Referendum avvocati del no a genova: grosso limiti al potere politico e caruso separazione delle carriere maschera

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Referendum avvocati del no a genova: grosso limiti al potere politico e caruso separazione delle carriere maschera

Una campagna elettorale costruita sull’equilibrio tra istituzioni e diritti torna a interrogare il senso concreto delle regole. A Genova, a margine dell’evento finale del comitato degli Avvocati per il no e della campagna “Nello spirito della Costituzione”, Enrico Grosso e Raffaele Caruso hanno messo al centro il nodo della relazione tra poteri dello Stato e tutela effettiva dei diritti “messi in discussione dalla riforma”.

autonomia della magistratura e limiti al potere politico

Per Enrico Grosso, presidente del comitato “Giusto dire di no”, avvocato penalista e ordinario di diritto costituzionale all’Università di Torino, il punto decisivo riguarda l’autonomia della magistratura come argine al potere. L’impostazione si collega alla funzione della Costituzione nel fissare limiti all’uso degli strumenti del potere politico, secondo un principio che richiama l’esigenza di protezione dei diritti.

Nel ragionamento di Grosso, indebolire quella barriera significherebbe colpire soprattutto le persone più vulnerabili. Quando i diritti risultano calpestati, a perdere sono in primo luogo i cittadini che hanno meno forza sul piano sociale, economico e politico: il debole, secondo l’impostazione riportata, ha bisogno del giudice per vedere riconosciuta la tutela.

Da qui l’attacco alla riforma: secondo Grosso non avrebbe un legame con i problemi reali della giustizia, perché non garantirebbe interventi volti ad accorciare i processi o a stanziare risorse. Inoltre viene richiamato il rischio di una messa in discussione dell’effettività dell’indipendenza e dell’autonomia dei magistrati.

separazione delle carriere e riequilibrio dei poteri

Raffaele Caruso, avvocato penalista del comitato Avvocati per il no di Genova, orienta la critica su un passaggio interpretativo della campagna referendaria. Il punto di partenza viene individuato nella narrazione secondo cui l’obiettivo sarebbe la mera separazione delle carriere, mentre, secondo quanto sostenuto, in questi mesi la campagna avrebbe dimostrato che quella separazione costituirebbe una maschera.

Dietro tale prospettiva, Caruso indica la modifica dell’equilibrio tra poteri dello Stato. Nel processo penale, il rischio segnalato riguarda un pubblico ministero sempre più orientato verso le condanne e meno verso la cultura della giurisdizione. L’effetto prospettato colpirebbe per primi coloro che dispongono di meno strumenti per difendersi, con conseguenze che includerebbero anche soggetti che, secondo la ricostruzione, potrebbero risultare innocenti.

riforma e garanzie: dipendenza e spinta accusatoria

Grosso e Caruso collegano la contestazione alla nozione di riforma “garantista”. Caruso afferma che un pubblico ministero “che respira la giurisdizione” sarebbe più pronto a fermare l’azione, archiviare e fare un passo indietro quando gli elementi non reggono. Al contrario, un’impostazione misurata prevalentemente sulle statistiche e sulla spinta accusatoria comporterebbe il rischio di trascinare più persone a processo, includendo anche chi non ha mezzi per difendersi fino in fondo.

Grosso amplia l’osservazione al quadro politico e legislativo: vengono segnalati interventi repressivi sui reati collegati alla “povera gente”, accompagnati, secondo la critica, da cancellazioni o ridimensionamenti di fattispecie attribuite ai “colletti bianchi”, come abuso d’ufficio e traffico di influenze.

Ne deriva una definizione stringente: la riforma potrebbe essere considerata garantista soltanto se la garanzia fosse intesa come tutela riservata a chi è più forte, mentre nel ragionamento presentato la tutela non dovrebbe dipendere da un percorso in cui il riconoscimento dei diritti risulta affidato a chi, in concreto, non ha la stessa autonomia o la stessa capacità di difesa. In tale prospettiva viene richiamato il senso della funzione giudiziaria: non spetta ai giudici collaborare con indirizzi politici, ma sorvegliare che quegli indirizzi restino nella cornice della Costituzione e nel rispetto dello stato di diritto.

partecipanti nominati nella ricostruzione

Durante la ricostruzione delle posizioni espresse a Genova, risultano citati i seguenti nomi:

  • Enrico Grosso
  • Raffaele Caruso
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Categorie: PoliticaCronaca

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