Moschea di venezia, tema in campagna elettorale: centrosinistra favorevole e centrodestra contrario
I rapporti tra città e comunità religiose tornano al centro del confronto politico veneziano, questa volta attorno a un tema che mette insieme diritti, identità e peso elettorale. La questione della costruzione di una moschea a Mestre ha infatti acceso uno scontro acceso in vista delle elezioni comunali del 24 e 25 maggio, riattivando tensioni che richiamano un passato in cui Venezia aveva saputo convivere con l’Islam in forme regolamentate e integrate nello spazio urbano.
moschea a mestre e scontro religioso alle elezioni veneziane
Il dibattito esplode in un contesto in cui la scelta del sindaco che succederà a Luigi Brugnaro diventa anche l’occasione per misurare la forza politica delle comunità di origine straniera. Sul territorio vivono infatti migliaia di cittadini bengalesi che, da tempo, chiedono la realizzazione di un luogo di culto per poter praticare il proprio credo.
La campagna si divide lungo linee che, nel racconto pubblico, vengono descritte come religiose, etniche e politiche, con il rischio di alterare equilibri anche elettorali. I bengalesi residenti a Venezia e impiegati in attività lavorative, secondo i numeri riportati, sono circa 20 mila; inoltre, 3 mila persone avrebbero già ottenuto la cittadinanza italiana.
venezia e islam: dalle regole storiche al confronto contemporaneo
Il richiamo al passato serve a inquadrare la distanza tra le reazioni attuali e un modello di convivenza precedente. Nei secoli in cui la Serenissima navigava stabilmente lungo l’Adriatico, i veneziani avrebbero ospitato al Fondaco dei Turchi una piccola moschea per mercanti, attiva per un lungo periodo indicato come 1621-1838. La presenza religiosa era legata a una forma di utilizzo specifica e, soprattutto, a norme severe: offendere un musulmano poteva portare a una condanna fino a cinque anni ai remi.
Il confronto odierno viene quindi interpretato come uno scarto rispetto a quella logica di gestione storica della pluralità, con parole d’ordine e slogan descritti come capaci di trasformare la questione in un laboratorio di intolleranza e conflitto.
comunità bengalese a venezia: numeri, lavoro e peso elettorale
La rilevanza politica della comunità bengalese viene collegata anche ai fenomeni demografici. Il Comune di Venezia conta 251 mila abitanti, ma il centro storico ne ospita circa 47 mila, mentre oltre 178 mila vivono sulla terraferma. In parallelo, cresce la percentuale di nuovi residenti.
Le occupazioni indicate includono il settore della cantieristica, con un processo in corso presso un’aula del Tribunale per lo sfruttamento dei lavoratori di Porto Marghera e, in larga parte, lavoratori provenienti dall’Asia. Si citano inoltre impieghi in alberghi e ristoranti del centro storico.
propaganda no moschea: manifesti e blocco della campagna
Nel racconto del confronto politico, il tema diventa immediatamente operativo anche sul piano comunicativo. Viene citata una campagna di propaganda che prevede l’affissione di manifesti con lo slogan “No Moschea – Vota Lega” sugli autobus Actv.
La reazione si concentra su accuse di oscurantismo e polemiche interne tra gli schieramenti. La campagna viene però fermata: la società partecipata del Comune Vela dispone la sospensione, motivando con la presenza di contenuti di natura religiosa non compatibili con le regole per l’uso degli spazi pubblicitari sui mezzi del trasporto pubblico locale. Le conseguenze politiche descritte includono l’ira di alcuni esponenti e commenti critici sul presunto limite alla libertà di espressione.
accuse tra pd e lega e richiesta di rimozione dei manifesti
Nel quadro del confronto, la contestazione viene collegata anche al candidato sindaco Andrea Martella. L’anti-crociata sarebbe partita da Sumiya Begum, indicata tra i sette bengalesi nelle liste del centrosinistra. Begum avrebbe inviato richieste agli enti comunali per rimuovere i manifesti, qualificati come “vergognosi e anticostituzionali”.
Alla contestazione si aggiungerebbe anche un esposto dell’Ucoii, l’Unione delle comunità islamiche italiane.
posizioni dei candidati: centrosinistra e centrodestra sulla moschea
Le posizioni dei principali aspiranti alla carica di sindaco vengono delineate in modo diretto. L’assessore comunale uscente del centrodestra, Simone Venturini, afferma che “non servono grandi moschee dall’aspetto arabeggiante” e che sarebbe già presente un centro di preghiera.
Dal centrosinistra, Andrea Martella, segretario regionale del Pd e senatore, sintetizza la propria linea in termini di integrazione, opponendosi a una logica di conflitto: “Bisogna integrare, non fare le guerre”.
risposta dal centrosinistra tra marghera e mestre
La prospettiva favorevole alla realizzazione della moschea viene associata anche a esponenti bengalesi candidati nell’area di Marghera. Nella comunicazione elettorale vengono citati Abdul e Kamun con volantini scritti in bengalese.
Nel corso di una presentazione in un cinema, viene annunciato che la moschea si farà a Mestre e che chi conduce propaganda sul “no” ignorerebbe il tema come un diritto.
seconda generazione, parità di genere e dialogo culturale
Vengono riportate dichiarazioni legate all’obiettivo di coinvolgere soprattutto le seconde generazioni. Kamrul Syed, impegnato nella Venice Bangla School, indica un impegno per i nati a Veneto, spiegando la scelta del Pd come conseguenza di un’accoglienza protratta nel tempo e sottolineando la necessità che i figli percepiscano di “essere a casa” e non di vivere la condizione di “stranieri”.
La mediatrice culturale Rhitu Miah, architetto con esperienza da 25 anni in Italia, si esprime a favore di un dialogo tra comunità e dichiara l’intenzione di difendere i diritti delle donne, richiamando parità di genere e sicurezza. Rispondendo all’obiezione di un’accusa di farsi pubblicità anche in bengalese, afferma che se le stesse dinamiche si applicassero a una madrelingua inglese con comunicazioni in inglese emergerebbero rilievi analoghi, sottolineando la necessità di spiegare regole, Costituzione e sistema elettorale.
argomenti sulla moschea: diritto al culto e contesto cittadino
Nel perimetro del dibattito, Clark Manwar, imprenditore alberghiero, sostiene che la moschea sia fondamentale perché a Venezia un residente su quattro avrebbe origini straniere. La comunità viene indicata come parte di un gruppo più ampio, descritto in termini di 50 mila persone, e viene sottolineato che non sarebbe accettabile negare un luogo di culto.
Manwar aggiunge che il tema, secondo la sua lettura, sarebbe utilizzato dalla destra per raccogliere voti e definisce la narrazione come “battaglia antistorica, medievale”, includendo anche la reazione della comunità musulmana alle polemiche degli ultimi giorni.
personaggi citati
- Luigi Brugnaro
- Anna Maria Cisint
- Sergio Vallotto
- Silvia Sardone
- Andrea Martella
- Simone Venturini
- Prince Howlader
- Sumiya Begum
- Simone Venturini
- Abdul
- Kamun
- Kamrul Syed
- Rhitu Miah
- Clark Manwar
