Diliberto sulla grazia a minetti: avrei detto no a mattarella ecco perché

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Diliberto sulla grazia a minetti:  avrei detto no a mattarella ecco perché

Una grazia al centro di polemiche, tra procedure complesse e conseguenze politiche percepite come delicate. A commentare la decisione relativa a Nicole Minetti è Oliviero Diliberto, ex ministro della Giustizia, giurista e già dirigente del centrosinistra, chiamato a ricostruire passaggi, criticità e ripercussioni della vicenda, estendendo lo sguardo anche al contesto attorno al ministro Carlo Nordio e alle dinamiche del campo politico.

grazia a nicole minetti: dubbi su presupposti e gestione

Diliberto afferma di vedere “molte ombre” nella decisione di concedere la grazia. L’attenzione si concentra, in particolare, su due aspetti: l’adozione del bimbo in Uruguay, definita “quantomeno dubbia”, e la possibilità che Minetti, pur in presenza di una sentenza definitiva di condanna, abbia potuto mantenere il passaporto e muoversi liberamente nel tempo. Secondo l’ex ministro, sarebbe dovuto scattare l’affidamento in prova ai servizi sociali.

Nel merito della scelta, Diliberto dichiara anche come avrebbe impostato la risposta istituzionale. Con riferimento alla richiesta di grazia, sostiene: si sarebbe permesso di suggerire di non concederla, motivando la posizione con il giudizio sui reati attribuiti, in particolare quello di induzione alla prostituzione, definito “odioso”.

come funziona l’iter della grazia secondo oliviero diliberto

Il quadro procedurale delineato da Diliberto descrive un percorso nel quale il ruolo del capo dello Stato resta centrale sul piano dell’atto finale, mentre l’istruttoria viene svolta da altri soggetti. L’ex ministro specifica che la richiesta arriva al capo dello Stato, che fa vagliare la domanda dal ministero della Giustizia. Successivamente il ministero assume informazioni presso la Procura competente.

Dal punto di vista della responsabilità, Diliberto sottolinea che l’atto appartiene politicamente e istituzionalmente al presidente della Repubblica, mentre l’esame istruttorio è gestito da altri. Per l’ex ministro, il procedimento richiede “tre pareri”.

caso minetti e richiesta di verifiche: un “pasticcio”

Secondo Diliberto, nel caso della grazia concessa a Nicole Minetti emerge un “enorme pasticcio”. Il punto, nella ricostruzione dell’ex ministro, riguarda la sequenza degli eventi: l’intervento di Il Fatto Quotidiano con dubbi e indiscrezioni, l’interlocuzione del Sergio Mattarella verso il ministero per chiarire la veridicità delle informazioni, e l’avvio di indagini da parte della Procura generale di Milano.

La lettura di Diliberto insiste sull’aspetto più singolare: a sua conoscenza, sarebbe una circostanza inedita il fatto che il Quirinale firmi una grazia e poi, successivamente, chieda informazioni per verificare la fondatezza dei presupposti su cui si basa la decisione.

precedenti di grazia e il riferimento a adriano carlesi

Diliberto racconta di aver gestito molte pratiche di grazia quando era guardasigilli, precisando però che si trattava di casi relativi a “poveri disgraziati”.

Tra gli esempi citati compare Adriano Carlesi, descritto come un fotografo condannato a quasi 30 anni per ricettazione di assegni, truffa e falso. Il racconto indica che Carlesi, dalla giovanissima età di 11 anni, sarebbe stato rinchiuso nel carcere di Rebibbia e che, successivamente, fu graziato da Carlo Azeglio Ciampi.

il ministro carlo nordio: ruolo, scelte e “situazione imbarazzante”

Il passaggio successivo riguarda la tenuta della posizione di Carlo Nordio nel quadro della gestione della giustizia. Diliberto afferma di non comprendere come possa restare al suo posto, dichiarando comunque di farlo con rispetto. Il nodo principale viene definito imbarazzante, soprattutto dopo il disastro del referendum sulla giustizia.

referendum sulla giustizia e voto “no”: motivazioni attribuite a diliberto

Riguardo al voto di fine marzo, Diliberto sostiene che Nordio abbia assunto un atteggiamento “totalmente sbagliato” e che la sua condotta, nella prospettiva dell’ex ministro, abbia rappresentato una “sagra degli errori”.

