Nuovi programmi scolastici meno filosofia e proteste oggi: perché emerge il corporativismo
La richiesta di rimuovere alcuni grandi filosofi dai programmi scolastici accende un acceso confronto culturale. Secondo firme autorevoli, tra cui Massimo Cacciari, la scelta di escludere autori come Spinoza, Leibniz, Marx, Fichte e Schelling dalle indicazioni nazionali collegata alle posizioni del ministro Valditara rischierebbe di indebolire la presenza della filosofia nei percorsi formativi.
rimozione dei filosofi dai programmi: le proteste e le ragioni culturali
Le proteste si concentrano sulla scomparsa di filosofi considerati fondamentali: l’uscita dai programmi viene letta come un indebolimento del canone e come la perdita di figure capaci di rappresentare, almeno in parte, lo sviluppo del pensiero. La contestazione richiama l’idea di una difesa corporativa del proprio repertorio culturale, senza però fermarsi a valutare se tale repertorio mantenga ancora oggi la funzione di rappresentazione del pensiero umano in senso più ampio e condiviso.
La critica si sposta poi su una domanda centrale: quanto incidano autori come Fichte e Schelling nella visione del mondo di scala globale? Il dubbio riguarda soprattutto la validità dell’assunto secondo cui la loro assenza comporterebbe una forma di “mutilazione spirituale” per studenti fuori dall’Europa. Il ragionamento mette in discussione l’idea che, nei luoghi in cui la filosofia viene insegnata, venga effettivamente proposta la stessa tradizione europea moderna nella forma in cui è presentata nel sistema scolastico italiano.
filosofia come tradizione europea: il tema dell’universalità
Un passaggio significativo sottolinea che, quando si pronuncia la parola “filosofia”, spesso si finisce per identificare quasi esclusivamente una tradizione europea. In questa prospettiva, finiscono per diventare secondarie o quasi invisibili aree come India, Cina, Giappone e Africa, mentre dominano riferimenti a Greci, francesi, tedeschi e qualche presenza britannica.
Il punto critico diventa l’incoerenza tra l’uso dell’espressione “pensiero universale” e la costruzione di un percorso che, nella pratica, resta ancorato a una selezione prevalentemente europea. L’attenzione si concentra quindi su un confronto tra la narrazione scolastica e la reale dinamica storica della conoscenza, descritta come un processo segnato da contaminazioni continue.
conoscenza e scienza: dalla trasmissione culturale alle rivoluzioni del pensiero
Guardando alla storia concreta della conoscenza, il testo evidenzia che la civiltà non si è sviluppata in isolamento. Si cita, ad esempio, il caso della matematica: i Greci furono eccellenti nella geometria e nella speculazione teorica, ma non disponevano di una numerazione posizionale con lo zero. Viene poi richiamata la difficoltà dei Romani con operazioni complesse usando i numeri romani.
La svolta viene attribuita all’adozione in Europa della numerazione indo-araba, descritta non come semplice cambiamento grafico, bensì come mutamento del modo di pensare matematicamente la realtà. Il valore posizionale, la presenza dello zero e lo sviluppo di algoritmi di calcolo rendono possibili operazioni prima lente o impraticabili. Si afferma che senza quella rivoluzione non avrebbero avuto origine matematica e fisica moderne.
fibonacci e la trasmissione della matematica
In questo scenario compare Fibonacci, presentato come colui che portò in Europa un sapere già esistente: non viene descritto come un inventore di quasi nulla, ma come un divulgatore. Il testo ricorda che Fibonacci apprese la matematica in Nord Africa e la rese nota nel mondo latino attraverso il Liber Abaci del 1202, richiamando anche il “metodo degli indiani” menzionato dallo stesso Fibonacci.
lo zero e l’algebra: idee che cambiano la struttura del pensiero
La storia viene usata per evidenziare che il fondamento della matematica moderna europea arriva dall’India, passa attraverso il mondo arabo-islamico e viene recepito da un mercante pisano. Lo zero viene descritto come una rivoluzione concettuale, perché rende possibile rappresentare l’assenza come entità matematica, senza origini nella sola Grecia o a Roma.
A partire da questo esempio, viene esteso il discorso: l’idea che l’Occidente sia autosufficiente viene considerata una presunzione. Si citano anche esempi linguistici per mostrare le radici di strumenti teorici: al-jabr come origine di algebra, e al-Khwārizmī come radice da cui derivano gli “algoritmi”.
darwin e le rivoluzioni scientifiche ignorate nei programmi di filosofia
Il testo sostiene che la scienza, pur nata nell’Europa moderna, funziona come linguaggio universale perché non dipende dall’autorità culturale o geografica di chi propone un’idea. La gravità, l’evoluzione biologica e la termodinamica vengono indicate come concetti che restano validi indipendentemente da religione o lingua.
In parallelo, si osserva che la filosofia non segue lo stesso percorso. La critica culmina nel riferimento a Darwin: viene indicato come figura capace di modificare la visione del mondo più di molte delle autorità citate nell’appello, poiché dopo Darwin l’uomo non sarebbe più considerato esterno alla natura, separato dagli altri viventi, ma prodotto della storia naturale. Nonostante ciò, Darwin compare raramente nei programmi di filosofia, e se compare è soltanto tra i molti nomi presenti.
equilibrio tra studio storico delle idee e costruzione universale del sapere
Il testo riconosce che la storia del pensiero va comunque studiata: sarebbe considerata assurda la cancellazione di autori come Platone, Kant e Marx. La distinzione proposta riguarda invece due livelli: da un lato lo studio storico di come le idee si siano sviluppate; dall’altro il rischio di presentare la genealogia europea come se coincidisse con il pensiero umano universale.
Il rischio viene attribuito non tanto a Valditara in quanto tale, ma a una certa impostazione della filosofia occidentale che suggerirebbe che i veri pensatori sarebbero stati soprattutto “noi”, mentre gli altri popoli avrebbero avuto soltanto religioni e miti, senza un autentico pensiero astratto. In questa prospettiva, viene evocata l’esigenza di insegnare meno la venerazione dei filosofi e più la costruzione storica delle visioni del mondo, mostrando cosa si conosce, come si conosce e cosa resta ignoto.
La proposta finale mantiene un orientamento pragmatico: le linee guida dovrebbero essere ritirate, ma non per recuperare una visione autoreferenziale del pensiero occidentale. La direzione auspicata è l’integrazione tra pensiero scientifico e pensiero filosofico, così da fornire ai giovani strumenti di analisi della realtà capaci di alimentare una possibile sintesi.
personalità citate nelle argomentazioni
I nomi presenti nel quadro delle proteste e nelle comparazioni culturali includono:
- Massimo Cacciari
- Valditara
- Spinoza
- Leibniz
- Marx
- Fichte
- Schelling
- Fibonacci
- Galileo
- Newton
- Einstein
- Darwin
- Platone
- Kant
