Domiciliari ai detenuti tossicodipendenti con pena fino a otto anni: governo accelera per svuotare le carceri
A luglio 2025 il governo ha avviato un percorso legislativo per alleggerire la pressione nelle carceri: una misura pensata per i detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti, con condanne entro specifici limiti, chiamata a sostituire parte dell’esecuzione della pena con un percorso in ambito esterno. A fine primavera, con un emendamento presentato in commissione Giustizia al Senato, la disciplina ha ricevuto modifiche mirate per accelerare l’iter e ampliare le possibilità operative, puntando anche sulla centralità del recupero. Sullo sfondo restano però i vincoli economici e la distanza numerica rispetto al sovraffollamento.
detenzione domiciliare per tossicodipendenti con condanne fino a otto anni
Il disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri a luglio 2025 stabiliva che, quando deve essere eseguita nei confronti di una persona tossicodipendente o alcoldipendente una condanna non superiore a otto anni (o quattro anni per i reati più gravi), l’interessato possa chiedere in qualsiasi momento di essere ammesso alla detenzione domiciliare. L’ammissione avverrebbe presso una struttura privata basata su un programma terapeutico socio-riabilitativo.
La richiesta deve includere, a pena di inammissibilità, l’indicazione della correlazione tra tossicodipendenza o alcoldipendenza e reato, oltre alla valutazione della condizione attuale, effettiva e verificata. Tale accertamento verrebbe svolto da una commissione centrale istituita presso la Presidenza del Consiglio. Sulla domanda deciderebbe il magistrato di sorveglianza.
come cambia la misura: comunità anche semi-residenziali e luoghi idonei
Dalla presentazione iniziale, il provvedimento ha mantenuto un iter rallentato, rimasto parcheggiato in Commissione Giustizia al Senato. La svolta arriva con un emendamento presentato dal governo tramite il sottosegretario alla Presidenza Alfredo Mantovano, con l’obiettivo dichiarato di rendere più rapido l’approdo delle nuove regole.
La nuova versione amplia i requisiti di accesso: il percorso in comunità, con esclusione dei reati più gravi, potrà essere anche semi-residenziale, cioè articolato solo diurno con pernottamento a casa. Inoltre lo svolgimento potrà avvenire in qualsiasi luogo idoneo, anche non coincidente con una struttura accreditata dal Servizio sanitario nazionale.
Secondo le spiegazioni fornite in commissione, la finalità è ampliare la platea delle strutture disponibili e favorire un percorso di recupero dentro un contesto familiare che possa rendere più agevole l’uscita dalla tossicodipendenza. L’impostazione mira a rendere più flessibile la gestione operativa, mantenendo la cornice terapeutica e socio-riabilitativa.
seconda possibilità e verifiche contro l’uso strumentale
Tra le modifiche introdotte dall’emendamento risulta anche la rimozione del divieto di concedere il beneficio una sola volta. Il sottosegretario ha indicato la presenza di una seconda possibilità qualora il percorso fallisca per ragioni diverse dalla reiterazione del reato, ad esempio collegate al mancato inserimento nella comunità di recupero corretta.
In parallelo vengono previste verifiche molto strette per evitare un uso strumentale degli istituti. È stato richiamato che non sarebbe sufficiente l’autocertificazione dello stato di tossicodipendenza, ma opererebbero pool di esperti con l’obiettivo di contenere il rischio di pratiche improprie.
platea, costi e limiti: sovraffollamento e posti disponibili
Nonostante l’impianto complessivo delinei finalità orientate al recupero, il provvedimento si scontra con i numeri. A fronte di una platea stimata in quasi 15mila detenuti tossico- e alcoldipendenti, il disegno di legge stanzia meno di venti milioni di euro all’anno, risorse ritenute sufficienti per circa cinquecento posti in comunità.
La distanza è rilevante rispetto al quadro carcerario: risultano 64.547 reclusi a fronte di 46.339 posti disponibili, con dati aggiornati al 30 aprile. La disponibilità finanziaria viene collegata a una programmazione che avrebbe dovuto rispettare l’impegno di spesa mantenendosi “stretti”, lasciando comunque la porta aperta a un incremento di posti e risorse nel caso in cui le richieste e le risposte risultino superiori alle aspettative.
obiettivi del governo: recupero dalle dipendenze e piano edilizia penitenziaria
Nel dibattito in commissione, il sottosegretario ha precisato che la riduzione del sovraffollamento non rappresenterebbe l’obiettivo principale dell’intervento. L’orientamento prioritario del governo viene descritto come incentivare il recupero dalle dipendenze, mentre sul tema del sovraffollamento risulterebbe attivo un tavolo permanente a palazzo Chigi. In tale cornice viene richiamato un piano straordinario di edilizia penitenziaria con previsione di oltre diecimila nuovi posti entro la fine del 2027.
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha poi espresso un giudizio di avanzamento su altri provvedimenti legati a forme di detenzione differenziata, indicando l’attesa di buoni risultati in tempi medio-brevi.
prospettive ulteriori: senza fissa dimora e accesso ai domiciliari
Accanto alla misura in discussione al Senato, nei prossimi giorni il ministero dovrebbe varare un ulteriore intervento per consentire ai senza fissa dimora di accedere ai domiciliari, scontando la pena presso enti di accoglienza. Secondo fonti del dicastero, la platea potenziale sarebbe di cinquemila persone.
Nel complesso, la disponibilità di risorse e posti indicati risulta comunque insufficiente rispetto all’ampiezza del bisogno evidenziato dal quadro della popolazione detenuta.
interventi e interlocutori in commissione
Durante la discussione sono emersi riferimenti diretti a posizioni e richieste su tempi, coperture e impatto delle nuove misure.
- Alfredo Mantovano
- Giorgia Meloni
- Ilaria Cucchi
- Ada Lopreiato
- Carlo Nordio
