Libertà d’espressione vittima dell’assedio progressista pro vita brandi

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Libertà d’espressione vittima dell’assedio progressista pro vita brandi

Il tema della libertà di espressione torna al centro del dibattito pubblico con un allarme che collega più territori e più strumenti: dalle pressioni culturali alle misure normative, fino alle dinamiche dei media e del web. Nel corso dell’incontro “Il Grande Bavaglio”, organizzato da Pro Vita & Famiglia, viene descritto un quadro in cui l’espressione delle idee ritenute “fuori dal perimetro” diventa oggetto di restrizioni, fino a essere percepita come una forma di censura progressiva.

pro vita & famiglia: censura progressiva e restrizione della libertà in occidente

Antonio Brandi, presidente dell’associazione, ha parlato di una libertà di espressione “sotto attacco”, sostenendo che l’ostilità verso posizioni contrarie ad aborto, fine vita e favore della libertà educativa dei genitori provocherebbe un assedio progressista e politicamente corretto. Secondo la ricostruzione proposta, la censura non avrebbe le caratteristiche di una repressione immediata e riconoscibile, ma opererebbe con modalità considerate più sottili e per questo più efficaci.

Brandi ha indicato una serie di canali attraverso cui si manifesta la restrizione: leggi, regolamenti, sentenze, algoritmi, gogne mediatiche e pressioni sociali. Il risultato, così come delineato, sarebbe una contrazione dello spazio per libertà di pensiero, parola, espressione, educazione e fede in tutto l’Occidente.

Nel descrivere il contesto, è stata sottolineata anche la dimensione istituzionale: essere presenti “nel cuore della democrazia italiana” viene presentato come una risposta a un tentativo recente di ridurre al silenzio chi sostiene quelle posizioni, arrivando al punto di definire come reato di intenzione la condizione percepita di silenziamento.

jacopo coghe: campagne censurate, vandalismi e strategia politica-giudiziaria

Jacopo Coghe, portavoce dell’associazione, ha sostenuto che in tutta l’area occidentale, con particolare riferimento all’Europa, esisterebbe una cultura diffusa orientata a far tacere chi esprime idee diverse. È stata poi proposta una ricostruzione articolata sulle contestazioni subite da Pro Vita & Famiglia.

12 campagne di affissioni censurate negli ultimi otto anni

Coghe ha citato dodici campagne di affissioni censurate negli ultimi otto anni. La motivazione addotta riguarda una strategia che unirebbe politica, giudiziaria e azioni di attivisti, con un obiettivo descritto come la cancellazione dell’associazione dal dibattito pubblico.

violenza fisica e intimidazioni: vandalismi, minacce e un ordigno

Accanto al tema della censura, la testimonianza riporta anche episodi di tipo materiale: violenza fisica con vandalismi, scritti sui muri e sulle serrande. Sono menzionate anche minacce e, nella descrizione fornita, un ordigno esplosivo lanciato all’interno della sede dell’associazione.

La sequenza viene presentata come una combinazione di pressione su più fronti, con l’intento di limitare l’attività e zittire.

campagna “e io parlo!” e petizione: revisione dell’articolo 23 del codice della strada

Coghe ha indicato che, oltre alle forme di contestazione, sarebbe in gioco anche uno strumento legislativo. Per questo, da mesi, viene richiamata la Campagna Nazionale “E io Parlo!” e una petizione nazionale rivolta al Parlamento italiano.

Oggetto della richiesta sarebbe una revisione strutturale dell’art 23 comma 4-bis del Codice della Strada, ritenuto capace di consentire una censura politica tramite termini definiti vaghi, come “stereotipi di genere”, “identità di genere” e “qualsiasi forma di pubblicità”.

Secondo quanto dichiarato, temi di interesse pubblico come vita nascente, maternità, famiglia ed educazione sarebbero etichettati come messaggi violenti, falsi e omofobi, solo perché critici verso l’ideologia gender o verso l’industria abortista.

libertà di espressione soffocata in europa: parole, establishment e “tirannia”

Eva Vlaardingerbroek, commentatrice politica e conservatrice olandese, ha collegato la questione a un fenomeno non circoscritto al contesto italiano. Nella ricostruzione viene citato anche un episodio recente: le sarebbe stato impedito l’ingresso nel Regno Unito per alcuni post social critici verso il governo laburista di Keir Starmer.

