Calci, pugni e a dormire su pavimenti allagati: racconto horror degli attivisti su una nave israeliana

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Calci, pugni e a dormire su pavimenti allagati: racconto horror degli attivisti su una nave israeliana
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Privati di cibo e acqua, costretti a dormire su superfici deliberatamente e continuamente allagate, e sottoposti a violenze fisiche: il racconto relativo alla Global Sumud Flotilla descrive un episodio di maltrattamenti avvenuti a bordo di una nave della Marina israeliana nelle acque territoriali greche. Le testimonianze degli attivisti vengono affiancate dalla presenza di immagini delle ferite, con una definizione netta: “quaranta ore di crudeltà premeditata”.

global sumud flotilla: maltrattamenti e condizioni di detenzione raccontate dagli attivisti

Secondo quanto riferito dagli attivisti, la sequenza dei fatti include l’essere rimasti senza accesso a cibo e acqua durante la permanenza a bordo. A tali condizioni si aggiunge l’indicazione che il sonno sarebbe avvenuto su pavimenti allagati in modo continuativo. Il resoconto descrive anche aggressioni con calci e pugni, oltre a percosse che coinvolgono gli atti di forza.

violenza fisica descritta: mani legate e ferite riportate

La dinamica del maltrattamento viene indicata come particolarmente grave anche per dettagli operativi. Gli attivisti riferiscono di essere stati colpiti mentre le mani sarebbero state legate dietro la schiena. Nel quadro delle conseguenze, le testimonianze citano fratture al naso, costole incrinate e percosse sanguinose. Un video associato al racconto verrebbe utilizzato per documentare le ferite.

sparatoria e reazione al trasferimento di due attivisti

Nel caos descritto, gli attivisti aggiungono che sarebbero stati esplosi colpi di arma da fuoco con l’obiettivo di intimorire. La violenza, secondo la ricostruzione fornita, avrebbe preso slancio quando l’equipaggio della Flotilla avrebbe reagito a un cambiamento nella procedura di sbarco: due componenti, indicati come Saif Abukeshek e Thiago Ávila, non sarebbero stati sbarcati insieme agli altri a Creta, ma sarebbero stati trattenuti e portati in Israele per essere interrogati.

equipaggio della flotilla: resistenza pacifica e risposta definita come violenza pura

Gli attivisti sostengono che la reazione del gruppo sia stata una resistenza pacifica. A questa descrizione contrappongono una risposta indicata come pura violenza, articolata in percosse e trascinamento sul ponte, descritto con le mani legate. Le conseguenze fisiche riportate vengono presentate come elementi centrali del racconto, accompagnati dal materiale visivo che mostra le ferite.

note e sviluppi successivi: “l’incubo non è finito”

La Flotilla, nella nota pubblicata online, afferma che la situazione non sarebbe terminata dopo l’episodio iniziale. Secondo quanto riportato, la polizia greca starebbe tenendo in trappola l’equipaggio “malconcio” sugli autobus, negando la libertà di andarsene. Nello stesso quadro, viene indicato che Saif Abukeshek e Thiago Ávila sarebbero stati rapiti e riportati nella Palestina occupata.

sciopero della fame e rivendicazione di attacco contro civili

Per tutti questi motivi, viene riferito che sessanta attivisti avrebbero avviato uno sciopero della fame. La posizione della Flotilla qualifica l’episodio come un attacco brutale contro civili innocenti e dichiara l’intenzione di non restare indifferenti.

saif abukeshek e thiago ávila: protagonisti delle misure di trattenimento e delle conseguenze indicate

Nel racconto vengono messi in evidenza i due attivisti citati come destinatari di misure di trattenimento e trasferimento. In particolare, sarebbero stati separati dal gruppo, portati in Israele per l’interrogatorio e, successivamente, indicati come riportati nella Palestina occupata.

Persone menzionate:

  • Saif Abukeshek
  • Thiago Ávila
“Calci, pugni, a dormire su pavimenti allagati: 40 ore di crudeltà”: il racconto horror degli attivisti della Flotilla sulla nave israeliana. 60 in sciopero della fame
Categorie: PoliticaCronaca

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