuati selfie con lei. Biasioli afferma che a Greta sembrava non importare nulla, definendola “granitica” e sottolineando che non ha mai perso la calma, senza andare nel panico.
Nel suo sguardo, l’episodio di Greta viene riportato con un’attenzione particolare al controllo emotivo mantenuto durante l’evento.
dal rientro alla ricerca e soccorso: cosa cambia nella vita di carlo
Il ritorno in Italia non coincide con un recupero immediato. Biasioli racconta che la vita riprende, ma in modo diverso: non riesce a fare cose ordinarie nemmeno nelle situazioni sociali quotidiane, come andare a cena con amici. Il pensiero torna continuamente a Gaza, dove, mentre lui era detenuto e poi rientrava, la quotidianità continuava.
Da questo punto, decide di agire in un modo diverso, legato alla divulgazione. All’arrivo in Italia realizza un video sui social in cui invita privati e associazioni a invitarlo a eventi, così da raccontare e sensibilizzare sull’esperienza vissuta. Descrive mesi di incontri in diverse parti dell’Italia: scuole e molteplici appuntamenti, con periodi in cui sarebbero arrivati anche tre eventi al giorno.
da testimonianza e sensibilizzazione a nuovo impiego nel mediterraneo
La missione non termina con la prigionia: Biasioli afferma che dopo l’esperienza doveva raccontare e sensibilizzare. Successivamente arriva una nuova fase operativa: dichiara di essere stato assunto da un’ong che svolge search and rescue nel Mediterraneo.
Si definisce membro dell’equipaggio di uno dei due gommoni che recuperano le persone in acqua, trasformando il percorso professionale e ribaltando il ruolo da skipper a contesto di salvataggio.
consapevolezza politica, impegno personale e scelte future
Nel descrivere l’impatto più intenso, Biasioli parla di una consapevolezza insopportabile legata a ciò che sta accadendo. Collega questa situazione al comportamento dell’Europa, inserendo nel ragionamento un passaggio storico: cita il genocidio ebraico in Germania, poi l’idea che, dopo la guerra, sia stata presa la decisione di far nascere lo Stato di Israele come riparazione dell’orrore commesso.
Nel suo racconto, questo percorso avrebbe generato altro orrore, questa volta in Palestina. La narrazione non propone un’analisi estesa oltre i fatti citati, ma ribadisce che la convinzione maturata lo porta a un impegno continuo.
famiglia, coinvolgimento e disponibilità a continuare
Anche la vita personale risulta cambiata. Biasioli afferma di voler impegnarsi fino a quando non cambierà qualcosa, oppure finché sarà vivo. Sui genitori dichiara che all’inizio non se lo aspettavano: inizialmente faticavano a capire, ma poi vede che anche per loro le battaglie sono diventate importanti. Racconta che sono con lui.
partecipare o non partecipare: una posizione basata sulla consapevolezza
Alla domanda sull’opportunità di seguire la propria strada, Biasioli risponde indicando la difficoltà di confrontare una scelta così profonda con un paragone superficiale. Spiega che si unisce alla causa per provare, almeno in parte, a fare la differenza e perché gli ideali sono radicati. Precisa che non è una missione semplice: afferma che gli israeliani sono pericolosi e che chi parte deve essere consapevole del rischio.
Per questo motivo dichiara di non consigliare né sconsigliare: è una questione che ciascuno deve comprendere in autonomia.
il ricordo più significativo e le speranze raccontate dai palestinesi
Tra i momenti che restano più impressi, Biasioli indica un incontro dopo il rientro: un sanitario della Croce Rossa Internazionale, in servizio a Gaza mentre la Flotilla era ancora in navigazione. Il sanitario racconta che i palestinesi sapevano del viaggio: anche se, “in fondo”, immaginavano che non sarebbero arrivati, speravano un giorno di vedere le loro vele all’orizzonte.
Quando Biasioli ascolta questa parte del racconto, riferisce che “si è aperta una crepa dentro”, descrivendo l’effetto emotivo immediato di quelle parole.
persone citate nel racconto di carlo biasioli
- Alessandro Mantovani
- Benedetta Scuderi
- Marco Croatti
- Maria Elena Delia
- Barbara Schiavulli
- Greta Thunberg
