Solo 22 carceri in tutta italia non sono sovraffollate: cosa non va

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Solo 22 carceri in tutta italia non sono sovraffollate: cosa non va

Tutto chiuso” è il titolo del XXII Rapporto di Antigone sulle carceri italiane, costruito a partire da 102 visite agli istituti di pena realizzate dagli osservatori dell’associazione. La presentazione a Roma consegna un quadro descritto come ingestibile e privo di concrete prospettive di miglioramento, con una fotografia del sistema carcerario caratterizzata da chiusura degli spazi, sovraffollamento e crescente difficoltà di accesso anche dall’esterno.

rapporto antigone “tutto chiuso”: il quadro delle carceri italiane

La dinamica centrale delineata riguarda una condizione in cui la reclusione assorbe gran parte della giornata: dentro gli istituti si vive quasi tutto il tempo chiusi in stanze di pernottamento, spesso anguste e sovraffollate. Il carcere viene descritto come un luogo che tende a recludere marginalità sociale più che a contrastare la criminalità, mentre fuori dal perimetro detentivo risulta sempre più complicato sostenere un’osmosi con il territorio capace di alimentare percorsi di vita.

sovraffollamento carcerario: numeri, tasso nazionale e istituti critici

Al 30 aprile le persone recluse risultavano 64.436, con una quota femminile pari al 4,4% e una componente straniera del 31,5%. Nello stesso periodo la popolazione detenuta evidenzia un incremento di quasi 2.000 unità. I posti letto disponibili si attestavano invece a 46.318, con un tasso di affollamento nazionale pari al 139,1%.

La situazione si descrive in ulteriore peggioramento in otto istituti, dove il valore supera il 200%:

  • Lucca (240%): indicazione sulla mancanza d’aria per respirare
  • Foggia (225%)
  • Grosseto (213%)
  • Lodi (212%)
  • Milano San Vittore (210%)
  • Brescia Canton Monbello (210%)
  • Udine (210%)
  • Latina (204%)

In aggiunta, vengono riportati 73 istituti con livelli pari o superiori al 150%. In tutto il Paese, vengono indicati come solo 22 gli istituti non sovraffollati.

posti letto e politica penale: costruzione carceri e aumento della reclusione

Alla proposta di costruire nuove strutture viene contrapposto un insieme di argomentazioni basate su elementi numerici e sulla logica di sistema. Si rileva che i posti oggi risultano in calo di 537 unità rispetto a gennaio 2025, mese in cui era stato avviato il cosiddetto piano carceri. Viene inoltre sostenuto che realizzare nuove carceri si tradurrebbe in un effetto di riempimento più rapido, con conseguenze che non risolverebbero la radice del problema.

La criticità viene collegata alle scelte di politica penale adottate nel corso della legislatura: vengono citati oltre 55 nuovi reati, più di 60 nuove aggravanti e oltre 65 inasprimenti sanzionatori per fattispecie già esistenti. Secondo quanto riportato, questi interventi avrebbero portato i minimi e i massimi edittali verso soglie che rendono più difficile il ricorso a misure alternative. Sommando i massimi edittali previsti per i nuovi reati e gli inasprimenti si supererebbe il valore di 400 anni di carcere. Il Rapporto attribuisce a tale architettura repressiva una forte eccezionalità rispetto alla storia recente.

tassi di criminalità stabili e numero reclusi: continuità tra delitti registrati e carcere pieno

Il quadro presentato include un confronto tra andamento dei delitti e capienza carceraria. Viene indicato che i tassi di criminalità risulterebbero sostanzialmente stabili: nel 2024 i delitti registrati si attestavano a circa 2,4 milioni, dato considerato praticamente identico ai 2,37 milioni del 2018. Per il 2025 vengono inoltre richiamati dati provvisori che segnalano un calo dell’8% nei primi sette mesi dell’anno, con riferimento ai reati denunciati.

