Lo storico Kamel e la denuncia: Gaza 98% di alfabetizzazione, usa 79%, ma i palestinesi trattati come animali
Al Festival Echi di Storia di Lugano, l’intervento di Lorenzo Kamel ha acceso un confronto serrato sul modo in cui la crisi mediorientale viene spesso letta in modo superficiale. Nel dialogo con la storica Anna Foa, il professore dell’Università di Torino ha proposto una ricostruzione che sposta l’attenzione dalla contingenza politica alle condizioni strutturali che rendono l’attuale scenario parte di un processo di lungo periodo.
crisi mediorientale e conflitto israelo-palestinese: una lettura fondata sulle condizioni strutturali
Kamel ha presentato una riflessione capace di mettere in discussione le spiegazioni immediate, sostenendo che lo scontro non sia un’improvvisa anomalia. La prospettiva storica si concentra su una genealogia delle responsabilità che attraversa decenni e impedisce di ridurre l’origine del conflitto a un singolo fattore o a un solo blocco politico.
personalismo politico e responsabilità storiche oltre l’emergenza
Uno dei cardini dell’analisi riguarda la decostruzione del personalismo politico. Secondo Kamel, focalizzare la causa della crisi esclusivamente su Netanyahu come “male assoluto” produce una scorciatoia interpretativa, perché trascura il quadro di sistema.
Nel merito, Kamel richiama un passaggio specifico: “È una scorciatoia questo eccessivo focalizzarsi su Netanyahu come il male assoluto. Non è stata l’estrema destra a creare i primi insediamenti. I primi trentanove furono opera della sinistra, del partito laburista, nel 1967 attraverso il Piano Allon”.
gli insediamenti come base politica e fisica per l’espansione successiva
Il ragionamento proposto collega gli avamposti iniziali a uno spazio che, pur ristretto all’epoca, avrebbe poi favorito l’espansione. Se Netanyahu viene indicato come il premier dagli anni ’70 che non avrebbe cercato un accordo, Kamel colloca comunque le fondamenta dell’occupazione in un’eredità trasversale, capace di oltrepassare l’opposizione destra-sinistra.
percezione dell’altro e dati: dalla disumanizzazione alle statistiche
Un passaggio centrale dell’intervento riguarda il tema della percezione dell’altro. Contro una retorica che deumanizza i palestinesi, viene citata l’espressione “animali umani” attribuita all’ex ministro della Difesa israeliana Yoav Gallant. Kamel contrappone la realtà misurabile dei dati ufficiali.
Il professore afferma: “Stando a dati ufficiali della Banca Mondiale, nel 2022 il tasso di alfabetizzazione a Gaza era pari al 98%, mentre negli Stati Uniti si attestava al 79%”.
riumanizzare: un dovere reciproco nella cornice della violenza strutturale
La statistica viene utilizzata per riportare le persone al centro, opponendosi a una riduzione a caricature legate alla sola dimensione bellica. Kamel sostiene che la disumanizzazione non riguardi esclusivamente un lato:
“I palestinesi sono persone che sono state disumanizzate e il nostro dovere è riumanizzare i disumanizzati, tanto più che quello che vediamo in questi ultimi anni è legato a decenni di disumanizzazione. E certamente – precisa – la disumanizzazione dell’altro vale sia per gli israeliani sia per i palestinesi.”
Nel quadro proposto, viene richiamato che la condizione di occupazione e violenza strutturale è vissuta da oltre cinquant’anni dai palestinesi, descritti come soggetti alla “più lunga occupazione militare della storia moderna e contemporanea”.
resistenza armata nella storia: radici e memoria collettiva
Anche la genesi della resistenza armata viene collocata in un contesto storico preciso. Kamel richiama i fondatori di Hamas, Yassin, Rantisi e al-Yazuri, evidenziando come da bambini fossero stati testimoni delle espulsioni e dei massacri del 1948.
Nel suo impianto interpretativo, il movimento non viene descritto come un corpo estraneo: “Hamas non viene da Marte”, ma come un’organizzazione “radicata strutturalmente nella storia della Palestina e nelle sue cicatrici”.
tribunali militari e limbo legale: sproporzione e invisibilità della violenza
Un altro passaggio definisce un “limbo legale” senza eguali, legato al sistema dei tribunali militari in Cisgiordania. La struttura giudiziaria, secondo Kamel, produce esiti estremamente squilibrati.
condanne quasi totali e responsabilità ridotta al minimo
Viene indicata una cifra: “Il tasso di condanna per i palestinesi nei tribunali militari israeliani è del 99,87%”. A seguire, il professore cita la probabilità che un soldato israeliano risponda dei danni inflitti: “La probabilità che un soldato israeliano risponda dei danni inflitti a un palestinese precipita allo 0,87%”.
Per Kamel, la sproporzione non è solo un dato, ma la prova di una violenza strutturale rimasta a lungo invisibile, descritta come l’“elefante nella stanza” della società civile israeliana.
strategia politica e blocco della rappresentanza: dal confronto all’assenza di interlocutori
Il professore spiega anche come la leadership israeliana avrebbe operato per eliminare interlocutori considerati credibili. Nel ragionamento presentato, Netanyahu avrebbe preferito Hamas all’Autorità Nazionale Palestinese, in modo da avere un nemico percepito come più intransigente e quindi da ridurre la necessità di negoziare.
In continuità con tale impostazione, viene ricordato che il blocco delle elezioni palestinesi nel 2021 sarebbe stato l’ultimo atto volto a impedire qualsiasi rappresentatività democratica.
controllo unico e unilaterale: l’obiettivo nel programma di governo del 2022
Il traguardo finale, descritto come dichiarato nel programma di governo del 2022, viene associato a una forma di controllo unico e unilaterale. Kamel riprende un’affermazione: “Anche se i palestinesi diventassero la Norvegia o la Svizzera del Medio Oriente, state sicuri che l’obiettivo di Israele sarebbe sempre quello che è stato espletato nel 2022 con i punti base del programma di questo governo, ovvero che tutta la terra, compresa ‘la Giudea e la Samaria’, appartiene in maniera unica e unilaterale a Israele”.
ipocrisia degli standard internazionali e monito all’occidente
In chiusura, Kamel denuncia l’ipocrisia di una comunità internazionale che applicherebbe standard differenti a seconda degli attori in campo. Nel confronto proposto, Russia e Iran sarebbero colpiti da sanzioni pesantissime, mentre l’Unione Europea viene indicata come primo partner commerciale di Israele.
Il monito finale viene collegato a un sentimento attribuito ai palestinesi: “Se non siete in grado o non volete muovere un dito, ma siete parte strutturale di ciò che stiamo vivendo, almeno fateci il piacere di tacere e non farci la morale”.
personaggi citati nell’intervento
- Lorenzo Kamel
- Anna Foa
- Yoav Gallant
- Netanyahu
- Yassin
- Rantisi
- al-Yazuri
- Hamas
- Autorità Nazionale Palestinese
