Caso Emanuela Orlandi: 10 punti chiave della commissione d’inchiesta
La Commissione parlamentare d’inchiesta sulle scomparse di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori ha attraversato anni di audizioni, ricostruzioni e piste differenti. Nel quadro dell’attività della bicamerale, il senatore Andrea De Priamo ha lasciato la Presidenza dopo l’elezione alla guida della Commissione Affari Costituzionali del Senato. Nel rilasciare le dimissioni, De Priamo ha sottolineato la necessità di non ridurre l’indagine a una sola ipotesi, indicando un rischio per la tenuta dell’impianto investigativo. I punti decisivi emersi nel corso dei tre anni raccontano un percorso complesso, scandito da nuove audizioni e da ricostruzioni che hanno ridefinito contorni e responsabilità.
andrea de priamo lascia la presidenza della commissione orlandi-gregori
Con l’avvicendamento ai vertici istituzionali, il senatore Andrea De Priamo ha rinunciato alla Presidenza della Commissione parlamentare di inchiesta. Nel comunicare la decisione, ha richiamato una linea di metodo: inseguire una sola ipotesi viene presentato come un possibile errore grave. Nel perimetro dei lavori della bicamerale, la pluralità di piste emerse nel periodo considerato risulta quindi un elemento strutturale, collegato alle diverse fasi dell’inchiesta.
indagini su emanuelA orlandi e mirella gregori: i momenti chiave della bicamerale
prima inchiesta: ilario martella e il collegamento con il 13 maggio 1981
Nel giugno del 2024 la Commissione ha acquisito la parola dai giudici che avevano guidato la prima inchiesta, archiviata nel 1997, dedicata alle scomparse di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. I soggetti indicati sono Adele Rando e Ilario Martella. Rando è stata giudice istruttore, con audizione resa secretata, mentre Martella ha rivestito il ruolo di giudice titolare delle indagini dal 1985 al 1990.
Secondo Martella, le due scomparse sarebbero collegate tra loro. La ricostruzione del giudice richiama un contesto internazionale: l’assenza delle ragazze viene inquadrata in un’operazione di distrazione di massa collegata alla Stasi, finalizzata a impedire un coinvolgimento più ampio dell’Est in relazione all’attentato al Papa. L’elemento di partenza, nella narrazione, è il 13 maggio del 1981, quando il terrorista turco Ali Agca sparò a Papa Woytjla in Piazza San Pietro.
Nella prospettiva attribuita a Martella, le ragazze sarebbero state sacrificate per una ragione di Stato, uccise con modalità non immediate e mantenute in vita solo fino a quando la loro presenza non rappresentava un pericolo. Il ragionamento si concentra sull’idea che la loro eventuale sopravvivenza avrebbe potuto trasformarle in testimoni fondamentali.
seconda inchiesta: giancarlo capaldo e il prelievo nel complesso di sant’apollinare
Un contributo ulteriore è stato collegato al procuratore Giancarlo Capaldo, titolare della seconda inchiesta su Emanuela Orlandi, archiviata nel 2015. La scomparsa della 15enne risale al 22 giugno 1983, quando venne indicata come assente mentre rientrava a casa dalla Basilica di Sant’Apollinare, sede della scuola di musica frequentata.
Secondo Capaldo, la ragazza potrebbe essere stata prelevata all’interno del complesso. Viene specificato che un prelevamento per strada sarebbe stato pericoloso, mentre l’azione sarebbe potuta avvenire in Sant’Apollinare grazie a una scusa considerata plausibile all’interno dell’ambiente scolastico.
La ricostruzione evocata collega la possibilità del rapimento a Enrico de Pedis, indicato come boss testaccino. L’ipotesi viene formulata facendo riferimento alla presenza di un’eventuale relazione tra Renatino De Pedis e il rettore della basilica, don Pietro Vergari. In questa cornice, la commissione evidenzia anche l’assenza di una certezza univoca sul momento della sparizione, segnalando che le dichiarazioni di ragazze amiche non risultano presentate come sicure quanto alla dinamica della sottrazione, inclusa l’eventualità di un rapimento violento.
scuola di musica e testimonianze: i passaggi legati alle compagne di emanuela
Un ulteriore snodo dei lavori della Commissione è rappresentato dall’audizione, nel giugno 2014, di alcune compagne di Emanuela provenienti dalla scuola di musica “Ludovico da Victoria”. Le audite sono indicate come le ultime persone a vedere Emanuela per l’ultima volta in vita, mentre si muovevano verso la fermata del bus in corso Rinascimento.
Nel racconto riportato, Emanuela avrebbe confidato di aver ricevuto una incredibile offerta di lavoro per conto di una ditta di cosmetici. L’offerta sarebbe arrivata dalla stessa persona che, secondo l’impostazione discussa, potrebbe averla prelevata con un inganno.
laura casagrande: versioni discordanti e inserimento nel registro degli indagati
La Commissione ha concentrato l’attenzione su Laura Casagrande, convocata due volte. Dopo la scomparsa di Emanuela, Casagrande avrebbe interrotto la frequentazione della scuola di musica. Quindici giorni dopo la scomparsa, a casa sua sarebbe giunta una telefonata legata a un presunto rapitore, incaricato di consegnare un ultimatum all’Ansa.
