Nessy guerra temo per mia figlia voglio tornare in italia
Nessy Guerra, donna originaria di Sanremo condannata in Egitto per adulterio, racconta di vivere in condizioni di completa clandestinità con la figlia, descrivendo un’esistenza segnata da continue paure legate alla possibilità di un arresto. La richiesta principale formulata è quella di poter tornare in Italia insieme alla bambina, indicata come il punto centrale della preoccupazione quotidiana.
nessy guerra: paura per la figlia e timore di un arresto
“Temo per mia figlia. Se mi arrestano lei resta qui. E io non so cosa potrebbe succederle”: è l’appello lanciato dalla donna, che in un’intervista descrive la propria situazione come una corsa costante contro il tempo e contro il rischio di conseguenze imprevedibili per la bambina. Guerra sostiene di temere che una detenzione possa lasciare la figlia sola in Egitto, trasformando la sua situazione personale in una condizione critica dal punto di vista della tutela.
La donna spiega anche un vincolo che, secondo quanto riferisce, impedirebbe alla figlia di lasciare il Paese. Il padre avrebbe ottenuto un divieto di espatrio, per cui la bambina non potrebbe uscire dall’Egitto fino ai 21 anni, soglia indicata come età massima prevista dalla misura.
il vincolo del divieto di espatrio e la conseguenza principale
Guerra qualifica quel divieto come “la trappola più grande”, perché rende, nella sua ricostruzione, la separazione uno scenario possibile anche in caso di arresto. La preoccupazione viene collegata direttamente alla capacità della figlia di muoversi liberamente e di essere accompagnata fuori dal Paese.
fuga continua: cambi di casa, telefoni non intestati e vpn attiva
Nel descrivere le misure adottate, la donna afferma che la convivenza con la figlia sarebbe diventata una fuga senza tregua. Racconta di aver adottato strategie di anonimato, tra cui l’abbandono dei telefoni e l’uso di numeri non intestati a lei e alla bambina, oltre a mantenere la vpn sempre attiva.
Guerra riferisce inoltre abitudini mirate a ridurre le possibilità di riconoscimento: uscite solo vicino casa e con la continua attenzione a evitare di farsi individuare.
cambi abitazione e riduzione delle attività quotidiane
La donna dichiara di aver cambiato casa otto volte negli ultimi anni, motivando la scelta con la necessità di evitare di essere rintracciata. Afferma che tutte le abitudini sarebbero state stravolte, con una vita impostata sulla riduzione dei movimenti e sulla ricerca di una copertura costante.
segnalazioni e rischio di rintraccio
Nel quadro della paura descritta, Guerra sottolinea che dopo la condanna la situazione sarebbe peggiorata: “Basta una segnalazione”. Al momento sostiene di trovarsi ancora nascosta, aggiungendo che non saprebbero dove vivono.
vicenda giudiziaria: archiviazione, riapertura e testimonianze contestate
La ricostruzione di Guerra include anche la fase processuale. La donna afferma che una prima indagine sarebbe stata archiviata per insufficienza di prove. Successivamente, secondo quanto riferisce, il caso sarebbe stato riaperto dopo la testimonianza di un giovane che avrebbe dichiarato di aver avuto una relazione con lei.
Guerra racconta poi che lo stesso giovane, in un secondo momento, avrebbe ritrattato tutto davanti a un notaio, dichiarando di essere stato minacciato dal suo ex marito.
altri testimoni e date della conferma
Nonostante la ritrattazione, Guerra riferisce che sarebbero comparsi altri tre testimoni che lei dichiara di non conoscere. Afferma che avrebbero reso dichiarazioni false, descrivendo il percorso come basato su elementi non verificati. Indica inoltre che la decisione sarebbe stata prima in febbraio e poi confermata in Appello il 28 aprile.
richiesta finale: lasciare l’egitto con la figlia e rientrare in italia
L’obiettivo rimarcato dalla donna è presentato come unitario: uscire dall’Egitto insieme alla figlia e rientrare in Italia. Guerra conclude ribadendo la richiesta di “poter tornare a casa” e collegando la propria paura a un possibile esito negativo della vicenda, motivata dal timore che la storia possa “finire male”.
persone citate
Nel racconto risultano richiamati i seguenti soggetti:
- Nessy Guerra
- figlia della donna
- padre della bambina
- giovane che avrebbe dichiarato di aver avuto una relazione (poi ritrattante)
- altri tre testimoni