Nel frattempo, viene riportato che in carcere oltre il 60% dei detenuti trascorre la quasi totalità della giornata chiuso dietro le sbarre della propria cella, fatta eccezione per le canoniche ore d’aria. La descrizione della vita detentiva viene collegata a circolari del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria che, secondo il Rapporto, avrebbero inciso in senso restrittivo: vengono richiamate misure che includono anche divieti, citando che persino i frigoriferi sarebbero stati vietati dall’ultimo intervento dello scorso aprile.

lavoro, istruzione e formazione: percentuali e difficoltà nel ricostruire percorsi di uscita

Le condizioni presentate riguardano anche le opportunità interne. Meno del 30% dei detenuti risulterebbe impegnato in un impiego lavorativo, con attività definite quasi sempre dequalificanti e limitate a poche ore settimanali alle dipendenze dell’Amministrazione Penitenziaria. Il Rapporto evidenzia che queste attività non sarebbero spendibili all’esterno al termine della pena.

Per l’istruzione, i corsi coinvolgerebbero il 31% della popolazione reclusa, in un contesto in cui la scolarizzazione risulterebbe particolarmente bassa. Vengono riportate le seguenti quote tra i detenuti per cui è disponibile il dato: 58% con licenza media, 23,5% con diploma superiore o professionale, 14,5% con licenza elementare, e il 4% senza titolo di studio o risultanti analfabete, indicato come il doppio di chi ha una laurea. Solo il 7,9% frequenterebbe un corso di formazione professionale.

attività culturali e ricreative: interruzioni, divieti e limitazioni locali

Un ulteriore elemento riguarda le attività culturali e ricreative, incluse quelle presenti da tempo e considerate punti di riferimento. Da varie aree del Paese vengono segnalate interruzioni improvvise per mancanza di autorizzazione da parte del Dipartimento. Tra i casi indicati rientrano:

  • Padova: difficoltà crescenti per le iniziative della redazione storica di Ristretti Orizzonti
  • Saluzzo: divieto di un incontro tra detenuti e studenti nell’ambito del Salone del Libro
  • Milano Opera: cancellazione di un appuntamento del laboratorio di lettura
  • Genova, Asti, Monza, Rebibbia Nuovo Complesso: limitazioni alle attività teatrali
  • Livorno: sospensione della partecipazione della squadra di rugby al campionato toscano

Le attività teatrali vengono associate a un riferimento alla compagnia ricordata nel contesto di un film dei fratelli Taviani che avrebbe vinto l’Orso d’Oro a Berlino, così come riportato nel contenuto di partenza.

indicatori chiave: bambini con le mamme, regime di vita chiusi e ricorsi accolti

Il Rapporto individua tre dati definiti emblematici per rappresentare il baratro del carcere attuale. Viene segnalato che in un anno il numero dei bambini in carcere con le loro mamme sarebbe raddoppiato, passando da 11 a 26. Risulta inoltre triplicato dal 2022 il numero delle persone soggette a regime di vita chiusi. Un’ulteriore variazione riguarda i ricorsi accolti dalla magistratura di sorveglianza per trattamenti inumani e degradanti, indicati come quasi raddoppiati tra il 2018 e il 2024.

“tutto chiuso” come sintesi del fallimento del modello detentivo

Nel complesso, “Tutto chiuso” viene descritto come più di un titolo: rappresenterebbe la chiusura degli spazi, l’impossibilità di costruire condizioni di uscita e la perdita di elementi di civiltà attraverso misure che incidono direttamente sulla vita quotidiana, sulle opportunità interne e sulle possibilità di relazione con l’esterno. La combinazione di sovraffollamento, politiche penali e limitazioni delle attività viene quindi letta come un bilancio complessivo caratterizzato da una progressiva restrizione.

Personaggi citati ed entità menzionate:

  • Antigone (associazione)
  • Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria
  • Ristretti Orizzonti (redazione storica)
  • Fratelli Taviani
  • Rugby (squadra, riferimento a Livorno)
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Categorie: PoliticaCronaca

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