Biennale errore nostro escludere russia e israele premi non è censura

• Pubblicato il • 5 min
Biennale errore nostro escludere russia e israele  premi non è censura

Un passaggio di correzione chiarisce il senso di una decisione complessa legata ai premi della Biennale di Venezia. L’obiettivo è rimettere ordine nel modo in cui è stata descritta la questione, distinguendo livelli diversi di responsabilità e implicazioni politiche che emergono quando Stati e istituzioni culturali si intrecciano.

correzione su “censura” alla biennale di venezia: chiarimenti sui criteri

La revisione riguarda la definizione usata in precedenza, quando la scelta della giuria di escludere Russia e Israele dai premi era stata etichettata come “censura”. La spiegazione fornita oggi è che la questione sia stata inquadrata in termini troppo semplici, trasformandola in una contrapposizione diretta tra libertà dell’arte e censura politica. In realtà, viene ribadito che la Biennale non opera secondo un modello neutrale e universale, né come “zona franca” né come spazio di mediazione privo di conflitti.

Il punto centrale sta nel fatto che la Biennale è descritta come un dispositivo strutturale di rappresentazione internazionale degli Stati. In tale cornice, la cultura funziona anche come linguaggio di legittimazione simbolica e la selezione degli artisti risulta collegata a strutture statali o para-statali.

distinzione tra piani diversi: arte individuale, rappresentazione statale e premi

Con l’accusa di “censura” vengono indicati come confusi tre elementi che, nella prospettiva presentata, dovrebbero restare separati:

  • produzione artistica individuale
  • rappresentazione statale
  • attribuzione di riconoscimento simbolico internazionale (premi e visibilità)

La spiegazione sostiene che i premi e la visibilità non producono solo effetti culturali, ma anche legittimazione politica, oltre che culturale. Nel caso discusso, la decisione riguarda il riconoscimento istituzionale rivolto a Stati coinvolti in procedimenti internazionali, e collegare tale scelta alla “censura” viene presentato come un modo di svuotare il concetto della sua capacità analitica.

È inoltre sottolineato che l’idea di un’arte separata dai rapporti di potere non descrive il funzionamento reale delle istituzioni culturali internazionali: le esposizioni internazionali vengono indicate come strumenti di diplomazia culturale e come forme di soft power utili alla costruzione della reputazione globale.

partecipazione statale alla biennale: perché il significato pubblico diventa inevitabilmente politico

Viene respinta l’argomentazione secondo cui gli artisti della Biennale non coincidano con lo Stato e, quindi, non sarebbe corretto parlare di “censura”. La selezione, secondo la ricostruzione proposta, avviene entro cornici statali: nei padiglioni di Russia e Israele non sarebbero presenti artisti dissidenti. La rappresentazione finale verrebbe quindi attribuita allo Stato, rendendo il significato pubblico delle opere inevitabilmente politicizzato.

A sostegno di tale impostazione viene richiamato anche il commento del ministro Giuli, sintetizzato nella formula secondo cui la politica estera spetta al governo e al Parlamento. La presenza di uno Stato alla Biennale viene interpretata come una forma di riconoscimento della sua normalità politica, con una sospensione del giudizio sulle azioni internazionali.

inclusione o esclusione non è neutra: decisioni, deleghe e strutture statali

La scelta di includere o escludere uno Stato, o di includerli tutti senza differenziazioni, viene indicata come non neutra. Lo stesso vale per la selezione degli artisti, perché collegata alla cornice di rappresentanza e alle sue interdipendenze con apparati istituzionali.

Nella ricostruzione fornita vengono citati elementi specifici relativi ai padiglioni:

  • Anastasia Karneeva, indicata come commissario del padiglione russo
  • il suo legame familiare con il vicedirettore generale di Rostec
  • la gestione del padiglione tramite Smart Art con collegamenti familiari a Ekaterina Vinokurova
  • la selezione degli artisti russi attribuita all’Fsb
  • il finanziamento del padiglione di Israele assegnato al ministero della Cultura israeliano
  • il riferimento all’artista israeliano Belu-Simion Fainaru e alla sua dichiarazione contro i boicottaggi culturali, presentata come posizione ufficiale dello Stato di Israele

Questi elementi vengono utilizzati per mostrare come la partecipazione non sia solo culturale, ma si inserisca in un sistema di organizzazione e legittimazione istituzionale.

quando l’esclusione non è censura: carattere politico della cultura e procedure internazionali

Se uno Stato risulta sotto processo per violazione del diritto internazionale, come nel caso attribuito alla Russia, oppure per genocidio, come nel caso attribuito a Israele, l’esclusione da rassegne internazionali o la mancata attribuzione di un premio viene presentata come non assimilabile a censura. L’argomentazione proposta è che tali scelte corrispondano a consapevolezza del carattere politico della cultura quando interagisce con istituzioni e riconoscimenti internazionali.

boicottaggi, propaganda e criteri: la controversia sulla legittimità della partecipazione

La correzione include anche una critica a un atteggiamento descritto come indistinto. Viene riportato che il blocco di Paolo Nori che parla di Dostoevskij sarebbe da considerare “non credibile” come analogia rispetto a boicottaggi relativi a propagandisti di regime. Nella ricostruzione vengono citati come esempi Gergiev e Gal Gadot e viene affermato che la propaganda non configurerebbe un ponte fra culture.

La controversia, secondo la prospettiva espressa, non riguarderebbe la libertà artistica in senso astratto, bensì la legittimità della partecipazione di Russia e Israele alla Biennale e i criteri con cui la Biennale esercita la propria autonomia.

doppio standard e precedenti: sudafrica e apartheid come esempio storico

Viene richiamato anche un elemento di coerenza politica: il fatto che governo italiano e Unione Europea avrebbero lamentato soltanto il padiglione russo e non quello israeliano viene presentato come un’indicazione di doppio standard. Da ciò non deriverebbe, nella ricostruzione, la necessità di includere chiunque.

In chiusura viene ricordato che dal 1970 al 1992 il Sudafrica dell’apartheid sarebbe stato escluso dalla Biennale “giustamente”, a conferma che le decisioni di esclusione possono essere legate a criteri legittimati da contesto e responsabilità internazionali.

scuse per la confusione: chiarimento dopo gli errori

La correzione si conclude con un riconoscimento dell’errore: confusione e imprecisioni deriverebbero dai nostri errori, con scuse per l’interpretazione precedente.

Personaggi menzionati:

  • Paolo Nori
  • Anastasia Karneeva
  • Ekaterina Vinokurova
  • Sergej Lavrov
  • Belu-Simion Fainaru
  • Gergiev
  • Gal Gadot
  • Giulio (citazione attribuita al ministro Giuli)
  • Buttafuoco
  • Cacciari
  • Zaia
Errore nostro! Escludere Russia e Israele dai premi della Biennale non è censura
Categorie: PoliticaCronaca

Per te