Trump affronta la scadenza del 1 maggio per proseguire la guerra in Iran

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Trump affronta la scadenza del 1 maggio per proseguire la guerra in Iran

La tregua temporanea annunciata nei confronti dell’Iran non ha fissato un vero orizzonte temporale, e la Casa Bianca ha chiarito che i tempi del cessate il fuoco saranno stabiliti da Donald Trump. Intanto, però, sul presidente si profila una scadenza legata alle regole che disciplinano l’uso dei poteri di guerra: il 1° maggio segna infatti la fine del periodo di 60 giorni concesso a un presidente per condurre un conflitto senza l’autorizzazione del Congresso.

scadenza 1° maggio e war powers resolution: cosa può cambiare

L’attacco all’Iran è iniziato il 28 febbraio, mentre il presidente ha notificato ufficialmente al Congresso il 2 marzo l’avvio della propria iniziativa invocando l’autorità di comandante in capo. L’indicazione riportata riguarda l’obiettivo di proteggere le basi americane in Medio Oriente e di “far avanzare interessi nazionali vitali per gli Stati Uniti”.

La legge richiamata, nota come War Powers Resolution, è stata approvata dopo la guerra in Vietnam nel 1973 con l’intento di limitare il potere dei presidenti di condurre guerre senza il via libera del Congresso. Negli otto settimane di conflitto, i democratici hanno presentato per cinque volte mozioni per attivare la War Powers Resolution.

60 giorni e sostegno repubblicano: segnali di incertezza

In tutte le occasioni, i repubblicani hanno difeso il presidente. Con l’avvicinarsi della finestra dei 60 giorni, però, alcuni esponenti stanno segnalando che l’appoggio potrebbe ridursi. Il senatore John Curtis, eletto nello Utah, ha dichiarato che non sosterrà l’azione militare oltre la soglia dei 60 giorni senza un’approvazione del Congresso.

Anche dal fronte della Camera emergono indicazioni di possibile cambiamento. Il presidente della commissione Esteri, Brian Mast, dopo il voto con cui la Camera ha bloccato un’ennesima mozione sui poteri di guerra, ha avvertito che l’esito potrebbe essere diverso dopo i 60 giorni, lasciando intendere che il conflitto possa proseguire oltre il 1° maggio.

cosa prevede la legge dopo i 60 giorni: tre strade principali

Una volta superata la scadenza dei 60 giorni, il quadro delineato prevede praticamente tre possibili scelte per il presidente: richiedere l’autorizzazione del Congresso per continuare, ridurre il coinvolgimento bellico degli Stati Uniti oppure concedersi un’estensione.

estensione di 30 giorni: condizioni e limiti

La legge consente una sola estensione di 30 giorni, a condizione che il presidente certifichi per iscritto che tale fase è necessaria per garantire la sicurezza delle truppe americane. La certificazione non comporta però l’assicurazione di un’autorità estesa per continuare una campagna offensiva.

autorizzazione del Congresso: nodo politico e storico

Rimane anche la strada di chiedere al Congresso un’autorizzazione formale all’uso della forza. Finora, i repubblicani risultano uniti nel bloccare i tentativi dei democratici di fermare la guerra, ma non è chiaro se manterrebbero la stessa coesione davanti a un voto effettivo per autorizzare un conflitto che, nel periodo indicato, ha già prodotto conseguenze economiche negative, tra cui il prezzo della benzina in forte crescita.

L’ultima volta in cui il Congresso ha votato l’uso della forza militare risale al 2002, quando autorizzò la guerra in Iraq.

opzione di ignorare la scadenza: l’ipotesi dell’incostituzionalità

Oltre alle strade sopra indicate, esiste la possibilità che il presidente ignori la scadenza dei 60 giorni e prosegua nell’azione militare. L’idea ricalcherebbe l’impostazione già adottata da precedenti presidenti di entrambi i partiti, basata sull’affermazione secondo cui la Costituzione garantirebbe al commander in chief un’ampia autorità e che la legge sui poteri di guerra sarebbe incostituzionale.

Tra gli esempi richiamati compare quello di Barack Obama. Nel 2011 l’intervento in Libia venne proseguito anche dopo la scadenza dei 60 giorni, sostenendo che la legge non si applicasse perché “le operazioni Usa non coinvolgono combattimenti sostenuti o scambi di fuoco attivi con forze ostili” e perché “non coinvolgono truppe di terra”.

rischi politici e di consenso: la variabile repubblicana

La prosecuzione dell’azione militare senza un’autorizzazione formale viene descritta come una scelta potenzialmente in grado di creare problemi politici e elettorali per la coalizione repubblicana. La questione si collega anche al clima maturato nelle otto settimane di conflitto e al contesto politico legato alle prossime scadenze di voto.

figure politiche citate

Nel quadro delineato compaiono le seguenti personalità:

  • Donald Trump
  • John Curtis
  • Brian Mast
  • Barack Obama
Trump affronta l’ultimatum del Congresso: il bivio del 1° maggio per proseguire la guerra in Iran
Categorie: PoliticaCronaca

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