una libertà limitata a chi segue l’establishment

La valutazione riportata è che la libertà di espressione in Europa appartenga ormai al passato e venga “soffocata” da chi affermerebbe di volerla proteggere. Viene affermato che una libertà di parola concessa solo a chi agisce e parla in modo conforme alle posizioni dell’establishment non sarebbe libertà, ma tirannia. Il ragionamento si fonda anche sull’idea che il pretesto possa apparire “nobile”, pur mantenendo l’effetto di limitare il diritto di parola.

adin a portaru e normativa digitale: digital services act e multe alle piattaforme

Adina Portaru, avvocato Senior di Adf International, ha descritto la situazione come una minaccia crescente diffusa in Europa e in rapida evoluzione fino a diventare globale. L’attenzione si concentra anche su come le regole digitali incidano sulle piattaforme e sulla distribuzione dei contenuti.

digital services act: censura o sanzioni per le piattaforme

Nel dettaglio, viene richiamato il Digital Services Act (Dsa), indicato come elemento che spingerebbe le principali piattaforme del dibattito pubblico online, come X, Meta e Google, a censurare gli utenti oppure a sostenere multe considerate “salatissime”.

La posizione espressa è che il mondo digitale sia uno spazio ampio in cui opinioni diverse possono essere comunicate in modo pacifico e, per tale ragione, l’imperativo sarebbe proteggere il diritto alla libertà di parola e opporsi a leggi pensate per mettere a tacere determinate voci.

paolo inselvini: etichette e silenziamento di posizioni non allineate

Paolo Inselvini, eurodeputato di Ecr-Fdi, ha posto l’accento su un andamento preoccupante: negli ultimi anni si sarebbe assistito a un restringimento degli spazi di libertà di espressione in Europa e nell’area occidentale.

Secondo quanto riferito, chi difende la famiglia naturale, richiama le radici cristiane o esprime posizioni non allineate al pensiero dominante finirebbe con l’essere etichettato, censurato o silenziato.

libertà riservata a un’ideologia e “cortocircuito delle libertà”

Il ragionamento presentato sostiene che la libertà non dovrebbe trasformarsi in un diritto riservato a chi condivide un’ideologia specifica. Viene inoltre richiamata un’idea definita come “cortocircuito delle libertà”: in nome di “false libertà” verrebbero perseguite restrizioni su libertà fondamentali, tra cui parola, espressione, coscienza e la facoltà di esprimere verità evangeliche.

lorenzo montanari: digital service act e libertà dell’espressione sotto pressione

Lorenzo Montanari, vicepresidente dell’Americans for Tax Reform, ha collegato il tema della libertà personale all’idea che anche l’espressione, sempre più, sia posta “sotto attacco” da istituzioni che, secondo la prospettiva espressa, dovrebbero difenderla, indicando l’Unione Europea.

regole comportamentali, censura dei contenuti e impatto sulla competizione

Il riferimento al Digital Service Act viene descritto come un insieme di regole comportamentali in grado di creare un sistema “liberticida” di censura sui contenuti nelle piattaforme digitali. Viene inoltre segnalato un aspetto economico: le norme distorcerebbero la competizione, limitando di fatto l’ecosistema europeo dell’innovazione.

livia tossici-bolt: condanna nel regno unito per una protesta silenziosa davanti a una clinica abortiva

Livia Tossici-Bolt, scienziata pro life, viene presentata come condannata nel Regno Unito per essersi fermata in silenzio davanti a una clinica abortiva con un cartello contenente il messaggio “Sono qui per parlare. Se vuoi”.

processo, condanna e 20 mila sterline in spese

La ricostruzione riportata descrive l’azione come un invito a una conversazione consensuale in una “zona cuscinetto” presso un centro per aborti di Bournemouth, nell’Inghilterra. L’esito indicato è un processo culminato con una condanna e il pagamento di 20 mila sterline in spese processuali.

La posizione espressa è di proseguire la battaglia per le libertà democratiche.

voci presenti all’incontro e nominativi citati

Nel corso dell’incontro sono stati richiamati i seguenti protagonisti e partecipanti, con ruoli e contributi specifici:

  • Antonio Brandi
  • Jacopo Coghe
  • Francesco Borgonovo
  • Eva Vlaardingerbroek
  • Adina Portaru
  • Paolo Inselvini
  • Lorenzo Montanari
  • Livia Tossici-Bolt
  • Keir Starmer
  • Papa Leone XIV
Categorie: PoliticaCronaca

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