Diliberto si definisce garantista e dichiara di aver avuto, da ministro della Giustizia, un ruolo ritenuto chiave nell’approvazione della riforma costituzionale sul giusto processo. Afferma inoltre di non aver avuto preclusioni ideologiche sulla separazione delle carriere dei magistrati. Il passaggio decisivo, nella ricostruzione, riguarda l’impostazione politica attribuita al referendum: l’ex ministro dichiara che Giorgia Meloni, poco prima del voto, avrebbe caricato il referendum di valenze squisitamente politiche, inducendolo a votare “no”.

Per Diliberto, la permanenza di Nordio al ministero risulta difficile da interpretare. Il commento sintetizza il dissenso con un’osservazione sulla necessità di cambiare assetti: “Fai piazza pulita” di determinate figure politiche, mantenendo però Nordio, pur indicando di inserire un altro a via Arenula.

centrosinistra, schlein, conte e scenari politici fino al 2027

Diliberto si sofferma anche sulle possibilità del centrosinistra. Pur non dichiarandosi vicino a Schlein, auspica la sua vittoria, perché ciò indicherebbe, secondo la lettura espressa, un ritorno del centrosinistra alla guida del Paese. La domanda sulla figura di Giuseppe Conte viene trattata riconoscendo al leader del Movimento 5 stelle una capacità operativa marcata: Diliberto parla di un’esecuzione “molto bravo”, favorita dalla fortuna, fino all’arrivo come premier definito “per caso”.

La ricostruzione prosegue con il periodo del coronavirus, descritto come un insieme di emergenze folli. Diliberto attribuisce a Conte la capacità di governare con tutti e contro tutti, prima con la Lega e poi con il Pd, fino a diventare capo dei grillini ed eliminare il fondatore Beppe Grillo. L’ex ministro usa un apprezzamento sintetico: “Chapeau!”.

Nel complesso, Diliberto valuta le probabilità di scenario politico con un limite: non più di 50 su 100.

silvia salis e prospettive: critica alla candidatura e indicazioni di continuità

In merito a Silvia Salis, Diliberto commenta la dichiarazione di disponibilità a correre verso Palazzo Chigi definendola “un’ingenuità patetica”. Nella versione riportata, l’argomentazione è legata alla continuità del ruolo: eletta da meno di un anno, dovrebbe continuare a fare la sindaca di Genova e il proseguimento della funzione viene indicato come preferibile.

solidità del governo meloni: “grana” politica e strategia familiare

Secondo Diliberto, il governo Meloni è “tutto fuorché solido”. Dopo il referendum, l’ex ministro sostiene che non vi siano state scelte ritenute azzeccate e che, oltre alle vicende politiche, intervengano fattori collegati a una grana sentimental-familiare che coinvolgerebbe Matteo Piantedosi. A ciò si aggiunge, nella ricostruzione, la vicenda relativa alla grazia a Minetti e, sullo sfondo, l’attivismo della famiglia Berlusconi.

La finalità attribuita a tale attivismo, nella prospettiva espressa, mira a rimescolare completamente le carte e favorire un nuovo blocco moderato, con l’intenzione di recuperare centralità. Diliberto collega Forza Italia a Mediaset come dato di fatto, richiamando la quantità di investimenti menzionata nella narrazione, e ipotizza una strategia temporale: nel 2027 alle politiche e nel gennaio 2029 per l’elezione del capo dello Stato, con l’obiettivo di contare.

voto e preferenze politiche: scelta variabile e caso delle comunali

Alla domanda su cosa voterebbe, Diliberto risponde con una scelta non vincolata: “Decido di volta in volta”. In occasione delle elezioni comunali, dichiara di aver votato per il sindaco Roberto Gualtieri e aggiunge di aver avuto anche l’eventualità di annullare la scheda.

Alla richiesta di chiarimento, la risposta fornita indica un gesto specifico: disegnandoci sopra falce e martello.

nomi citati nel quadro politico e giudiziario

  • Nicole Minetti
  • Oliviero Diliberto
  • Carlo Nordio
  • Carlo Azeglio Ciampi
  • Sergio Mattarella
  • Adriano Carlesi
  • Andrea Delmastro Delle Vedove
  • Daniela Santanchè
  • Giorgia Meloni
  • Renzi
  • Silvia Salis
  • Giuseppe Conte
  • Roberto Gualtieri
  • Matteo Piantedosi
  • Romano Prodi
  • Silvio Berlusconi
  • Beppe Grillo
  • Beppe Grillo
  • Berlusconi
  • Stefano Lorenzetto
  • Ciro Pellegrino
“La grazia a Minetti un enorme pasticcio. Da ministro avrei suggerito al Quirinale di non darla: uno dei reati commessi dall’ex consigliera è odioso”
Categorie: PoliticaCronaca

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