Cassazione: perché salvini è stato assolto, spiegazione della sentenza
Le motivazioni della sentenza della Suprema corte chiariscono un punto centrale nel procedimento sull’area migranti legata alla vicenda Open Arms: per i giudici non rientrano nella fattispecie contestata gli elementi che avrebbero dovuto integrare sequestro di persona. Il passaggio decisivo riguarda l’accertamento relativo alle richieste di place of safety (Pos), oltre alle modalità con cui si sarebbe cercato di gestire la presenza dei migranti a bordo.
motivazioni della sentenza su salvini e open arms: perché non è sequestro di persona
La Suprema corte ha depositato le ragioni della decisione con cui, il 17 dicembre, è stata resa definitiva l’assoluzione del vicepremier Matteo Salvini. Il quadro processuale riguardava l’accusa di sequestro di persona e quella di rifiuto di atti di ufficio nell’ambito della vicenda Open Arms.
Secondo quanto riportato dai giudici, la condotta contestata consisteva nell’aver, nella qualità di ministro dell’Interno, privato indebitamente della libertà personale 147 migranti. L’impostazione accusatoria si fondava sull’assenza di un’esitazione positiva rispetto alle richieste di Pos inoltrate all’Ufficio di gabinetto, con conseguente permanenza dei migranti a bordo.
La valutazione della Corte di cassazione è netta: la condotta prospettata non può essere ricondotta alla sfera applicativa del sequestro di persona. Nelle motivazioni, i giudici indicano come gli atti contestati non avrebbero determinato un’inibizione riconducibile a tale figura giuridica.
open arms, 147 migranti e richieste di place of safety: il nodo delle pos
All’epoca dei fatti, Salvini era ministro dell’Interno. L’impianto accusatorio ruotava attorno alla mancata autorizzazione, nell’agosto 2019, dello sbarco della ong spagnola rimasta in mare per 19 giorni, con a bordo 147 migranti.
La decisione del tribunale di primo grado aveva portato ad un esito assolutorio: il 20 dicembre 2024 il Tribunale di Palermo aveva assolto Salvini perché il fatto non sussiste. La procura aveva quindi impugnato il provvedimento, portando la questione fino alla Suprema corte.
l’accesso negato e la rotta alternativa: il ragionamento della corte
Le motivazioni descrivono anche la situazione relativa ai porti. In sostanza, secondo i giudici, i migranti hanno subito impedimenti legati all’approdo, ma il punto qualificante riguarda chi avrebbe dovuto far ritenere l’impossibilità di procedere verso altre soluzioni operative.
La Corte evidenzia che ai migranti non sarebbe stato impedito dall’Autorità italiana—e in particolare tramite atti riconducibili a Salvini nella qualità di ministro—di far rotta in altra direzione. La presenza di alternative operative viene richiamata come elemento che, nel complesso, incide sulla configurabilità dell’ipotesi contestata.
porti indicati dalla spagna e gestione della permanenza a bordo
Nelle motivazioni viene riportato un passaggio relativo alla comunicazione del Regno di Spagna, che risultava essere lo Stato di bandiera della nave. La Spagna sarebbe stata contattata immediatamente al momento dei salvataggi e, per lo sbarco, sarebbe stato indicato un porto:
- 18 agosto 2019: indicazione di un porto per sbarcare i migranti
- modifica successiva: indicazione di un porto più vicino rispetto a quello iniziale, Ceuta, con riferimento a una possibile destinazione nei pressi di Palma di Maiorca
La Corte specifica che il porto modificato sarebbe stato individuato anche con l’obiettivo di limitare nel tempo la permanenza a bordo rispetto alla destinazione inizialmente più distante. L’indicazione viene collegata alla richiesta del comandante della nave.
natanti alternativi, guardia costiera italiana e indicazioni sul comandante
Le motivazioni richiamano inoltre la disponibilità di mezzi alternativi. In particolare, vengono menzionati due natanti messi a disposizione per gestire il trasferimento:
- uno immediatamente disponibile della Guardia Costiera italiana su cui trasbordare i migranti, in parte subito
- un mezzo ulteriore per avvicinarsi alle coste spagnole e scortare la Open Arms verso una nave militare spagnola che si sarebbe progressivamente approssimata
I giudici collegano tale soluzione a quanto richiesto dal comandante della nave, ma sottolineano un elemento specifico: il comandante non avrebbe risposto ai ripetuti inviti dell’Autorità italiana a indicare le dotazioni necessarie per attuare quanto programmato.
personaggi coinvolti nel procedimento
- Matteo Salvini