Nel tempo, le dichiarazioni fornite dalla Casagrande alla Squadra Mobile e ai carabinieri non coincidono: risultano descritte versioni differenti sull’uscita di scuola. In una versione sarebbe stata vista alla fermata degli autobus; in un’altra sarebbe stata osservata da lontano mentre si incamminava verso l’autobus. In sede di Commissione, Casagrande avrebbe dichiarato di non averla mai vista.
Le discrepanze riportate vengono considerate tali da aver generato una svolta investigativa: il 19 dicembre 2025 la Procura di Roma avrebbe iscritto Laura Casagrande nel registro degli indagati nell’ambito della terza inchiesta sulla cosiddetta Vatican Girl. L’accusa indicata è false informazioni al pubblico ministero, per aver fornito ricostruzioni contraddittorie sui momenti immediatamente precedenti la scomparsa.
famiglia di emanuelA orlandi e pista “familiare”: mario meneguzzi e la lettera del vaticano
Nel corso dei lavori della bicamerale, la Commissione ha ascoltato spesso i familiari delle due ragazze scomparse, con particolare attenzione alla famiglia di Emanuela Orlandi, anche per la presenza di un parente indicato tra i potenziali coinvolti nella vicenda.
zio mario meneguzzi: pedinamento e chiusura della pista familiare
La figura richiamata è Mario Meneguzzi, indicato come marito della sorella del padre di Emanuela, Ercole Orlandi. L’uomo risulta defunto, mentre a parlare davanti alla Commissione è Pietro, figlio di Meneguzzi.
Il richiamo a “Zio Mario” deriva da una lettera tra l’allora segretario di Stato del Vaticano Agostino Casaroli e il sacerdote a cui Natalina Orlandi (sorella maggiore di Emanuela) avrebbe confidato, nel 1978, avances verbali attribuite allo zio.
A smentire il presunto coinvolgimento sarebbe stato un inquirente: un poliziotto che aveva partecipato alle indagini e che avrebbe dichiarato che Meneguzzi fu pedinato. In questa versione, la pista familiare sarebbe tramontata presto, perché l’uomo si sarebbe rivelato al di sopra di ogni sospetto.
Davanti alla Commissione, Pietro Meneguzzi avrebbe sostenuto che dietro la scomparsa di Emanuela non vi sarebbe una trama internazionale, proponendo una motivazione descritta come più “terrena e grave”. Il cugino di Emanuela, richiamato nei lavori, avrebbe avanzato l’ipotesi di un predatore e di un’azione di adescamento a fini sessuali.
pedofilia e ruolo di marco fassoni accetti: le ipotesi della commissione
La pista legata alla pedofilia viene riportata come la stessa seguita dal vicepresidente della Commissione, Roberto Morassut, che avrebbe indicato un’ipotesi descritta come quella di due femminicidi in relazione alle scomparse di Emanuela e Mirella. Il vicepresidente avrebbe anche richiamato un personaggio da anni associato alla vicenda: Marco Fassoni Accetti.
Nel quadro delle dichiarazioni attribuite a Morassut, Accetti viene definito il “Joker della vicenda”. Dopo più di dieci anni di autodenunce e confessioni, in cui avrebbe dichiarato di aver rapito lui Emanuela e Mirella, anche Accetti sarebbe stato ascoltato dalla Commissione. Un riferimento ulteriore deriva dall’ex procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, il quale, nella sua audizione, avrebbe indicato la possibilità che Accetti potesse essere un serial killer.
Le sette ore di audizione di Accetti, indicate come la più lunga tra quelle svolte nel periodo considerato, risultano secretate su richiesta dello stesso Accetti.
la verità su mirella gregori: femminicidio “a chilometro zero” e indizi nell’ambiente locale
La Commissione Orlandi-Gregori ha dichiarato che le vicende di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori si sarebbero configurate come due casi separati, distanti tra loro.
mirella gregori: scomparsa del 7 maggio 1983 e appuntamento a porta pia
Per Mirella, i commissari sostengono un’ipotesi definita “femminicidio a chilometro zero”. Mirella risulta scomparsa il 7 maggio 1983 a Roma, dopo che un ragazzo chiamato Alessandro le avrebbe citofonato, indirizzandola a un appuntamento in Porta Pia. Porta Pia viene indicata come scenario di un inganno fatale.
Le audizioni vengono descritte come fortemente concentrate sull’ambiente locale, in particolare su un bar di via Nomentana. La gestione di quel bar viene collegata ai genitori dell’amica “del cuore” di Mirella, Sonia De Vito.
sonia e fabio: ultime persone sentite e incongruenze riportate
La figura indicata come ultima persona a vedere Mirella in vita è Sonia, nel pomeriggio della scomparsa. Secondo quanto riportato, la famiglia di Mirella ritiene che Sonia sappia qualcosa in più rispetto a quanto detto agli inquirenti.
Sonia avrebbe ricevuto in passato un avviso di garanzia per reticenza. Quando si sarebbe presentata davanti alla Commissione, avrebbe chiesto la secretazione


