Intercettazioni Nordio apre al confronto tecnico con Melillo per rivedere la stretta dopo i
Carlo Nordio avvia una risposta formale che riapre il confronto sulle intercettazioni, dopo l’allarme lanciato dal procuratore nazionale antimafia Gianni Melillo. Il nodo centrale riguarda l’effetto della normativa introdotta nel 2023, che limita l’utilizzo dei nastri come prova nei procedimenti diversi da quelli per cui erano stati autorizzati. La discussione si muove tra esigenze investigative e tutela della privacy, con l’ipotesi di un possibile affinamento della disciplina.
intercettazioni: Nordio apre al confronto tecnico dopo la lettera di Melillo
La vicenda prende avvio dal messaggio inviato da Gianni Melillo lo scorso 20 aprile al Guardasigilli, al ministro dell’Interno e alla presidente della Commissione parlamentare antimafia. Nel testo, Melillo ha segnalato un impatto definito “grave e allarmante” dalla norma approvata dalla maggioranza nel 2023. Secondo il procuratore, la restrizione determina un “obiettivo arretramento della linea di efficacia delle investigazioni” in relazione alla criminalità organizzata e al terrorismo, chiedendo una “riflessione urgente sulle criticità riscontrate”.
La presa di posizione ha diviso politicamente il centrodestra: Fratelli d’Italia e il ministro Piantedosi hanno mostrato attenzione verso il tema, mentre Forza Italia, indicata come promotrice della stretta, ha espresso una chiusura netta rispetto a qualsiasi marcia indietro. Oltre due settimane dalla missiva, Nordio interviene in modo ufficiale, proponendo un percorso orientato al merito.
Secondo quanto riportato, Nordio invita Melillo a un “confronto tecnico funzionale alla definizione di un efficace progetto normativo”, da sottoporre poi alla discussione parlamentare. Prima di avviare il tavolo, il Guardasigilli chiede però elementi misurabili, spostando l’attenzione dai rilievi generali ai dati.
approccio pragmatico e richiesta di dati: quali reati restano esclusi
Nordio indica che un passaggio preliminare sarebbe la disponibilità di dati sulle fattispecie di reato oggi escluse dall’utilizzabilità delle intercettazioni effettuate in procedimenti differenti. L’obiettivo, formulato come parte di un “approccio pragmatico”, sarebbe capire quali reati risultino più significativamente colpiti dalla limitazione probatoria.
La posizione attribuita al ministro implica che l’apertura di un confronto dipenda dalla capacità della Procura nazionale di fornire numeri relativi ai casi in cui gli inquirenti sarebbero stati costretti a rinunciare all’impiego dei nastri in base alla nuova disciplina. Nel testo, questa impostazione è collegata alla ricerca di una “migliore sintesi” tra necessità delle indagini e tutela della privacy.
effetto della norma: Nordio sostiene che l’inutilizzabilità sia più ridotta
Dal lato del ministero, viene sottolineato che il fenomeno dell’inutilizzabilità sarebbe meno esteso rispetto a quanto denunciato da Melillo. Nordio rivendica che, nella scrittura della norma, sarebbe stato previsto uno spazio più ampio per l’accertamento dei delitti di maggiore gravità.
Secondo quanto riportato, la disciplina consentirebbe l’uso delle intercettazioni anche se captate in procedimenti diversi, purché risultino indispensabili per l’accertamento di delitti per cui è obbligatorio l’arresto in flagranza. La soglia indicata riguarda, in generale, i reati puniti con pena minima di almeno cinque anni.
limite alla riforma “spazzacorrotti”: l’estensione dei reati viene annullata
La stessa impostazione viene collegata a un effetto che, secondo la ricostruzione riportata, avrebbe ridimensionato l’impianto della riforma “Spazzacorrotti” dell’ex ministro M5s Alfonso Bonafede. In particolare, l’estensione prevista da quella riforma, che aveva allargato l’utilizzabilità a tutti i reati per cui sono consentite le intercettazioni, risulterebbe annullata dalla norma introdotta nel 2023.
Nella lettera richiamata, Melillo avrebbe elencato sommariamente le categorie di reati escluse. Tra queste, vengono citati i delitti contro la pubblica amministrazione, come corruzione e concussione; i reati in tema di traffico di rifiuti; i delitti di scambio elettorale-mafioso; i reati di intestazione fittizia dei beni e altre utilità provenienti da delitto; l’autoriciclaggio. La lista, così come riportata, include anche reati finanziari, societari e fiscali che avrebbero un valore strategico per l’espansione affaristica delle mafie.
figure al centro della vicenda
La discussione ruota attorno a diversi protagonisti istituzionali e alla loro posizione rispetto all’impatto della normativa sulle intercettazioni:
- Carlo Nordio
- Gianni Melillo
- Matteo Piantedosi
- Chiara Colosimo
- Alfonso Bonafede
