Iran profezia su Hormuz di Di Maio: riaprirà ma non tornerà mai come prima

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Iran profezia su Hormuz di Di Maio: riaprirà ma non tornerà mai come prima

L’attuale scenario lungo lo Stretto di Hormuz continua a essere segnato da un conflitto che condiziona la sicurezza e la libertà di navigazione. Luigi Di Maio, Rappresentante speciale dell’Unione europea per il Golfo Persico, ha collegato il tema delle tensioni nel Golfo Persico alle prospettive per l’intera regione mediorientale, richiamando la necessità di fondare le scelte politiche sul diritto internazionale e sulla risoluzione dei nodi centrali, in particolare quello relativo alla questione palestinese.

luigi di maio e la situazione di conflitto a hormuz

Intervenendo al confronto intitolato “Far crescere il sud nella tempesta globale”, organizzato dall’Osservatorio economico e sociale “Riparte l’Italia” al Circolo Nazionale dell’Unione di Napoli, Luigi Di Maio ha descritto la condizione attuale nello Stretto di Hormuz come una fase ancora conflittuale. Il punto di partenza del suo ragionamento è la convinzione che, anche quando si realizzerà un allentamento delle condizioni operative, l’assetto non tornerà automaticamente identico a quello precedente: la riapertura non riporterebbe “alla Hormuz di prima”.

diritto internazionale e pedaggi illegali per la libertà di navigazione

Nel suo intervento, Di Maio ha fatto riferimento a notizie secondo cui l’Iran starebbe valutando modalità di pagamento legate al transito, con l’intenzione di passare dalla logica dei pedaggi—definiti illegali per la libertà di navigazione—a quella dei servizi. La questione viene presentata come un elemento potenzialmente evitabile a condizione che gli Stati europei ricomincino a credere fermamente nel diritto internazionale, indicato come base per impedire derive che comprometterebbero la navigazione.

equazione di sicurezza nel medio oriente: palestina come nodo decisivo

Il ragionamento di Di Maio sulle guerre e sulle tensioni della regione si concentra anche su Israele e Palestina. È stato sottolineato che la definizione di una equazione di sicurezza valida per tutto il Medio Oriente richiede necessariamente il confronto con il conflitto israelo-palestinese, con un passaggio considerato prioritario: la risoluzione della questione palestinese. L’argomentazione è stata collegata al modo in cui le popolazioni dei Paesi arabi osservano la vicenda, evidenziando che, ai fini della percezione politica, il tema non viene ricondotto principalmente alla questione della democrazia, ma viene interpretato come una questione esistenziale per le dinamiche interne.

nucleare iran-stati uniti e instabilità: tensioni tra iran e israele e crisi nella regione

Di Maio ha poi ampliato lo sguardo oltre la dimensione nucleare. Secondo quanto riportato, il giorno successivo a un eventuale accordo tra Iran e Stati Uniti sul nucleare non eliminerebbe automaticamente i problemi: il Medio Oriente resterebbe instabile non per il nucleare, ma per una combinazione di fattori. Tra questi vengono richiamate le tensioni tra Iran e Israele e le dinamiche innescate da Israele a Gaza, oltre alle tensioni collegate alle azioni iraniane tramite proxy in Yemen, Libano e Iraq. Il quadro complessivo viene quindi descritto come un insieme di cause che continuano a incidere sull’area.

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